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EHA 14th Annual Congress
Berlino (Germania), 4-7 giugno 2009

 
6 giugno

MM recidivante o refrattario
Lenalidomide nel mieloma multiplo: miglioramento
della risposta immunitaria umorale

 

Berlino (Germania), 6 giugno 2009 – Le infezioni batteriche ricorrenti rappresentano la causa di morte più frequente per i soggetti affetti da mieloma multiplo (MM) in stadio avanzato, derivando dalla marcata depressione della sintesi di immunoglobuline che colpisce oltre il 75% di questi soggetti. Anche la risposta agli antigeni risulta ridotta, limitando l’efficacia della vaccinazione antipneumococcica. In precedenza era stata ipotizzata l’utilità della terapia con lenalidomide prima di tale vaccinazione, allo scopo di potenziare la risposta anticorpale.

 


R. Baz, USA

Uno studio presentato al 14° Congresso dell’EHA, condotto da R. Baz, MD (Tampa, Florida; USA) e coll. (1), ha valutato gli effetti di un trattamento con lenalidomide in associazione con desametasone sui livelli di IgA in soggetti affetti da MM recidivante o refrattario,. L’analisi è stata condotta a partire da due studi pilota randomizzati di fase III (MM009/010) di confronto tra lenalidomide + desametasone vs. placebo, più uno studio di fase II (MM014) sul trattamento con lenalidomide (30mg x 21 giorni su cicli di 28) da sola, in soggetti affetti da mieloma multiplo. Tali studi avevano dimostrato l’efficacia di lenalidomide nell’incrementare il tasso di risposta e la sopravvivenza libera da progressione. Sia al momento dell’inclusione che nel corso dello studio sono stati valutati i livelli di IgA, IgG e IgM residue policlonali,utilizzando come endpoint il miglioramento della risposta umorale, definito come aumento dei livelli di Ig residue policlonali almeno fino al limite inferiore del valore normale e un aumento pari almeno al 25% in valore.

Le successive analisi sono state focalizzate sulle IgA residue poichè sono state le uniche immunoglobuline policlonali a mostrare un recupero durante il periodo di osservazione.

Il trattamento con lenalidomide e desametasone ha comportato una normalizzazione e un miglioramento dei livelli di IgA residue policlonali in un numero significativo di pazienti con MM refrattario o recidivato che hanno risposto alla terapia.

Per quanto riguarda tale effetto, il 56% e il 50% dei pazienti responsivi a len-dex degli studi MM009/MM010 e MM014 rispettivamente, hanno ottenuto la normalizzazione delle IgA entro il 7° e il 5° ciclo di trattamento (Figura 1).

Tra i pazienti che hanno risposto al trattamento, il sottogruppo con una risposta umorale positiva ha mostrato una sopravvivenza globale più prolungata rispetto ai pazienti senza risposta umorale (OS mediana, 222 vs 170 settimane; p= 0,03) (Figura 2).


K.C. Weisel,
Germania
 

In un’altra comunicazione tenutasi al congresso, Katja C. Weisel, MD (Tubingen, Germania) e coll. (2) hanno presentato i risultati preliminari dello studio MM019 (studio in aperto di fase IIIb, non comparativo) relativamente alla velocità di risposta al trattamento con lenalidomide più desametasone.

Lo studio ha coinvolto 150 pazienti con MM recidivato o refrattario sottoposti ad almeno una
precedente terapia.

I pazienti sono stati trattati con lenalidomide (25 mg/die nei giorni 1-21 di cicli ripetuti di 28 giorni) e desametasone (40 mg/die nei primi 4 giorni di terapia con lenalidomide, e per i primi quattro cicli anche nei giorni 9-12 e 17-20), con riduzioni posologiche guidate dalla tossicità o dalla funzionalità renale.

Dei 150 soggetti arruolati nel trial, sono al momento disponibili risultati dettagliati relativi a 122 pazienti (età media: 65 anni; ECOG 0: 32%, ECOG 1: 55%, ECOG 2: 13%; pazienti con precedente trapianto: 60,7%; pazienti con precedente talidomide e bortezomib 40.2% e 57,4% rispettivamente).
Come riportato in Figura 3, i tassi di risposta non sono risultati influenzati dalla tipologia di trattamento precedente.

Il 38,6% dei pazienti che ha risposto alla terapia, ha ottenuto una riduzione delle proteine M o delle catene leggere libere nel siero pari al 50% entro i primi 15 giorni di trattamento e il 71,1% entro i primi 32 giorni (Figura 4). 

Riferimenti bibliografici:
1) Baz R e coll. Haematologica/The Hematology Journal 2009;94(S2):S159
2) Weisel KC e coll. Haematologica/The Hematology Journal 2009;94(S2):S160

 
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