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10th International Symposium on Myelodysplastic Syndromes
Patrasso (Grecia), 6-9 maggio 2009

7 maggio

DELEZIONE 5q
Valutazione prognostica dei pazienti con delezione di 5q in un’analisi multicentrica internazionale

 

Patrasso (Grecia), 7 maggio 2009 – Nel 2001, la WHO aveva introdotto nella classificazione delle sindromi mielodisplastiche (MDS) la categoria dei soggetti che presentano la delezione del cromosoma 5q [del(5q)], legata a caratteristiche citogenetiche, citologiche, ematologiche, cliniche, prognostiche e terapeutiche peculiari; rispetto agli altri soggetti affetti da MDS, la sopravvivenza dei pazienti che presentano questa mutazione – così come di quelli che presentano una citopenia refrattaria con displasia unilineare (RCUD, refractory cytopenia with unilineage dysplasia) o un’anemia refrattaria con sideroblasti ad anello – è favorevole, ma nell’ambito di questa categoria non è ancora stata effettuata una validazione appropriata dei fattori prognostici. Una certa quota di questi soggetti è infatti destinata a sviluppare comunque una leucemia mieloide acuta (LMA), o una forma più avanzata di MDS, ma i dati in proposito sono limitati, e non sono stati analizzati in maniera approfondita.



U. Germing,
Germania

Si è basata su questi presupposti l’analisi compiuta dal Dott. Ulrich Germing (Düsseldorf, Germania) e coll., presentata nell’ambito del 10° Simposio sulle Sindromi Mielodisplastiche a nome dell’International Cooperative Group on Prognosis (un consorzio comprendente specialisti che operano in Germania, Grecia, Rep. Ceca, Austria, Australia, USA  e Svizzera). Gli autori di questa valutazione multicentrica internazionale hanno utilizzato “i registri di diversi centri, includendo tutti i soggetti affetti da MDS con del(5q) caratterizzati da un rischio prognostico basso o intermedio-1 secondo la classificazione dell’IPSS”. Erano disponibili (e documentati in maniera standardizzata), hanno detto i ricercatori, i “dati relativi alla conta cellulare, alla dipendenza trasfusionale, al cariotipo, alla classe WPSS e IPSS e alla progressione di tutti i soggetti”, seguiti dal momento della diagnosi iniziale quasi esclusivamente (97%) presso centri d’eccellenza per la gestione delle MDS.

Tutti i soggetti dello studio erano stati trattati unicamente secondo la migliore terapia di supporto (BSC, better supportive care), senza ricevere lenalidomide (un farmaco di recente introduzione, particolarmente efficace in queste forme), valutando il tasso di progressione verso la LMA (definita dalla presenza di una quota >20% di blasti nel midollo e/o nel sangue periferico). Lo studio ha identificato un totale di 241 soggetti (mediana d’età 67 anni; range: 28-91 anni; F=72%), con una mediana di durata del follow-up di 3 anni; tra questi, 154 provenivano dal registro del gruppo di lavoro tedesco-austriaco-svizzero, 42 dal registro di Patrasso, 28 da quello di Praga e 17 da un database statunitense-australiano.

Il 68% dei soggetti di questa popolazione presentava una MDS del(5q) (secondo la classificazione WHO 2008), e il 9% una RAEB I. Al momento dell’analisi era vivo il 48% dei pazienti, mentre la mediana della sopravvivenza è risultata di 58 mesi. “Non è stata osservata alcuna differenza sostanziale tra i pazienti dei diversi registri”, hanno ricordato gli autori; quelli caratterizzati da un basso rischio secondo la classificazione IPSS hanno mostrato una mediana di sopravvivenza di 67 mesi, mentre per quelli con un rischio intermedio-1 la mediana è stata di 39 mesi. I pazienti che presentavano, come unica aberrazione cromosomiale, la deplezione 5q hanno mostrato un outcome migliore, rispetto ai soggetti con aberrazioni aggiuntive (63 vs. 37 mesi).

La mediana della sopravvivenza è risultata significativamente inferiore tra i soggetti che risultavano dipendenti dalle trasfusioni al momento della diagnosi (44%), rispetto a quelli mai trasfusi: 32 vs. 78 mesi (p=0,00005), e tra quelli con una conta dei blasti midollari >5% rispetto ai pazienti con una conta normale (31 vs. 62 mesi; p=0,02). I parametri più rilevanti per la sopravvivenza sono risultati la categoria IPSS e il fabbisogno trasfusionale al momento della diagnosi. I pazienti sono stati assegnati ai seguenti gruppi di rischio WPSS: 43% a rischio molto basso (mediana di sopravvivenza: 97 mesi), 32% a rischio basso (44 mesi), 12% a rischio intermedio (64 mesi) e 13% a rischio elevato (20 mesi). Il 19,5% dei soggetti (47) ha mostrato una progressione verso la LMA, con una mediana del tempo di evoluzione di 32 mesi; il tasso di progressione cumulativo verso la LMA è stato del 9% a 2 anni, e del 25% a 5 anni, risultando più elevato nella popolazione censita dal registro di Patrasso (31%) e da quello tedesco-austriaco-svizzero (18%), rispetto agli altri database. I principali parametri associati alla progressione sono risultati un’elevata conta di blasti midollari (p=0,0001), l’indice WPSS (p=0,0002), una conta piastrinica <100.000/mcl (p=0,04), lo score IPSS (p=0,05) e il fabbisogno trasfusionale (p=0,05).

Concludendo, gli autori confermano che “i pazienti affetti da MDS con del(5q) hanno una prognosi complessivamente favorevole, e che in tale ambito lo score IPSS e quello WPSS possono identificare dei sottogruppi di rischio differenti”. Circa il 20% dei soggetti di questa popolazione sviluppa una LMA, e i principali fattori di rischio sono rappresentati dalla conta dei blasti nel midollo, dalla classe IPSS e WPSS, dal fabbisogno trasfusionale e dalla conta piastrinica, ma saranno verosimilmente le indagini citognetiche e molecolari a identificare in maniera più approfondita i soggetti con la maggiore probabilità di evoluzione leucemica. 

Riferimenti bibliografici:
Leukemia Research 2009;33(S1):S74

 
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