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EHA 14th Annual Congress
Berlino (Germania), 4-7 giugno 2009

 
7 giugno

Azacitidina e LMA
Analisi di sottogruppo dello studio AZA-001 sulla LMA

 

Berlino (Germania), 7 giugno 2009 – Un’analisi di sottogruppo dello studio di fase III CALGB 9221 aveva confrontato il trattamento con azacitidina (AZA) vs. la migliore terapia di supporto (BSC, best supportive care) in soggetti affetti da leucemia mieloide acuta (LMA) secondo la classificazione WHO, evidenziando la tendenza verso un miglioramento della sopravvivenza complessiva (OS, overall survival) che, tuttavia, non raggiungeva la significatività statistica: 19,3 vs. 12,9 mesi (hazard ratio [HR] = 0,70 [IC 95% 0,40-1,23]; p=0,2) (1). Questo era verosimilmente dovuto al disegno dello studio (i pazienti in progressione potevano effettuare un cross-over da BSC ad AZA) e al ridotto numero di soggetti arruolati.

Lo studio successivo AZA-001, anch’esso di fase III, ha dimostrato come azacitidina determini un incremento significativo della OS nei pazienti con sindromi mielodisplastiche (MDS) a rischio elevato (intermedio-2 o alto secondo lo score prognostico IPSS), rispetto ai regimi terapeutici standard (CCR, conventional care regimens) (2). In questa popolazione la CCR consisteva in: BSC, terapia con ara-C a basse dosi o chemioterapia intensiva. Pur impiegando la classificazione FAB (French-American-British) per le MDS, per la maggior parte dei soggetti con RAEB-t (anemia con eccesso di blasti in trasformazione) risultavano soddisfatti i criteri WHO per la diagnosi di LMA.

 


P. Fenaux,
Francia

Pierre Fenaux, MD (Hopital Avicenne, Université Paris 13, Francia) e coll. hanno presentato a Berlino una nuova sottoanalisi dello studio AZA-001 per valutare gli effetti del trattamento con azacitidina sulla OS dei soggetti affetti da LMA. I pazienti sono stati sottoposti a follow-up fino a decesso o a completamento dello studio. Dei 113 soggetti (32%) per i quali risultavano soddisfatti i criteri WHO di LMA (mediana: 23% di blasti midollari), 55 erano stati randomizzati al trattamento con azacitidina (75 mg/mq/die s.c. x 7gg ogni 28). I soggetti di entrambi i bracci dello studio presentavano al basale caratteristiche simili, con una mediana d’età di 70 anni e percentuali di cariotipo sfavorevole o intermedio rispettivamente del 24% e 72%. Dopo una mediana di 8 cicli di trattamento con azacitidina (range: 1-39) e un follow-up di 20,1 mesi, gli autori hanno registrato una mediana di OS di 24,5 mesi nei pazienti trattati con AZA vs. 16,0 in quelli del gruppo CCR (HR=0,47 [IC 95%: 0,28-0,79]; p=0,004) (Figura 1).

A distanza di 2 anni era vivo il 50% dei pazienti trattati con azacitidina e il 16% di quelli del gruppo trattato con CCR (p=0,0007). L’analisi condotta sulla base della stratificazione per cariotipo ha evidenziato che i pazienti con una citogenetica intermedia hanno ottenuto una OS significativamente maggiore se trattati con azacitidina vs CCR (HR=0,47 [IC 95%: 0,24-0,91]; p=0,024), mentre per i pazienti con cariotipo sfavorevole la differenza tra i due bracci di trattamento non era significativa (12,3 mesi per AZA vs. 5,3 mesi per CCR (HR=0,66 [IC 95% 0,26-1,68]; p=0,38).

Secondo gli autori, i dati della sottoanalisi rafforzerebbero quanto già osservato nello studio CALGB 9221, confermando un vantaggio di OS per i pazienti affetti da LMA trattati con azacitidina.

 
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