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Società Italiana di Ortopedia e Traumatologia
94° Congresso nazionale SIOT 2009
Milano, 7-10 novembre 2009

 
10 novembre

Formazione e ricerca
Progetto ICLO: lo studio dell’anatomia chirurgica
e sperimentale


P. Bartolozzi, Verona
 

Milano, 10 novembre 2009 – Particolare attenzione e riconoscimento, nell’ambito del Congresso nazionale SIOT di Milano, sono stati riservati a un’iniziativa che consente, agli ortopedici italiani, di tornare a quella fase indispensabile di studio fornita dall’indagine sul cadavere. “Per varie ragioni legislative e culturali” ha ricordato il Presidente SIOT, Prof. P. Bartolozzi (Verona) “l’Italia non dispone della possibilità di compiere studi anatomici e strutturali sul cadavere, costringendo chi vuole compiere tali approfondimenti a recarsi in altri paesi”, Austria, Spagna e Francia su tutti.

“L’occasione fornita da questa iniziativa, per certi versi, è storica”, ha proseguito il Prof. Bartolozzi. “Ora si spera che una legge, attualmente al vaglio in Parlamento, ci possa riportare alla consuetudine della donazione di cadavere per scopi scientifici e di ricerca”. L’incontro, moderato dai Prof. M. d’Imporzano e G. Peretti (Milano), ha rappresentato la prima occasione per assistere a una presentazione effettuata in diretta da una sala settoria.

 


G. Cerulli,
Perugia

Ha preso quindi la parola l’artefice del progetto, il Prof. G. Cerulli (Perugia), spiegando come “si è giunti a questa interessantissima iniziativa resa possibile dai progressi della tecnologia”. Il progetto ICLO San Francesco di Sales ricorda, nel proprio nome, il santo noto anche per essere stato il primo a mettere a disposizione il proprio corpo per scopi di studio; quest’aspetto sottolinea come, sebbene le leggi nazionali non lo permettano ancora, non vi sia un’opposizione di principio da parte della chiesa. La sede di Arezzo è destinata a diventare un Centro strategico per tutti gli ortopedici italiani, per questo tipo di formazione. Il compito della Fondazione è fungere da trait d’union con i centri ospedalieri e universitari, in collaborazione con l’industria. Partendo dalla ricerca, intende fornire la possibilità di garantire applicazioni razionali ed etiche per una divulgazione corretta, con lo scopo finale di migliorare la salute dei pazienti. “Ancora oggi” ha ricordato il Prof. Cerulli, “spesso ci si deve recare all’estero per compiere studi di questo tipo. A partire dal 28 ottobre del 2007, prima occasione in cui si era parlato di studi anatomici sull’apparato locomotore con la presentazione del progetto, questa iniziativa ha potuto svilupparsi e ampliarsi, disponendo ancora di potenzialità enormi”.

Il Progetto ICLO sarà gestito dalla comunità scientifica SIOT e dalle altre società superspecialistiche, nonché dalla collaborazione con le sedi universitarie e con le scuole di specialità. Diversi gli obiettivi con esso raggiungibili: educare i giovani chirurghi e i ricercatori; sviluppare nuove tecniche chirurgiche; favorire degli incontri sul tipo “meet the expert”; integrare teoria e pratica in tempo reale; fornire un approccio alle possibili complicanze, e accorciare le curve di apprendimento delle più innovative tecniche operatorie. “Abbiamo l’opportunità di promuovere lo sviluppo e la ricerca scientifica, unendo gruppi di ricerca nell’ambito di collaborazioni multicentriche per concorrere a migliorare il ‘Sistema Italia’, stimolo per tutti noi” ha proseguito il Prof. Cerulli. “Il voler ricordare il nome di mio figlio Nicola intende rappresentare una garanzia ulteriore dell’elevato profilo scientifico ed etico del progetto”. Un altro degli obiettivi sarà portare ad Arezzo gli opinion leader internazionali del settore, sviluppando “master class” internazionali e corsi “peer-to-peer”.

Il Prof. Cerulli ha ringraziato le diverse Industrie che hanno aderito e reso possibile lo sviluppo del Progetto ICLO, e che proseguiranno la collaborazione attraverso il supporto allo svolgimento di corsi residenziali di approfondimento monotematico nelle tecniche artroscopiche e chirurgiche, con 10 postazioni operative a continua disposizione della comunità scientifica. Nel cadaverlab, grazie alla tipologia dell’evento educazionale, la linea che separa docente e discente diviene molto labile. Dal punto di vista tecnico, il Centro opera su pezzi anatomici “fresh frozen”, perfettamente conservati in cellule frigorifere a -18°C come certificato da tecnici internazionali. Come ha poi spiegato il Prof. Cerulli. “è proprio l’attenzione nella conservazione e nella rispedizione dei preparati anatomici oltreoceano, al termine dell’utilizzo, ad aver consentito al Centro di superare i vincoli imposti dalle leggi”.

L’incontro è proseguito con il collegamento in diretta, tramite videoconferenza, con la Nicola’s Foundation Research and Teaching Centre di Arezzo per la dimostrazione in diretta di tecniche chirurgiche su cadavere. Gli uditori hanno così potuto assistere a procedure dimostrative commentate di ricostruzione legamentosa su ginocchio, d’impianto di protesi e di osteosintesi di una frattura di polso.

“Stiamo vivendo momenti particolarmente interessanti dal punto di vista esistenziale” ha commentato il Prof. Bartolozzi, “e il compito che ci viene richiesto risiede unicamente nel collaborare con le Istituzioni e con le Aziende disponibili nello sviluppare processi formativi”. Secondo il Presidente SIOT, i congressi conserveranno la loro importanza come occasioni di confronto e di scambio di esperienze, “ma non potranno continuare a rappresentare l’unica formula di diffusione delle conoscenze”. Ora che il sogno del Prof. Cerulli può dirsi realizzato, “il compito della SIOT è quello di completare lo svolgimento del progetto, su una strada ben tracciata”. È stato quindi rinnovato l’invito ai legislatori a seguire le società scientifiche in queste iniziative, rispondendo alle legittime esigenze di poter disporre routinariamente di cadaveri per scopi di studio e di ricerca. “È un momento importante, un ‘ritorno al futuro’. Si riprende una strada che era stata tipicamente italiana con un occhio ai progressi che le tecnologie ci mettono a disposizione”, ha concluso il Prof. Bartolozzi.

 
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