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ESC Congress 2009
Barcellona (Spagna), 29 agosto - 2 settembre 2009
 
30 agosto

Scompenso e FA
Effetti della rosuvastatina sull’incidenza di fibrillazione atriale: risultati ancillari del trial GISSI-HF

Presentazione di: Aldo P. Maggioni (Italia)


A. Maggioni,
Italia
 

Sintesi
Nei pazienti con scompenso cardiaco cronico, il trattamento con rosuvastatina può comportare una riduzione dell’incidenza di fibrillazione atriale.

Premessa
La fibrillazione atriale (FA) è l’aritmia cardiaca di più frequente riscontro nella pratica clinica. Numerosi studi hanno documentato che il trattamento con statine si associa a benefici clinici ulteriori rispetto alla sola riduzione del colesterolo legato alle LDL (lipoproteine a bassa densità).

Lo studio qui presentato ha valutato l’effetto della rosuvastatina sull’incidenza di FA in pazienti con scompenso cardiaco (SC) cronico.

Disegno dello studio
Questo studio ha analizzato i dati del trial GISSI-HF. Lo studio GISSI-HF aveva un disegno fattoriale 2x2 e metteva a confronto gli acidi grassi polinsaturi omega-3 (n-3 PUFA) e la rosuvastatina con i rispettivi placebo in pazienti con SC cronico.

Nel braccio della rosuvastatina, 4575 pazienti con scompenso cardiaco cronico di qualunque eziologia e con qualunque valore di frazione di eiezione ventricolare sinistra, in classe funzionale New York Heart Association (NYHA) II-IV, sono stati randomizzati a 10 mg/die di rosuvastatina (n = 2285) o al placebo corrispondente (n = 2289). Nel trial principale, il trattamento con n-3 PUFA ha comportato una riduzione della mortalità e dei ricoveri per SC, mentre il trattamento con rosuvastatina non ha ottenuto nessun beneficio.

Nell’analisi qui presentata sono stati inclusi i pazienti che non erano in FA al momento della randomizzazione. L’endpoint primario era il verificarsi della FA, definita come FA all’ECG in occasione del follow-up o di un ricovero ospedaliero e la FA che provocava un ricovero o un peggioramento dello SC.

Risultati e conclusioni
Dei 4575 pazienti randomizzati alla rosuvastatina o al placebo, all’incirca il 19% è stato escluso a causa della presenza di FA all’ECG di base. In condizioni basali, i pazienti con FA erano più anziani, avevano una pressione arteriosa maggiore, una frazione di eiezione del ventricolo sinistro (VS) inferiore, una funzione renale peggiore, una classe NYHA peggiore e un’anamnesi più frequentemente positiva per ipertensione, broncopneumopatia cronica ostruttiva, FA e ricoveri per SC. Inoltre, avevano una probabilità inferiore di essere in terapia con beta-bloccanti.

Durante un follow-up medio di 3,7 anni, una FA di nuova insorgenza si è verificata in 552 (15%) pazienti: 258 (13,9%) pazienti del gruppo in rosuvastatina rispetto a 294 (16,0%) pazienti del gruppo di controllo. Sebbene questa differenza non fosse di per sé statisticamente significativa (p = 0,097), essa diventava significativa dopo aggiustamento dei dati in rapporto alle variabili cliniche, agli esami di laboratorio e alle terapie assunte dai pazienti (p = 0,038).

Di conseguenza, il trattamento con rosuvastatina può comportare una riduzione dell’incidenza di FA nei pazienti con scompenso cardiaco cronico.

Commento
Questo studio documenta che l’incidenza globale di FA in pazienti con SC cronico in terapia farmacologica ottimale resta relativamente elevata (15,0%). Sembra che il trattamento con la rosuvastatina comporti una riduzione del rischio di nuova comparsa di FA (riduzione del rischio relativo del 13%) dopo aggiustamento dei dati per variabili multiple. Tuttavia, la riduzione del rischio assoluto è risultata pari solo al 2,1% (numero di pazienti che è necessario trattare per prevenire un evento di FA = 47).

Un importante limite di questo studio (come di molti studi sulla FA) è che il rilievo della FA si basava sull’ECG di routine e sugli episodi di FA clinicamente rilevanti. Inoltre, non è chiaro quanti pazienti con cardiopatia ischemica o diabete mellito fossero in terapia con statine già di base. Sono necessarie ricerche ulteriori per stabilire se il probabile effetto delle statine sulla comparsa della FA sia dovuto all’azione ipolipemizzante o agli effetti pleiotropici di tali agenti.

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