Farmaci ipometilanti
Azacitidina nelle MDS: indipendenza trasfusionale
e confronto con la decitabina
Berlino (Germania), 6 giugno 2009 – I pazienti affetti da sindromi mielodisplastiche (MDS) hanno spesso un elevato fabbisogno trasfusionale di emazie e piastrine, con importanti ricadute in termini di qualità della vita, costi economici ed eventi avversi (ad es. sovraccarico marziale, infezioni, reazioni allergiche e febbrili, alloimmunizzazione alle piastrine). Il fabbisogno di eritrociti si è dimostrato, in questa popolazione di individui, predittivo della sopravvivenza complessiva (OS, overall survival). Lo studio multicentrico internazionale AZA-001 (1) ha dimostrato come l’azacitidina migliori in maniera significativa la OS dei soggetti affetti da MDS ad alto rischio, rispetto agli schemi di trattamento convenzionali.
Nel corso del 14° Congresso dell’EHA, J. Seymour, MD (Melbourne, Australia) e coll. (2) hanno presentato i dati relativi a un’analisi descrittiva della OS condotta nell’ambito dello studio AZA-001 su 179 soggetti con MDS ad alto rischio (RAEB, RAEB-t o LMMC sec. la classificazione FAB; categoria di rischio intermedio-2 o elevato secondo il sistema di classificazione prognostica IPSS, vedi articolo Evoluzione nel tempo della classificazione delle sindromi meilodisplastiche), in rapporto al loro stato trasfusionale. I soggetti dello studio erano stati randomizzati, sulla base della loro categoria di malattia, al trattamento con azacitidina (75 mg/mq/die sc per 7 giorni ogni 28), in assenza di terapia con farmaci stimolanti l’eritropoiesi; tutti i pazienti avevano necessitato di >/= 1 trasfusione di emazie o piastrine nel mese precedente l’arruolamento (Figura 1). L’analisi ha dimostrato come il 45% dei pazienti (IC 95% dal 35,6 al 54,8%) abbia raggiunto l’IT (non necessità di trasfusioni per almeno 56 giorni) eritrocitaria grazie alla terapia, e il 42,1% quella piastrinica. I soggetti che hanno raggiunto l’IT per le piastrine erano stati trattati più a lungo con azacitidina, e hanno mostrato una OS maggiore (Figura 2). Nei soggetti che hanno ottenuto l’IT eritrocitaria o piastrinica grazie al trattamento, non è stata raggiunta la mediana della OS.
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A. Kumar, USA
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In un’altra comunicazione tenutasi al Congresso, A. Kumar, MD (Tampa, Florida; USA) e coll. (3) hanno condotto una revisione sistematica degli studi randomizzati e controllati (RCT, randomized controlled trials) di fase III e una metanalisi relativa ai pazienti affetti da MDS trattati con le due terapie ipometilanti autorizzate dalla FDA (Food and Drug Administration) degli Stati Uniti: azacitidina e decitabina, rispetto alla migliore terapia di supporto (BSC, best supportive care). La ricerca è stata condotta su Medline, Embase e sul database della Cochrane, oltre che sugli atti dei principali congressi ematologici internazionali, per il periodo fino al luglio 2008, effettuando un confronto indiretto tra azacitidina e decitabina. Sono stati identificati 4 RCT: 2 sul confronto tra azacitidina e placebo, e 2 tra decitabina e placebo (Figura 3). La metanalisi ha confermato una migliore OS, insieme a una migliore sopravvivenza libera da eventi, nei pazienti trattati con agenti ipometilanti, senza un incremento significativo della mortalità correlata ai trattamenti (Figura 4A). Scorporando i due trattamenti, solo l’azacitidina ha però dimostrato un vantaggio per i due endpoint (Figura 4B), mentre la decitabina è risultata significativamente migliore della BSC esclusivamente in termini di sopravvivenza libera da eventi (Figura 4C e Figura 4D). Gli autori hanno comunque sottolineato la necessità di condurre RCT di confronto diretto tra le due molecole, in questa popolazione di soggetti.
Riferimenti bibliografici:
1) Fenaux P. e coll. Lancet Oncol 2009;10(3):223-232
2) Seymour J. e coll. Haematologica/The Hematology Journal 2009;94(S2): S328
3) Kumar A. e coll. Haematologica/The Hematology Journal 2009;94(S2): S269-270
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