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Dal congresso dell'AHA 2008
AHA Scientific Sessions 2008
November 8-12, 2000 - New Orleans, Louisiana

9 novembre

SISTEMA NERVOSO/RENE/CIRCOLO PERIFERICO
Correlazione fra vaccinazione antinfluenzale e riduzione del rischio di TEV


J. Emmerich,
Francia
 

Pare proprio che la vaccinazione antinfluenzale protegga dalla tromboembolia venosa (TEV): è quello che suggerisce un nuovo studio retrospettivo caso-controllo. Joseph Emmerich, MD (Università di Parigi Cartesio, Francia) ha presentato lo studio FARIVE alle Scientific Sessions del congresso AHA 2008. Si tratta di dati additivi rispetto alla nota relazione fra vaccinazione antinfluenzale e malattia coronarica e, se saranno confermati in studi ulteriori, potrebbero avere “un impatto notevole in termini di salute pubblica, a proposito di un provvedimento che ha già peraltro un favorevole profilo costo/efficacia.”

Basandosi in parte sullo studio FLUVACS del 2003, AHA e ACC raccomandano la vaccinazione contro l’influenza stagionale come provvedimento di prevenzione secondaria nei soggetti con una malattia coronarica o una vasculopatia aterosclerotica nota. Per valutare se la vaccinazione antinfluenzale abbia anche un effetto sulla TEV, Emmerich e colleghi hanno chiesto a 727 pazienti ricoverati per un primo episodio di trombosi venosa profonda o embolia polmonare se avevano eseguito la vaccinazione antinfluenzale nell’anno precedente, hanno quindi confrontato le caratteristiche dei pazienti e la loro storia clinica con quella di 727 soggetti di controllo, di età e sesso sovrapponibili, ricoverati nello stesso periodo, ma senza una malattia trombotica.

I ricercatori hanno documentato che i pazienti con TEV avevano una maggiore probabilità di essere sovrappeso, di avere più elevati livelli di istruzione, di assumere contraccettivi orali, di presentare vene varicose e di aver ricevuto la vaccinazione antinfluenzale nei 12 mesi precedenti. Dopo correzione dei dati per tutte le altre covariate, è risultata evidente un’associazione significativa fra la vaccinazione antinfluenzale e una riduzione del 26% del rischio di TEV in tutti i soggetti e una riduzione del 48% di tale rischio negli individui di età inferiore rispetto all’età media dello studio, che era di 52 anni. Emmerich ha concluso che “questo studio caso-controllo suggerisce per la prima volta che la vaccinazione antinfluenzale può ridurre il rischio di TEV”.

Discutendo questi dati con la stampa, Emmerich ha invitato alla cautela, ricordando che c’è bisogno di un’ulteriore conferma a questi risultati in studi clinici controllati e randomizzati di grandi dimensioni. Ha sottolineato che si tratta di uno studio che genera un’ipotesi di lavoro, e non di un trial disegnato per oggettivare una riduzione della TEV in seguito alla vaccinazione antinfluenzale. “Una possibilità è che i pazienti vaccinati trascorrono meno tempo immobili a letto e l’immobilità è una causa ben nota di TEV. Un’altra possibilità è che la riduzione della TEV sia correlata in maniera diretta alla riduzione delle infezioni da virus influenzale, che comportano un’infiammazione sistemica, che a sua volta può fare precipitare un evento di TEV. La terza possibilità è che la vaccinazione antinfluenzale comporti una riduzione del rischio di TEV di per sé, attraverso meccanismi che non conosciamo: si tratta di una eventualità che non possiamo comunque escludere”.

Emmerich ha concluso che, insieme con il suo gruppo di lavoro, spera di realizzare un ampio trial prospettico randomizzato sul rapporto fra vaccinazione antinfluenzale e TEV. Ha anche invitato altri gruppi di ricercatori a duplicare questi risultati. “Prima avremo a disposizione la riproduzione di dati simili a questi da parte di altri gruppi di ricercatori o i risultati di trial prospettici di prevenzione secondaria e prima potremo allargare l’indicazione della vaccinazione antinfluenzale non solo ai pazienti ad alto rischio e a quelli affetti da una malattia cardiovascolare, ma anche a coloro che hanno presentato un’embolia polmonare o una trombosi venosa profonda.”

 
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