RICERCA CLINICA E DI LABORATORIO
Efficacia della lenalidomide nelle MDS: espressione genica e qualità della vita

E.N. Oliva,
Italia |
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Patrasso (Grecia), 8 maggio 2009 – La Dott.ssa Esther N. Oliva (Reggio Calabria, Italia) e coll. hanno presentato, al 10° Simposio Internazionale sulle Sindromi Mielodisplastiche di Patrasso, due interessanti comunicazioni che documentano l’efficacia della lenalidomide nel trattamento dei soggetti affetti da sindromi mielodisplastiche (MDS) con delezione 5q [del(5q)] come anomalia singola o associata ad altre anomalie cromosomiche. Tale delezione rappresenta l’anomalia genetica di più frequente riscontro nelle cellule midollari dei soggetti affetti da MDS, e si ritiene che la regione CDR (commonly deleted region) del cromosoma 5 ospiti i geni coinvolti nella genesi stessa delle MDS.
Nella prima analisi (1), relativa ai dati preliminari di uno studio prospettico più vasto, tuttora in corso, sono stati presentati i risultati relativi alla qualità della vita (QoL) fisica e sociale di 13 soggetti affetti da MDS del(5q), con un rischio prognostico basso o intermedio-1 secondo il sistema IPSS, e con un grado di anemia da moderato a severo (emoglobina [Hb]<10 g/dl). I pazienti sono stati trattati con 10mg/die di lenalidomide per os (ridotti successivamente a 5 mg/die nella maggior parte dei casi a seguito, soprattutto, della comparsa di neutropenia e trombocitopenia). A distanza di 8 settimane dall’inizio della terapia, gli autori hanno osservato un miglioramento statisticamente significativo per la QoL fisica (score da 34 a 55, secondo il questionario QOL-E v.2; p=0,01) e ai limiti della significatività per quella sociale (score da 17 a 46; p=0,9) (Figura 1). Dei 10 pazienti che avevano trasfuso, prima dell’arruolamento, 5 non hanno necessitato di trasfusioni ulteriori durante il periodo di follow-up; inoltre, per 6 soggetti è stata osservata una risposta eritroide (in termini di aumento dei livelli di Hb). Proprio questi due effetti potrebbero aver contribuito a migliorare la QoL dei pazienti, anche se il dato dovrà essere confermato su casistiche più numerose.
Nella seconda comunicazione (2) è stato analizzato il pattern di espressione genica, prima e durante trattamento con lenalidomide, in 11 pazienti con caratteristiche analoghe a quelle dello studio precedente. Nell’ambito del vasto spettro di geni scelti per la valutazione degli effetti del farmaco (n=47; Tabella 1), tutti mappanti sul cromosoma 5 o comunque potenzialmente implicati nell’emopoiesi o nell’apoptosi delle cellule midollari, gli autori hanno evidenziato una risposta significativa per il gene RPS14 (codificante per una proteina ribosomiale), sottoespresso in quasi tutti i pazienti con MDS, ma sensibilmente aumentato a distanza di 12 settimane dall’inizio del trattamento. Contemporaneamente, si è osservata una variazione opposta in termini di espressione (ma identica, se considerata ai fini degli effetti del farmaco sulla malattia) del gene per il recettore dell’interleuchina 7 (IL7R) e di quello per TINAGL1 (tubulointerstitial nephritis antigen-like 1), entrambi coinvolti nei processi oncogenetici per i loro effetti sulla via dell’apoptosi (Figura 2). Come ha affermato la Dott.ssa Oliva, “i risultati dello studio dovranno essere confermati su un numero più vasto di soggetti”, ma potrebbero “indurre a includere nuovi geni nel pannello da valutare negli studi futuri, allo scopo di comprendere meglio gli effetti dei trattamenti”.
Di seguito, l’intervista alla Dott.ssa Oliva durante lo svolgimento del Simposio, a Patrasso
Riferimenti bibliografici:
1) Leukemia Research 2009;33(S1):S123
2) Leukemia Research 2009;33(S1):S124
Intervista con la Dottoressa Esther N. Oliva
Qualità della vita e pattern di espressione genica: dati preliminari, ma significativi
Dottoressa Oliva, nel vostro studio su MDS e QoL come si spiegano il miglioramento della funzione fisica e del benessere sociale?
E’ noto che l’aumento dei livelli di Hb si associa ad un miglioramento della qualità di vita fisica. A ciò si può associare un miglioramento della vita sociale. Inoltre, la riduzione della trasfusione-dipendenza rende più “libero” il paziente anche in termini sociali. Cosa tutt’altro che trascurabile, anche in termini clinici.
La riduzione precoce del dosaggio della lenalidomide a 5 mg/die giustificherebbe un dosaggio iniziale di 5 mg/dì nel paziente affetto da MDS con del5q?
Sebbene vi siano evidenze scientifiche che un dosaggio ridotto possa mantenere la risposta, a tutt’oggi non vi sono dati in letteratura di efficacia in termini di induzione della risposta ad un dosaggio iniziale di 5 mg/dì.
I dati del vostro studio su pattern di espressione genica confermano che RPS14 è sottoespresso nelle MDS con del5q. Come viene spiegato l’aumento significativo dell’espressione del gene RPS14 durante il trattamento con lenalidomide?
Il trattamento con lenalidomide è associato ad una soppressione del clone con del5q, sede del gene RPS14. Durante il trattamento con lenalidomide, l’RPS14 (aploinsufficiente) viene sovraespresso, sottolineando l’importanza del gene che è candidato nella patogenesi della malattia con del5q. Sebbene si tratti di dati preliminari, il risultato osservato per la prima volta è molto significativo.
Come si spiega la soppressione dell’espressione di IL7R e TINAGL1?
Entrambi i geni sono imputati nella cancerogenesi e nell’apoptosi. Sono in corso studi più approfonditi sull’espressione genica della via dell’IFN gamma (in cui si colloca IL7R) per confermare la disregolazione genica. |
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