TERAPIE CELLULARI E BIOINGEGNERIA
Trapianto di isole pancreatiche oltre l’immunosoppressione sistemica

C. Ricordi,
USA |
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“Nonostante i progressi degli ultimi anni, esistono ancora molte limitazioni all’applicazione su ampia scala del trapianto di isole pancreatiche in campo clinico”. Questo ha detto Camillo Ricordi (Diabetes Research Institute, Università di Miami, USA), all’EASD 2008. “E tra queste, la necessità di ricorrere agli immunosoppressori a vita e il lento deterioramento negli anni della funzionalità delle isole dopo il trapianto”.
Tuttavia, nell’ultimo decennio si è avuto un considerevole miglioramento dei risultati, rispetto al periodo antecedente l’adozione della terapia immunosoppressiva a base di sirolimus secondo il protocollo di Edmonton durante cui solo 1/3 circa delle isole trapiantate funzionava a distanza di un anno.
“L’adozione di questa strategia antirigetto” ha detto Ricordi, “ha permesso di raggiungere in molti centri l’insulino-indipendenza nei trapianti di isole, con più dell’80% dei riceventi ‘liberati’ dalla necessità di iniezioni quotidiane per più di un anno dopo l’intervento. Ciò ha rappresentato un notevole miglioramento rispetto a valori precedenti, che si attestavano tra il 10 e il 40% dopo un anno”.
Oltre ai miglioramenti nel campo dell’insulino-indipendenza e della funzionalità del trapianto a lungo termine, l’ultimo decennio è stato testimone dei primi risultati ascrivibili a effetti benefici del trapianto di isole sulle complicanze del diabete. “Come sempre accade con le prime esperienze nel trapianto d’organo” ha ribadito Ricordi, “questi risultati clinici iniziali sono stati ‘confusi’. Con l’adozione del protocollo di Edmonton, i dati a lungo termine del follow-up (3-7 anni), nella maggior parte degli studi hanno indicato un lento declino della funzione delle isole dopo il trapianto. Comunque, i riceventi sono generalmente stati in grado di mantenere livelli pressochè normali di HbA1c in assenza di gravi episodi ipoglicemici, che costituivano il requisito primario per il trapianto di isole in questi studi iniziali”.
Una possibile spiegazione per l’inesorabile deterioramento della massa delle isole trapiantate è che l’immunosoppressione basata su sirolimis-prograf adottata in questi studi comprometteva la capacità di rigenerarsi delle beta-cellule, con conseguente incapacità di mantenere una secrezione di insulina sufficiente negli anni. Si sono succeduti miglioramenti dei protocolli di immunosoppressione, ha sottolineato Ricordi, che hanno portato a paralleli miglioramenti nell’insulino-indipendenza, anche con un trapianto di isole da unico donatore, e ulteriori studi randomizzati controllati sono ora in corso in Nordamerica ed Europa. “Oggi sono allo studio anche numerose altre strategie di intervento: per migliorare gli esiti clinici a lungo termine, riducendo contemporaneamente al minimo gli effetti indesiderati delle terapie immunosoppressive”.
Ricerche integrate in campo immunologico, le fonti alternative di cellule che producono insulina, la rigenerazione delle isole, lo studio di nuovi siti di impianto, il contributo della bio-ingegneria e delle nanotecnologie favoriscono oggi la messa a punto di nuove applicazioni nel settore delle terapie cellulari per la cura del diabete.
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