SOGGETTI ANZIANI
Efficacia e tollerabilità della terapia con azacitidina
nei soggetti anziani e affetti da comorbilità
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Patrasso (Grecia), 9 maggio 2009 – Le sindromi mielodisplastiche (MDS) sono un gruppo di disordini primitivi del midollo osseo che interessano tipicamente, ma non esclusivamente, soggetti anziani; l’età d’insorgenza di questa condizione rappresenta, di per sé, un fattore prognostico sfavorevole. Spesso, questa categoria di soggetti riceve unicamente la migliore terapia di supporto (BSC, best supportive care), ma i dati dello studio AZA-001 hanno documentato come la somministrazione di azacitidina possa migliorare sensibilmente la prognosi anche dei soggetti d’età >75 anni (1). La Prof.ssa Valeria Santini (Firenze, Italia) e coll. (2) hanno presentato, in una comunicazione esposta durante il Simposio di Patrasso, i dati di una valutazione effettuata presso un unico centro (l’Università di Firenze), volta a valutare se i soggetti anziani mostrassero una propensione inferiore a rispondere alla terapia con azacitidina, o una maggiore incidenza di effetti collaterali correlati a tale trattamento.
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V. Santini,
Italia |
Gli autori hanno analizzato 36 soggetti d’età avanzata (età media: 70,4 anni; range: 60-82); il 33% di essi aveva un’età >/=75 anni, e il 41% >/=80 anni. Nell’ambito di questa popolazione, 13 pazienti presentavano uno score IPSS intermedio-1, e 23 uno score intermedio-2. Questi soggetti sono stati trattati con 75mg/mq/die di azacitidina per cicli di 7 giorni su 28. Il numero medio di cicli effettuati dai pazienti è stato di 11 (range: 2-42). Il tasso complessivo di risposta, sulla base dei criteri IWG 2006, è stato del 44%, con l’ottenimento della stabilizzazione di malattia nel 36,6% dei casi. L’analisi mediante test di Fisher ha dimostrato come il tipo di risposta IWG (RC: risposta completa; RP: risposta parziale; HI [hematologic improvement]: miglioramento ematologico; SD: stabilità di malattia; PD: progressione di malattia) non correlasse con l’età dei soggetti; parimenti, non è stata osservata alcuna associazione tra indice delle comorbilità di Charlson ed età o risposta ematologica.
La terapia con azacitidina, in questa popolazione, è stata discretamente tollerata, con un’incidenza di reazioni avverse, ematologiche e non, prevalentemente di tipo lieve (grado 1: 77,8%; grado 2: 22,2%; grado 3: 61,5%; grado 4: 38,5%), distribuiti in maniera uniforme nella popolazione analizzata, indipendentemente dall’età dei soggetti.
“La mediana della sopravvivenza complessiva dei soggetti della nostra coorte – concludono gli autori – è risultata paragonabile a quella ottenuta nello studio AZA-001 (20,5 vs. 24,6 mesi), senza differenze significative tra i soggetti con un’età <75 o >/=75 anni (p>0,7)”. Nelle conclusioni, la dott.ssa Santini e coll. hanno ribadito la sicurezza e l’efficacia della terapia con azacitidina nei soggetti anziani e affetti da comorbilità.
Riferimenti bibliografici:
1) Lancet Oncol 2009;10(3):223-232
2) Leukemia Research 2009;33(S1):S127-128
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