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EHA 14th Annual Congress
Berlino (Germania), 4-7 giugno 2009

 
7 giugno

Terapia immunomodulante
Trattamento a lungo termine del mieloma multiplo: tossicità ed effetti sulla sopravvivenza


J.F. San Miguel, Spagna
 

Berlino (Germania), 7 giugno 2009 – Nell’impossibilità di eradicare la malattia, il target terapeutico attuale del mieloma multiplo (MM) è rappresentato dall’ottenimento di un controllo a lungo termine con una buona qualità della vita. Una delle soluzioni più efficaci è attualmente costituita dall’associazione di lenalidomide (farmaco immunomodulante) + desametasone.

Dal momento che la durata del trattamento migliora la qualità della risposta, Jesus F. San Miguel, MD (Hospital Universitario de Salamanca, Spagna) e coll. (1) hanno utilizzato i dati raggruppati degli studi di fase III MM-009 e MM-010 per valutare l’utilità di proseguire tale trattamento anche dopo aver raggiunto la migliore risposta clinica. Nello specifico, hanno confrontato le stime di sopravvivenza di Kaplan-Meier nei soggetti con MM recidivante/refrattario che avevano ottenuto almeno una risposta parziale (RP), e che avevano proseguito la terapia con lenalidomide + desametasone, con quelli che l’avevano sospesa per la comparsa di reazioni avverse o per il ritiro del consenso. La stima della mediana di sopravvivenza del primo gruppo (n = 174) è risultata di 50,9 mesi (IC 95%: 43,0 - non raggiunta), mentre quella dei pazienti che avevano interrotto anticipatamente la terapia (n = 38) è stata di 34,9 mesi (IC 95%: 26,4-55,7; p = 0,0594; Figura 1). Il risultato manteneva la significatività statistica anche dopo correzione per i fattori potenzialmente confondenti (ad es.: numero di trattamenti pregressi, livelli di beta2-microglobulina, stadio secondo la classificazione di Durie-Salmon e migliore risposta raggiunta). Il dato, sebbene meritevole di conferme provenienti da studi randomizzati e controllati, è indicativo (nell’opinione degli autori) dell’utilità di proseguire a lungo termine la terapia con lenalidomide + desametasone in termini di sopravvivenza complessiva.

Condizione necessaria per poter applicare routinariamente tale strategia è la verifica di una buona tollerabilità, con una bassa incidenza di reazioni avverse. In un’altra comunicazione, presentata al 14° Congresso dell’EHA da Angel Ruedas, MD e coll. (Hospital Ramón y Cajal, Madrid, Spagna), è stata valutata la terapia di associazione con basse dosi flessibili di lenalidomide (inizialmente: 10 mg/die per 21 giorni) + desametasone (20-40 mg/die nei giorni 1-4 di un ciclo di 28) su un campione ridotto di soggetti d’età avanzata (mediana d’età: 83 anni; range: 75-90) con malattia attiva e in progressione, già precedentemente trattati con altri schemi. I pazienti hanno ricevuto profilassi con eparina a basso peso molecolare e omeprazolo, più trasfusioni e fattori di crescita quando necessari. Tutti i soggetti trattati hanno ottenuto una risposta, come remissione parziale o riduzione della componente M, mediamente dopo 3 cicli di trattamento.

Nel 75% dei soggetti è stata osservata tossicità midollare di grado II-III, prevista e gestibile. Gli autori concludono affermando la buona tollerabilità dell’associazione, quando utilizzata con posologie flessibili secondo la qualità della risposta e della tossicità, in soggetti anziani con MM attivo (spesso complicati dalla presenza di comorbilità, di una riduzione della riserva midollare e/o da una diminuzione della funzionalità renale). Per valutare la durata della risposta al trattamento, gli autori sottolineano chiaramente la necessità di un follow-up prolungato.

Riferimenti bibliografici:
1) San Miguel JF e coll. Haematologica/The Hematology Journal 2009;94(S2):S382
2) Ruedas A. e coll. Haematologica/The Hematology Journal 2009;94(S2):S629

 
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