RICERCA
La memoria lunga del diabete
Recentemente è stato ipotizzato Il fenomeno della cosiddetta “memoria metabolica” del diabete, ossia della capacità che le cellule esposte a iperglicemia hanno di continuare a produrre in eccesso e liberare radicali liberi, dannosi in particolare per l'endotelio, il tessuto di rivestimento dei vasi sanguigni, e le beta-cellule che producono insulina.
Un lavoro che verrà pubblicato prossimamente da due ricercatori australiani, Assam El-Osta e Mark Cooper, sul Journal of Experimental Medicine ha evidenziato inoltre, e per la prima volta, un coinvolgimento genetico nel fenomeno della memoria metabolica: l’iperglicemia, infatti, attiverebbe un gene che regola il fattore NF-kB, coinvolto nel processo infiammatorio, e che rimarrebbe attivato nonostante la normalizzazione della glicemia.
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A. Ceriello,
Regno Unito |
Questi studi di grande rilevanza scientifica hanno potenziali implicazioni pratiche. Innanzitutto, dal punto di vista clinico: confermano la necessità di un intervento il più precoce possibile nelle persone cui sia stato diagnosticato il diabete, per abbassare subito la glicemia. “Ciò è peraltro in linea con quanto sostenuto da diversi studi che evidenziano come questo intervento sia utile a ridurre le complicanze della malattia” ha spiegato Antonio Ceriello (Warwick University, Regno Unito). “Tra l’altro” ha aggiunto, “un gruppo di ricercatori cinesi ha pubblicato poche settimane fa su The Lancet uno studio che dimostra proprio come l’intervento aggressivo alla diagnosi sia utile a salvaguardare anche la beta-cellula”.
Inoltre, queste scoperte aprono la strada alla ricerca di nuovi farmaci. “Per esempio” – ha detto ancora Ceriello, “i sartani, comuni farmaci antiipertensivi, sono in grado di bloccare la memoria metabolica, ossia di arrestare questo processo. Riteniamo, però, che una sostanza più interessante, da questo punto di vista, sia l’acido alfa-lipoico, che è in grado di modulare, normalizzandola, l’attività di produzione dei radicali liberi a livello mitocondriale. Poi, una sostanza naturale, presente in grande quantità in alcune verdure come broccoli, rapanelli e rafano – il sulforafano – ha attirato l’attenzione del gruppo di Paul Thornalley. Thornalley ha dimostrato su Diabetes che il sulforafano ha la caratteristica di stimolare le difese antiossidanti all’interno delle cellule e quindi potrebbe essere in grado di contrapporsi agli effetti della memoria metabolica. Stiamo ora lavorando anche su questa ipotesi”.
In prospettiva, quindi, tutti questi studi sono incoraggianti, tuttavia non sufficienti. “Infatti, non basta fermare o bloccare la memoria metabolica. Bisogna trovare la strada per annullarla o come si dice in gergo tecnico ‘spegnerla’: far perdere la memoria al diabete. E qui c’è ancora molta strada da fare” ha concluso Ceriello.
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