INDICATORI DI CURA
Progetto EUCID: Italia bene, Europa meglio degli USA

C.B. Giorda,
Torino |
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Prima Irlanda, seconda Olanda, terza Francia, quarta Italia: ecco la classifica europea, uscita da EASD 2008, dei paesi in cui il diabete risulterebbe curato meglio, confrontando i dati del Progetto EUCID (European Core Indicators in Diabetes), finanziato dall’Unione Europea per monitorare gli indicatori del diabete e delle sue complicanze in Europa, e del secondo rapporto nazionale sugli “Indicatori di qualità dell’assistenza diabetologica in Italia”: Annali di diabetologia AMD (Associazione Medici Diabetologi) 2007.
Coordinatore del Progetto EUCID in Italia è stato Carlo B. Giorda, responsabile Servizio Malattie Metaboliche e Diabetologia, ASL Torino 5 Regione Piemonte, che ha detto: “EUCID raccoglie i dati contenuti nei database assistenziali di 19 paesi UE, gli Annali AMD prendono in considerazione i dati di 95 Centri di diabetologia italiani, appartenenti a 139.147 pazienti visitati nel corso del 2005”.
L’analisi dei dati dice che, in Italia, solo il 58,1% delle persone con diabete di tipo 2 ha un valore di emoglobina glicata (HbA1c), universalmente riconosciuto il miglior parametro per determinare il grado di controllo della malattia, superiore al 7%. Il dato medio è 7,8% nel diabete di tipo 1 e 7,4 % nel diabete di tipo 2. Meglio di noi: Irlanda (32%), Olanda (48%) e Francia (50%). Mentre paesi considerati a elevata organizzazione sanitaria come Danimarca (64%), Germania (64%) e Belgio (69%), evidenziano una situazione nettamente meno favorevole.
Ancora più confortante per il nostro paese sembrerebbe il confronto con gli USA. Autorevolissime rilevazioni come la survey NHANES promossa dal NIH (l’Istituto di sanità del governo americano) o i dati della NCQA (National Committee for Quality Assurance) riportano che i diabetici statunitensi hanno un’HbA1c superiore a 9,5% in percentuali dal 20 al 40% e superiore all’8% in percentuali tra il 40 e il 50%. Inoltre, un’indagine pubblicata nel 2005 sui diabetici seguiti nei centri accademici USA dimostrava che i valori erano superiori al 7% in ben il 66% dei pazienti, nonostante indicatori di processo molto buoni: il 97,6% aveva effettuato almeno un controllo dell’emoglobina glicata nel corso dell’anno. In Italia, ciò accade nell’83-84% dei casi; al top: Francia, Olanda e Belgio con il 99%.
Secondo varie linee-guida l’obiettivo da raggiungere, per prevenire le complicanze microvascolari della malattia diabetica (dei piccoli vasi arteriosi come la retinopatia, che porta danni alla vista, la nefropatia, che compromette la funzione renale, la neuropatia periferica, che favorisce le lesioni al piede, la neuropatia autonomica, che può dare disturbi a cuore, intestino e vescica), sarebbe un valore >7, che si riduce a 6,5 per prevenire quelle macrovascolari (dei grossi vasi arteriosi con aumentato rischio di arteriosclerosi e quindi infarto, ictus).
Relativamente ai fattori di rischio cardiovascolare, ecco la situazione:
- Pressione arteriosa: in questo caso, il confronto è fatto sulla percentuale di pazienti testati che ha una pressione non a target, ovvero con valori superiori a 135/95 mmHg. Secondo gli Annali AMD 2007 tale dato è 64,2 % nel tipo 2. Anche tenendo conto di valori soglia di 140/90 mmHg, più generosi, considerati nell’EUCID, l’Italia non pare brillare nel controllo pressorio in quanto la percentuale dei non a target in Europa va dal 17% della Francia al 46% della Svezia. Forse, vi si può leggere un richiamo per il diabetologo italiano a controllare meglio questo fattore di rischio.
- Assetto lipidico: il confronto con i dati riportati nello studio EUCID per l’assetto lipidico va fatto sulla percentuale di pazienti testati che ha LDL (il colesterolo cattivo) superiore a 100 mg/dl. Secondo gli Annali AMD 2007 tale dato è 66,2% nel tipo 2. L’Italia si colloca all’10° posto, in una posizione medio-bassa, tra i primi, come Irlanda (16%) e Danimarca (33%), e gli ultimi, come Cipro e Scozia (84%).
- Obesità: dagli Annali AMD 2007 emerge che il BMI medio è di 24,6 nel tipo 1 e di 29,2 nel tipo 2, con una percentuale di obesi (BMI >30) pari a 38,5 % nel tipo 2. In questo caso l’Italia si colloca in Europa a un livello intermedio: secondo EUCID è quinta dopo Belgio (35%), Austria e Danimarca (36%), Finlandia (38%), ma prima di Francia (39%), Inghilterra e Germania (45%), Cipro, Svezia, Olanda e Scozia (47%), Irlanda (49%). Come dire che nella popolazione adulta con diabete l’Italia non è ai primi posti in Europa.
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