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EHA 14th Annual Congress
Berlino (Germania), 4-7 giugno 2009

 
6 giugno

IL REGISTRO AVIDA
Trattamento extraospedaliero dei pazienti con MDS
a rischio elevato o secondarie


D.L. Grinblatt, USA
 

Berlino (Germania), 6 giugno 2009 – L’effetto della terapia con azacitidina su pazienti affetti da MDS in regime extraospedaliero è stato l’argomento del poster presentato da David L. Grinblatt, MD (North Shore University Health System, Evanston, Illinois; USA) e coll. (1). Gli autori hanno presentato i dati relativi a una serie di pazienti affetti da sindromi mielodisplastiche (MDS) a rischio elevato arruolati nell’AVIDA, un registro che raccoglie dati dalle comunità ematologiche sulla storia e sul trattamento delle MDS in soggetti trattati con azacitidina.

Grinblatt ha ricordato che uno studio di fase III (2) ha mostrato come l’agente ipometilante azacitidina sia in grado di favorire benefici clinici, e fra questi un aumento della sopravvivenza in pazienti con MDS a rischio elevato. In tale prospettiva, scopo dello studio è stato quello di investigare le caratteristiche, i pattern di trattamento e lo status trasfusionale di pazienti con MDS ad alto rischio.

Nell’analisi sono stati inclusi pazienti con un punteggio IPSS (International Prognostic Scoring System, vedi articolo Evoluzione nel tempo della classificazione delle sindromi meilodisplastiche) di grado intermedio-2/elevato al basale; l’indipendenza trasfusionale è stata definita come mancanza di trasfusioni da almeno 56 giorni per quei pazienti con “storico” (6 mesi prima dell’iscrizione nel Registro AVIDA) fabbisogno trasfusionale, e con una durata di trattamento con azacitidina di almeno 56 giorni. Il primo dei 56 giorni del periodo senza trasfusioni è stato considerato come il momento nel quale i pazienti hanno raggiunto la prima indipendenza trasfusionale.

I risultati presentati dal gruppo di Grinblatt dicono che, al 5 gennaio 2009, 79 pazienti (55 maschi, 24 femmine; età media 74 anni [range, 45-88]) con score IPSS intermedio-2/elevato sono stati arruolati nell’AVIDA; 60 (76%) con punteggio intermedio-2 e 19 (24%) con score elevato. Il tempo medio dalla prima diagnosi di MDS sino al trattamento con azacitidina è stato di un mese (range, 0-103), a indicare un minimo ritardo nell’avvio della terapia. Al basale, 64 (81%) pazienti mostravano >/=5% di blasti midollari e un cariotipo “poor-risk”. Citopenia è stata riportata in 2 o 3 linee per 61 (77%) individui. In totale, sono stati somministrati 281 cicli di azacitidina per via sottocutanea (48%) o intravenosa (52%). I pazienti con score intermedio-2/elevato hanno ricevuto una media di 3 cicli (range, 1-14); 49/79 (62%) hanno ricevuto almeno 2 cicli. Sono stati valutati i dati relativi allo status trasfusionale di eritrociti (RBC) per 23 soggetti che avevano ricevuto trasfusioni di RBC nei 6 mesi precedenti il trattamento, e almeno 56 giorni di terapia con azacitidina; di questi, 10 (44%) hanno raggiunto l’indipendenza trasfusionale di RBC (il 90% dei quali durante i primi 2 cicli). Analogamente, sono stati valutati i dati relativi allo status trasfusionale piastrinico per 5 pazienti che avevano ricevuto trasfusioni di concentrati piastrinici nei 6 mesi precedenti il trattamento, ed erano stati sottoposti ad almeno 56 giorni di terapia con azacitidina; tutti e 5 (100%) hanno raggiunto l’indipendenza trasfusionale piastrinica durante i primi 2 cicli. Grinblatt ha infine notato che in questi individui a rischio elevato l’azacitidina è stata generalmente ben tollerata: i più comuni avventi avversi sono stati fatigue (23%), stipsi (19%), nausea (17%) e trombocitopenia (17%). “Gli effetti della azacitidina sui risultati e sulla qualità della vita in questa sottopopolazione di pazienti”, ha affermato l’autore, “diventeranno più chiari via via che saranno trattati sempre più soggetti con MDS ad alto rischio”.

Questa comunicazione all’EHA si accompagna a quanto pochi giorni prima lo stesso Grinblatt aveva presentato al meeting dell’ASCO (American Society of Clinical Oncology) (3), dove erano stati illustrati i risultati dell’impiego della terapia con azacitidina su individui affetti da MDS secondaria, sempre in ambito extraospedaliero. Il registro AVIDA comprende 23 pazienti trattati con azacitidina per una MDS conseguente all’esposizione a radioiodio, benzene, radiazioni o ad altra terapia, oltre a 203 soggetti affetti da MDS primaria. Dei pazienti iscritti nel registro che erano stati trattati per 56 o più giorni con azacitidina, 6 affetti da MDS secondaria e 70 da una forma primaria avevano ricevuto trasfusioni di RBC durante i 6 mesi precedenti lo studio. Di questi, hanno ottenuto l’indipendenza trasfusionale di RBC durante la terapia il 67% di quelli con MDS secondaria, e il 54% di quelli con MDS primaria.

I più comuni eventi avversi ematologici riportati dai pazienti trattati con azacitidina, per entrambe le forme di MDS, sono risultati rispettivamente anemia (18 vs. 30%), trombocitopenia (12 vs. 26%) e neutropenia (9% vs. 13%).

Grinblatt conclude affermando come i pazienti affetti da MDS secondarie, una categoria d’individui con fattori di rischio considerevolmente maggiori e a prognosi peggiore, possano attualmente essere trattati con azacitidina in ambito extraospedaliero. I primi dati in tale contesto suggeriscono considerevoli benefici, e i soggetti sembrano ottenere l’indipendenza trasfusionale a una velocità simile a quella riscontrata nei pazienti con MDS primarie.

Riferimenti bibliografici:
1) Grinblatt D. e coll. Haematologica/The Hematology Journal 2009;94(S2):S531
2) Fenaux P. e coll. Blood. 2007;110: abstract 817
3) Grinblatt D. e coll. ASCO 2009, abs 7094

 
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