AGGIORNAMENTI
Novità nella diagnosi e nella prognosi delle sindromi mielodisplastiche

J.M. Bennett, USA |
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Patrasso (Grecia), 7 maggio 2009 – La prima giornata ufficiale dei lavori del 10th International Symposium on Myelodysplastic Syndromes di Patrasso (Grecia) è stata per gran parte dedicata, oltre alla patogenesi molecolare e immunologica, alla “Diagnosi e Prognosi” delle sindromi mielodisplastiche (MDS). Una delle sessioni, presieduta dal Dott. Peter Greenberg (Stanford, California; USA), è stata incentrata sugli aggiornamenti relativi alla classificazione delle MDS e sulle ricadute prognostiche delle caratteristiche cliniche e citogenetiche.
Il primo intervento, dedicato agli “Aggiornamenti classificativi”, è stato quello del Prof. John M. Bennett (Rochester, New York; USA) (1), che ha ricordato come oggi risulti fondamentale un appropriato inquadramento diagnostico. Nella sua presentazione sono state illustrate le caratteristiche della classificazione WHO 2008 delle MDS, sottolineando le principali differenze rispetto alla FAB (French-American-British) e alla precedente classificazione WHO (vedi qui). Le MDS rappresentano, ha detto Bennett, “un gruppo eterogeneo di disordini primitivi del midollo osseo”, caratterizzati dall’espansione clonale di un precursore staminale che si esprime con insufficienza midollare, gradi differenti di citopenia e una percentuale di blasti leucemici variabile tra il 5 e il 19%; tale percentuale condiziona anche la probabilità di evoluzione verso una leucemia mieloide acuta (LMA). Nella nuova classificazione WHO, elaborata a Chicago nell’estate 2008, viene proposta la diagnosi di “MDS presuntiva”, per quei casi che presentano citopenie cliniche persistenti in assenza di displasia, in presenza di particolari alterazioni citogenetiche.
Un’altra novità, ha rocordato Bennett, è rappresentata dalla definizione di ICUS (idiopathic cytopenia of unknown significance), “applicabile a quei pazienti che presentano citopenie persistenti” (>/=6 mesi) “in assenza di altre cause, di segni di displasia e di alterazioni citogenetiche specifiche”. Viene poi inserita la definizione di RCUD (refractory cytopenia with unilineage dysplasia), per i casi con displasia dimostrabile in una quota >/=10% delle cellule di una linea. Tale categoria comprende l’anemia refrattaria (RA), la neutropenia refrattaria (RN) e la trombocitopenia refrattaria (RT) (queste ultime due classificate in precedenza come MDS non classificabili). Cambia inoltre la percentuale di blasti midollari nelle classi RAEB-1 (ora: 5-9%) e RAEB-2 (10-19%), così come quella dei blasti periferici (rispettivamente: 2-4% e 5-19%). Tra le altre novità, da segnalare la proposta di eliminare la definizione di “disordini mieloproliferativi” a favore di quella di “neoplasie mieloproliferative”. Il Prof. Bennett ha concluso la sua lettura sottolineando “l’urgente necessità di adottare criteri diagnostici e classificativi standardizzati”, che dovranno necessariamente “tenere in considerazione i criteri derivanti dalla citometria di flusso, dalla citogenetica e dalle firme molecolari”.
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L. Malcovati, Italia |
La sessione è proseguita con l’intervento del Dott. Luca Malcovati (Pavia, Italia) (2), dedicato alla “Valutazione prognostica in tempo reale delle MDS”, che ha relazionato sul ruolo “dei fattori prognostici correlati alla malattia e su quelli legati alla presenza di comorbilità”. Il sistema prognostico IPSS, adottato nel 1997, ha costituito il gold standard per la progettazione degli studi clinici e per i processi decisionali, nelle MDS. Nel 2007, ha ricordato Malcovati, anche a seguito del riscontro dell’elevata importanza prognostica del fabbisogno trasfusionale, oltre ai criteri identificati dall’IPSS, è stato definito un sistema di stadiazione prognostica basato sulla classificazione WHO, e denominato WPSS. Il nuovo sistema suddivide i pazienti affetti da MDS in 5 gruppi sulla base del rischio. Per quanto attiene ai fattori correlati alla malattia, ha detto Malcovati, la presenza di fibrosi midollare, di displasia multilineare e di un elevato fabbisogno trasfusionale identificano dei sottogruppi di pazienti a prognosi sfavorevole anche in caso di un numero di blasti midollari <5%, candidabili a trattamenti intensivi. Anche la presenza di comorbilità non ematologiche (cardiopatie, diabete, ecc.) ha “un ruolo di rilievo nel modificare la prognosi di questi soggetti, influenzandone gli outcome e la candidabilità a trattamenti aggressivi”.
Un ultimo punto critico dell’intervento del Dott. Malcovati ha riguardato il fatto che la valutazione delle variabili prognostiche si è sempre basata “su un’interpretazione statica, piuttosto che dinamica del paziente”. In realtà, ha detto Malcovati, “la maggior parte dei soggetti affetti da MDS va incontro a variazioni delle condizioni cliniche, nel corso della storia naturale della malattia”. L’applicazione di un modello di regressione di Cox con covariate tempo-dipendenti consente al sistema WPSS di stratificare la sopravvivenza e la progressione verso la LMA in tutte le fasi di progressione della malattia, così come l’outcome dei pazienti che vengono sottoposti a trapianto allogenico di cellule staminali ematopoietiche (3).

D. Haase, Germania |
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Nelle relazioni successive, il Dott. Detlef Haase (Göttingen, Germania) (4) e la Dott.ssa Marylin L. Slovak (Duarte, California; USA) (5) hanno illustrato le novità emerse relativamente al rapporto tra caratteristiche citogenetiche e prognosi. In particolare, sono stati presentati i risultati della valutazione complessiva di olte 2650 pazienti provenienti da 3 database (uno tedesco-austriaco, il registro spagnolo delle |
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M.L. Slovak, USA |
MDS e l’IMRAW), generando 22 sottogruppi citogenetici e 4 gruppi prognostici distinti (a prognosi buona, intermedia-1, intermedia-2 e sfavorevole), con riflessi in termini di sopravvivenza (mediane comprese tra 50,3 e 5,9 mesi, progredendo tra i 4 gruppi) e di trasformazione in LMA (mediana del tempo di trasformazione nel 25% dei casi: da 71,9 a 3 mesi), e con differenze statisticamente significative per entrambe le valutazioni (p=0,0001). Questo database, secondo il Dott. Haase, potrà costituire la base per la componente citogenetica della nuova revisione dell’IPSS. La Dott.ssa Slovak, nella sua relazione dal titolo “Aggiornamenti sui fattori di rischio citogenetici nelle MDS”, ha invece illustrato le caratteristiche delle tecniche di analisi citogenetica ad alta risoluzione FISH (fluorescence in situ hybridization) e aCGH (array comparative genomic hybridizaton), fondamentali per caratterizzare in maniera più approfondita le forme meno comuni e quelle “criptiche” di aberrazioni citogenetiche nelle MDS. Tali metodiche dovranno essere inserite nel disegno degli studi clinici futuri.
Di questa sessione proponiamo anche i webcast:
Riferimenti bibliografici:
1) Leukemia Research 2009;33(S1):S6-8
2) Leukemia Research 2009;33(S1):S8-9
3) J Clin Oncol 2008;25:3503-3510
4) Leukemia Research 2009;33(S1):S9-10
5) Leukemia Research 2009;33(S1):S10
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