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10th International Symposium on Myelodysplastic Syndromes
Patrasso (Grecia), 6-9 maggio 2009

9 maggio

MDS “LOW RISK”
Trattamento delle sindromi mielodisplastiche a basso rischio: uno studio italiano

 

Patrasso (Grecia), 9 maggio 2009 – Gli studi CALBG 9221 (1) e AZA-001 (2) hanno dimostrato come l’azacitidina sia in grado di modificare la storia naturale delle sindromi mielodisplastiche (MDS) ad alto rischio, inducendo una risposta e incrementando la sopravvivenza complessiva rispetto agli schemi di trattamento convenzionali. La scarsità di dati relativi all’efficacia e alla sicurezza del farmaco nei soggetti che presentano MDS a basso rischio ha spinto un gruppo collaborativo multicentrico italiano (Italian Cooperative Study Group on Azacitidine in Myelodysplastic Syndromes), ad effettuare un’analisi su 74 soggetti con uno score IPSS a rischio basso o intermedio-1, seguiti presso 22 centri su tutto il territorio nazionale tra il giugno 2005 e il settembre 2007 (mediana di follow-up: un mese; range: da 4 a 30 mesi) (P. Musto, L. Maurillo, A. Spagnoli, A. D'Arco, B. Pollio, A. Candoni, A. Aloe Spiriti, M. Lunghi, C. Fili, E. Orciuolo, A. Venditti, F. Morabito, P. Mazza, D. Pastore, V. Santini).

La mediana d’età di questi pazienti era di 70 anni, e la maggior parte di essi (83,%) risultava dipendente da trasfusioni periodiche. Nel 73,0% dei casi, era stata effettuata almeno una linea di terapia, comprendendo il trattamento con eritropoietina (53% dei pazienti). I pazienti sono stati trattati con azacitidina sc, a un dosaggio di 75 mg/mq/die (60,8%) o alla dose fissa di 100 mg/die (39,2%) per cicli di 5, 7 o 10 giorni al mese (rispettivamente: 39,2%, 58,1% e 2,7%), a discrezione del clinico. La mediana del numero di cicli effettuati dai pazienti è stato di 7 (range: 1-30), con una mediana di dose complessiva per ciclo di 700 mg (range: da 425 a 1105 mg).

Utilizzando i criteri di risposta IWG 2006 (RC: remissione completa; RP: remissione parziale; HI, hematologic improvement: miglioramento ematologico; SD: stabilità di malattia; PD: progressione di malattia), gli autori hanno documentato un tasso di risposta complessiva (ORR, overall response rate) del 45,9%, comprendente 10,8% di RC, 9,5% di RP, 20,3% di HI e 5,4% di RC a livello midollare. Tra i 64 pazienti che sono stati trattati con almeno 4 cicli di terapia con azacitidina, l’ORR è risultato del 51,6%. Il 77% delle risposte si è manifestato entro i primi 6 cicli, e la mediana della durata di risposta è stata di 6 mesi (range, da 1 a 30). Tre pazienti ancora in terapia hanno presentato una recidiva di malattia dopo 4-12 cicli di trattamento, mentre altri 10 soggetti sono recidivati dopo aver concluso un trattamento di 6-9 cicli. Secondo quanto riportato dai ricercatori (primo autore: dott. Pellegrino Musto; Rionero in Vulture, Italia), “la proiezione di sopravvivenza complessiva a 30 mesi, al termine del follow-up, era del 70,8%”, con una probabilità di sopravvivenza significativamente maggiore tra i “responder” al trattamento rispetto ai “non responder” (93,9 vs. 53,8%; p<0,0014). I tassi relativi alla risposta e alla sopravvivenza non sono stati influenzati dall’età, dalla dipendenza dalle trasfusioni, dalla dose di azacitidina impiegata o dalle terapie pregresse. Alla valutazione del 15 dicembre 2008, risultavano deceduti il 28,4% dei pazienti (4 per evoluzione in senso leucemico), mentre il 43,2% stava ancora effettuando il trattamento con azacitidina, e il 28,4% era passato a trattamenti alternativi.

Le reazioni avverse di grado 3 o 4 più comuni sono state mielosoppressione (21,6%) e infezioni (6,8%), ma nessun decesso è risultato attribuibile alla terapia con azacitidina. Gli autori ipotizzano pertanto il ricorso a tale trattamento anche per i pazienti con MDS a basso rischio, comprendendo i soggetti anziani e quelli dipendenti dalle trasfusioni refrattari (o inadatti) al trattamento con fattori di crescita (per i quali non sono disponibili particolari opzioni terapeutiche, se non i trattamenti di supporto). Studi ulteriori dovranno valutare la durata ideale del trattamento e le possibili implicazioni in termini di sopravvivenza.

Riferimenti bibliografici:
1) J Clin Oncol 2002; 20:2429
2) Lancet Oncol 2009;10(3):223-232
3) Leukemia Research 2009;33(S1):S127

 
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