CONTROLLO GLICEMICO
Diabete: trascurarlo mette a rischio il cuore e la vita
Se da un lato non esiste ancora consenso scientifico unanime sul ruolo che la riduzione della glicemia ha nell’abbassare il rischio di malattia cardiovascolare, a voler guardare il rovescio della medaglia è dimostrato, e lo studio Glycaemic control and cardiovascular complications and death in type 2 diabetes, presentato all’EASD 2008, lo conferma appieno, il ruolo che il mancato controllo della glicemia ha nell’accrescere il rischio cardiovascolare.
L’équipe di Katarina Eeg-Oloffsson (Sahlgrenska University Hospital, Goeteborg, Sweden), che riunisce ricercatori provenienti dalle principali università svedesi, ha analizzato il database del registro nazionale del diabete, prendendo in esame per 6 anni, a partire dal 1998, 17.691 persone con diabete di tipo 2, di età compresa tra i 18 e gli 85 anni, che non avevano mai avuto ictus o sofferto di malattia coronarica. Il 49,1% del campione era in cura con farmaci antiipertensivi, il 10,8% con farmaci anticolesterolo, il 13,9% fumava e il 21,4% presentava microalbinuria.
“Il nostro studio osservazionale, condotto su un campione estremamente ampio di diabetici di tipo 2 scelti casualmente, in un ambito di normale pratica clinica, dimostra l’aumento graduale del rischio di malattia cardiovascolare, ictus e mortalità al crescere dei valori dell’emoglobina glicata, indipendentemente da ogni altro fattore di rischio noto” sono state le conclusioni di Eeg-Olofsson.
L’analisi statistica, dopo aggiustamento per età, sesso, durata della malattia diabetica, fumo, presenza di microalbuminuria e utilizzo di farmaci antiipertensivi e ipocolesterolemizzanti, indica che l’aumento di un punto dei valori di emoglobina glicata (HbA1c) incrementa del 13% il rischio di malattia coronarica, del 9% quello di ictus, del 12% il rischio di morte.
Mettendo a confronto pazienti con diversi livelli di HbA1c, e considerando l’intervallo di valori 6,0-6,9 come riferimento, il gruppo di diabetici con HbA1c compreso tra 7,0 e 7,9 aveva un rischio di malattia coronarica fatale o meno aumentato del 33%, aggiustato per età e sesso, mentre il gruppo con valori tra 8,0 e 8,9 aveva lo stesso rischio aumentato del 56%. Infine, l’aumento di un punto dei valori di HbA1c incrementava del 7% il rischio che un evento cardiovascolare risultasse mortale.
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