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American College
of Cardiology

58th Annual Scientific Session
Orlando (Florida, USA), 28-31 marzo 2009

30 marzo

NEFROPATIE E STATINE
Non si intravede l’AURORA per l’utilizzo
della rosuvastatina nei soggetti in emodialisi cronica

 

Il trial AURORA (A Study to Evaluate the Use of Rosuvastatin in Subjects on Regular Hemodialysis: An Assessment of Survival and Cardiovascular Events), che ha messo a confronto la rosuvastatina con il placebo in pazienti con nefropatia in fase terminale (end-stage renal disease [ESRD]) in emodialisi cronica (hemodialysis [HD]), è stato presentato nella terza giornata del Congresso ACC 2009.

Il Dott. Bengt Fellstrom (Dipartimento di Medicina dell’Ospedale Universitario di Uppsala, Svezia) ha spiegato che il trial AURORA ha randomizzato 2776 soggetti in emodialisi cronica a 10 mg/die di rosuvastatina (n = 1391) o a placebo (n = 1385). L’età media dei pazienti era di 64,2 anni, il 38% dei pazienti era di sesso femminile. I trattamenti farmacologici concomitanti erano, per il gruppo in rosuvastatina e per quello in placebo: ACE-inibitore o antagonista recettoriale dell'angiotensina (35,8%, 37,8%), calcio-antagonista (34,6%, 36,2%), beta-bloccante (38,4%, 36,0%), diuretico (30,8%, 30,5%), antiaggregante (42,7%, 41,3%), vitamina D (46,3%, 47,6%), calcio (74,3%, 74,2%), sevelamer (28,7%, 26,4%) ed eritropoietina (86,7%, 88,5%), rispettivamente. Il follow-up medio era di 3,2 anni.

Il trattamento con rosuvastatina ha comportato una riduzione del colesterolo totale, del colesterolo LDL (legato a lipoproteine a bassa densità) e della proteina C-reattiva di entità superiore rispetto al placebo. Tuttavia, non sono state rilevate differenze significative nell’incidenza dell’endpoint composito primario, costituito dal tempo trascorso fino a: morte per cause cardiovascolari, infarto miocardico non fatale, ictus non fatale (9,2 vs. 9,5 eventi per 100 anni-paziente, p = 0,59). Non sono state evidenziate differenze per quanto riguarda i singoli endpoint di morte per cause cardiovascolari (7,2 vs. 7,3 eventi per 100 anni-paziente, p = 0,97), infarto miocardico non fatale (2,1 vs. 2,5 eventi per 100 anni-paziente, p = 0,23), ictus non fatale (1,2 vs. 1,1 eventi per 100 anni-paziente, p = 0,42). L’analisi prespecificata per sottogruppi non è riuscita a identificare nessun sottogruppo di pazienti che abbia tratto un beneficio significativo dal trattamento con rosuvastatina circa l’endpoint primario.

Lo studio 4D, che documentò l’assenza di una riduzione degli eventi cardiovascolari con l’atorvastatina in pazienti con diabete mellito in HD, sorprese molti. Le conclusioni del trial AURORA, di maggiori dimensioni e con una statina differente, completano i dati del 4D. Considerati globalmente, questi due studi suggeriscono che i pazienti con ESRD in HD sembrano non trarre beneficio dalla terapia con statine.

È attualmente in corso il trial SHARP, che sta valutando il trattamento con statine nell’ampio spettro delle nefropatie croniche; questo studio ci aiuterà a rispondere alla domanda se la terapia con statine diventi progressivamente meno efficace con il peggioramento della funzione renale.

 
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