STUDIO ROMEO
La terapia educazionale di gruppo migliora il controllo del diabete

M. Trento,
Torino |
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I risultati dello studio ROMEO (Ripensare l’Organizzazione per Migliorare l’Educazione e gli Outcome) in 12 centri di diabetologia italiani, sono stati presentati al 44° congresso dell’EASD da Marina Trento (Laboratorio di Pedagogia Clinica, Università di Torino). Al proposito, si veda anche l’intervista con la stessa Marina Trento, pubblicata sempre su infodiabetes, cliccando qui.
“Il diabete è una malattia cronica che richiede, da parte della persona che ne è affetta, l’acquisizione di nuove condotte di salute e modifiche dello stile di vita” ha detto Trento. “Contemporaneamente necessita di assistenza sanitaria continua e di interventi di educazione ripetuti, per prevenire le complicanze acute e ridurre il rischio di complicanze a lungo termine. L’educazione diventa così la chiave di volta, il ponte che può unire le esigenze della singola persona a quelle cliniche di un corretto trattamento: si tratta di mettere a punto un nuovo modello di assistenza pensato per la persona che deve apprendere ad adattarsi ad una malattia cronica”.
A partire dal 1996, sulla base di questi presupposti, è stato sviluppato e sperimentato un modello clinico-pedagogico (“Group Care”) che prevede visite di educazione terapeutica per gruppi, con approccio di tipo sistemico in alternativa alla tradizionale visita diabetologica individuale. Si è così costruito un percorso clinico-educativo e assistenziale che si è dimostrato capace di stabilizzare il compenso metabolico, migliorare la qualità di vita e l’acquisizione di nuove condotte di salute.
“Sulla scorta delle considerazioni generali di cui sopra, dei risultati ottenuti nel nostro Centro dell’Università di Torino con il modello di Group Care e dell’interesse dimostrato da alcuni Servizi di Diabetologia, è stato predisposto il trasferimento del metodo di assistenza per gruppi a 12 strutture diabetologiche italiane che si erano dichiarate disponibili a partecipare ad uno studio multicentrico” ha ricordato Trento.
Il progetto, denominato ROMEO, acronimo di “Ripensare l’Organizzazione per Migliorare l’Educazione e gli Outcome”, iniziato nel dicembre ’99 e terminato nell’agosto del 2007, ha definito un percorso di trasferibilità e riproducibilità del modello della Group Care. Degli 815 pazienti arruolati nello studio, 421 sono stati seguiti mediante Group Care e 394 mediante visite tradizionali.
Al termine dello studio, “dopo attente analisi statistiche, si è dimostrato che i soli pazienti seguiti mediante la Group Care migliorano il loro compenso metabolico, i livelli pressori, il colesterolo e i trigliceridi insieme alle conoscenze, alla qualità di vita e alla capacità di gestire la malattia” ha sottolineato Trento. I pazienti in “terapia di gruppo” mostrano valori dei diversi parametri significativamente inferiori (p<0,001) a quelli dei diabetici seguiti tradizionalmente: emoglobina glicata [-1,49% (-1,63/-1,34)], glicemia a digiuno [-19,1 mg/dl (-27,1/-11,1)], peso [-3,15 kg (-4,21/-2,08)], BMI [-1,09 (-1,56/-0,62)], pressione sistolica [-4,4 mmHg (-7,3/-1,5)] e diastolica [-3,3 mmHg (-5,2/-1,3)], trigliceridi [-44,8 mg/dl (-56,0/-33,5)], colesterolo totale [-25,7 mg/dl (-31,8/-19,5), colesterolo HDL [+5,2 mg/dl (+3,5/+7,0)].
“Il progetto ROMEO” ha ricordato infine Trento, “ha fatto dell’intervento educativo il punto di forza per favorire il cambiamento nella persona diabetica”. Oltre ad essere uno studio clinico randomizzato, ROMEO rappresenta “il desiderio e l’entusiasmo di molti operatori che cercano di individuare metodologie e programmi assistenziali capaci di rispondere in modo innovativo, sfruttando meglio le risorse disponibili, alle molte esigenze dei cittadini con diabete”.
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