MDS E TRASFUSIONI
Indipendenza trasfusionale nei soggetti trattati con azacitidina
Patrasso (Grecia), 7 maggio 2009 – I pazienti affetti da sindromi mielodisplastiche (MDS) spesso necessitano di trasfusioni di emazie e piastrine che, oltre a peggiorare la loro qualità di vita e a incrementare i costi economici della loro assistenza, li espongono a frequenti effetti collaterali (ad es., sovraccarico marziale, infezioni, reazioni allergiche e febbrili, alloimmunizzazione alle piastrine). Nel corso del meeting, il Dott. David L. Grinblatt (Evanston, Illinois; USA) e coll. (1) hanno presentato i dati relativi a uno studio sull’ottenimento dell’indipendenza trasfusionale (IT) in un gruppo di pazienti trattati con azacitidina.
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D.L. Grinblatt,
USA |
La molecola, un agente ipometilante, è stata approvata negli Stati Uniti per il trattamento di tutti e cinque i sottotipi di MDS secondo la classificazione FAB, e nella Comunità Europea per i pazienti non eleggibili al trapianto di cellule staminali ematopoietiche con MDS a rischio intermedio-2 o elevato secondo la classificazione IPSS, nella leucemia mielomonocitica cronica (LMMC) (con una percentuale di blasti midollari compresa tra il 10 e il 29%, senza disordini mielopoietici) e nella leucemia mieloide acuta (LMA) (con una percentuale di blasti midollari compresa tra il 20 e il 30% e displasia multilineare sec. WHO). Oltre a fornire una sopravvivenza complessiva migliore, rispetto ai trattamenti convenzionali, è risultata associata a una maggiore IT, nell’ambito dei trial clinici effettuati.

Figura 1
Lo studio del Dott. Grinblatt ha cercato “di valutare quali siano i risultati raggiungibili al di fuori degli studi clinici, in un contesto comunitario”. Sono stati analizzati i risultati provenienti dal registro multicentrico AVIDA, istituito per raccogliere prospettivamente i dati relativi alla storia naturale delle MDS e di altri disordini oncoematologici (come la LMA) trattati con azacitidina. Alla valutazione del gennaio 2009 erano disponibili dati riferiti a 280 pazienti, seguiti presso 90 centri statunitensi (età media: 73,5 anni; M=69%). Il 63% di questi soggetti era affetto da una MDS a rischio basso o intermedio-1, e il 28% da forme a più alto rischio; nel 77% dei casi il performance status era di 0 o 1 sec. ECOG. La mediana del tempo dalla diagnosi era di 1 mese, e nell’87% dei casi si trattava di MDS primarie. La mediana dei trattamenti è stata di 3 cicli (range, da 1 a 16), nella maggior parte dei casi costituiti dalla somministrazione di 75 mg/mq/die di azacitidina per almeno 5 giorni (nel 45% dei casi con somministrazione s.c.). Dei 97 pazienti con anamnesi positiva per trattamenti trasfusionali, il 51% ha ottenuto IT in corso di trattamento con il farmaco (nell’86% dei casi entro i primi due cicli); dei 20 soggetti con positività per pregresse trasfusioni di concentrati piastrinici, è stata raggiunta l’IT nel 70% dei casi (93% entro i primi 2 cicli) (Figura 1). Il trattamento con azacitidina è risultato ben tollerato; tra le reazioni avverse più comuni (insorte in oltre il 10% dei soggetti trattati) sono state riferite anemia (20%), fatigue (16%), trombocitopenia (16%), nausea e stipsi. Gli autori concludono affermando come anche “in ambito comunitario i pazienti affetti da MDS possano raggiungere l’IT, spesso entro i primi cicli di trattamento, anche se occorrerà attendere dati di conferma su una popolazione più vasta per valutare l’impatto di tale risultato sulla qualità di vita dei pazienti”.

L.R. Silverman,
USA |
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Sullo stesso tema verteva la comunicazione poster del Dott. Lewis R. Silverman (New York; USA) e coll. (2), che ha valutato l’efficacia dell’azacitidina nel ridurre il fabbisogno trasfusionale basandosi sull’analisi dei dati dei due vasti studi randomizzati multicentrici di fase 3 realizzati fino a ora su tale molecola, nelle MDS: il CALBG 9221 (3) e l’AZA 001 (4). Lo studio CALBG 9221 aveva confrontato azacitidina (75mg/mq/die per 7 giorni ogni 28) vs. la migliore terapia di supporto (BSC, best supportive care) in 191 soggetti affetti da MDS, documentando come la terapia precoce con azacitidina si associasse a una risposta clinica, di tempo alla progressione verso la LMA e di miglioramento della qualità della vita. Il trattamento era “risultato discretamente tollerato dai pazienti, senza un incremento del rischio di emorragie o infezioni” hanno detto i ricercatori. L’AZA001, pubblicato di recente, ha confrontato la terapia con azacitidina (allo stesso dosaggio del CALBG 9221) con i regimi terapeutici convenzionali (BSC, citarabina a basse dosi e chemioterapia intensiva) in pazienti con MSD ad alto rischio secondo la classificazione IPSS (International Prognostic Scoring System). Il trial, condotto tra il 2004 e il 2006, ha riguardato complessivamente 358 pazienti, registrando un vantaggio significativo di sopravvivenza globale tra i soggetti trattati con azacitidina.
Anche da quest’analisi retrospettiva emerge come circa la metà dei soggetti valutabili (che cioè avevano effettuato almeno una trasfusione nei 2-3 mesi precedenti l’arruolamento nello studio) abbia raggiunto l’IT (non necessità di trasfusioni per almeno 56 giorni) grazie alla terapia.
Riferimenti bibliografici:
1) Leukemia Research 2009;33(S1):S129
2) Leukemia Research 2009;33(S1):S133
3) J Clin Oncol 2002;20:2429-2440
4) Lancet Oncol. 2009;10(3):223-232
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