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ESC Congress 2009
Barcellona (Spagna), 29 agosto - 2 settembre 2009
 
31 agosto

CARDIOLOGIA INTERVENTISTICA
Confronto fra una strategia di utilizzo immediato
di routine dell’abciximab e il trattamento periprocedurale standard in pazienti sottoposti a PTCA primaria per shock cardiogeno (studio PRAGUE-7)

Presentazione di: Petr Widimsky (Rep. Ceca)


P. Widimsky,
Rep. Ceca
 

Descrizione
Lo scopo di questo studio era la valutazione dell’effetto di una strategia di utilizzo immediato di routine dell’inibitore della GP IIb/IIIa abciximab, rispetto al trattamento standard periprocedurale, in pazienti con shock cardiogeno sottoposti a una procedura coronarica interventistica (PCI) primaria.

Farmaci/Procedure utilizzati
I pazienti sono stati randomizzati in aperto alla somministrazione immediata di routine di un bolo di abciximab, seguito dalla PCI e da una successiva infusione di abciximab di 12 ore (n = 40), oppure alla strategia tradizionale, che prevedeva la somministrazione opzionale dell’abciximab durante la PCI (n = 40). Il protocollo dello studio prevedeva che i pazienti di entrambi i gruppi assumessero il trattamento antitrombotico e anticoagulante standard e fossero sottoposti alla coronarografia.

Risultati principali
La PCI è stata giudicata tecnicamente riuscita nel 90% dei pazienti del gruppo assegnato al trattamento immediato di routine con abciximab e nell’87,5% dei pazienti del gruppo assegnato al trattamento tradizionale. L’abciximab è stato utilizzato per protocollo in tutti i pazienti del gruppo assegnato alla terapia immediata di routine con questo farmaco e nel 35% dei soggetti del gruppo di controllo. Un quarto dei pazienti era stato sottoposto a rianimazione cardiorespiratoria e il 46% di loro era in ventilazione assistita.

Non sono state documentate differenze fra i due gruppi relativamente all’endpoint composito primario, costituito da morte, reinfarto, ictus e insufficienza renale di nuova comparsa entro 30 giorni (42% nel gruppo in abciximab immediato di routine e 27% nel gruppo in trattamento tradizionale, p = 0,24). Il tasso di mortalità durante il ricovero ospedaliero è risultato elevato in entrambi i gruppi, senza differenze correlate alla strategia di trattamento adottata (37% vs 32%, rispettivamente, p = 0,82). Fra coloro che erano sopravvissuti a 30 giorni, la frazione di eiezione era pari a 44 +/- 11% nel gruppo assegnato all’abciximab immediato di routine e al 41 +/- 12% nel gruppo di controllo (p = 0,205). Si sono verificate emorragie maggiori nel 17,5% del gruppo in abciximab immediato di routine, rispetto al 7,5% del gruppo in trattamento tradizionale (p = 0,310), e ictus nel 2,5% e 5%, rispettivamente. Non sono emerse differenze circa il flusso TIMI post-PCI (medio 2,6 in entrambi i gruppi), né nel myocardial blush grade post-PCI (medio 2,3 in entrambi i gruppi).

Commento
In pazienti con shock cardiogeno sottoposti a PCI primaria, l’utilizzo immediato di routine dell’inibitore della GP IIb/IIIa abciximab non è risultato associato con alcuna differenza di un endpoint composito costituito da morte, reinfarto, ictus e insufficienza renale di nuova comparsa a 30 giorni, rispetto al trattamento standard che prevede l’utilizzo opzionale dell’abciximab durante la PCI.

Si tratta di un trial con un numero di pazienti molto limitato (n = 80) e probabilmente privo della potenza necessaria per rilevare una differenza significativa del tasso di eventi fra i gruppi considerati. Inoltre, un terzo dei pazienti del gruppo di controllo ha ricevuto l’abciximab durante la PCI, il che rende ancora più difficile evidenziare una differenza fra i gruppi di trattamento. La prognosi dei pazienti che presentano un IM complicato da shock cardiogeno è decisamente infausta, come emerge chiaramente dall’elevato tasso di mortalità dello studio, pari a circa un terzo dei pazienti durante il ricovero indice, nonostante un successo tecnico della PCI relativamente elevato. Considerata la più elevata frequenza di eventi emorragici nel gruppo assegnato al trattamento immediato di routine con l’abciximab, che non era tuttavia statisticamente significativa e non si è tradotta in una peggiore prognosi clinica, al momento l’utilizzo immediato di routine dell’abciximab non costituisce una strategia di trattamento utile in questa difficile tipologia di pazienti.

Condizioni

  • Cardiopatia ischemica
  • Shock cardiogeno
  • Cardiopatia ischemica/IM acuto

Trattamenti

  • Antiaggreganti/GPIIbIIIa/Abciximab

Disegno dello studio Randomizzato

  • Pazienti arruolati: 80
  • Follow-up medio: 30 giorni
  • Età media dei pazienti: 66 anni

Endpoint primario
Composito, costituito da morte, reinfarto, ictus e insufficienza renale di nuova comparsa entro 30 giorni.

Endpoint secondari
Frazione di eiezione del ventricolo sinistro valutata mediante ecocardiografia al giorno 30, complicanze emorragiche maggiori, flusso TIMI e myocardial blush grade post-PCI.

Popolazione di pazienti
IM acuto in evoluzione con indicazione a un’angiografia coronarica urgente e segni clinici di shock cardiogeno, compreso uno shock non completo.

Esclusioni:
Controindicazioni all’utilizzo dell’abciximab, valvulopatia grave, cause meccaniche o altre cause di shock, somministrazione pre-ricovero di > 10.000 UI di eparina nelle 6 ore precedenti.

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