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Dal congresso dell'AHA 2008
AHA Scientific Sessions 2008
November 8-12, 2000 - New Orleans, Louisiana

11 novembre

IPERTENSIONE
Il tè all’ibisco riduce la pressione arteriosa


D.L. McKay, USA
 

In un trial clinico randomizzato di dimensioni limitate, tre tazze di tè all’ibisco ogni giorno per 6 settimane hanno ridotto la pressione arteriosa sistolica (PAS) di circa 7 mmHg in soggetti con una condizione di pre-ipertensione o lievemente ipertesi. Nei soggetti con una PAS al di sopra di un valore mediano di 129 mmHg, l’entità della riduzione della pressione è risultata doppia, pari a circa 14 mmHg dopo 6 settimane, con una riduzione significativa anche della pressione arteriosa diastolica e di quella media.

Questi dati “suggeriscono che l’assunzione costante di tè all’ibisco come componente regolare della dieta può risultare un aiuto utile per controllare la pressione arteriosa in soggetti a rischio di sviluppare ipertensione”, ha detto l’autrice principale dello studio, Diane L. McKay, MD (Jean Mayer USDA Nutrition Research Center on Aging, Tufts University, Boston, USA) in occasione della conferenza stampa di presentazione del trial durante le Scientific Sessions dell’AHA 2008. La McKay ha aggiunto che, considerando questi dati su una scala di popolazione, anche da modificazioni di entità limitata come quelle documentate in questo studio ci si può aspettare una riduzione di ictus, malattia coronarica e mortalità globale. 

I fitofarmaci bioattivi
L’ibisco è fra gli ingredienti più comuni delle miscele di tè vendute negli Stati Uniti, in base a quanto riferito dalla McKay, che ha aggiunto che i principali componenti dell’ibisco comprendono le antocianine e altri flavonoidi, come anche composti polifenolici e acidi fenolici.

La McKay ha ricordato che a queste molecole sono state attribuite diverse proprietà, fra cui un’azione di inibizione dell’enzima di conversione dell’angiotensina, e ha aggiunto che trial clinici precedenti hanno utilizzato il tè nero come controllo, che ha tuttavia un effetto noto sulla reattività vascolare, per cui non costituisce un controllo adeguato per valutare l’effetto dell’ibisco. Inoltre, la ricercatrice ha ricordato che uno studio di confronto fra il tè all’ibisco e l’ACE-inibitore captopril ha documentato un’efficacia anti-ipertensiva sovrapponibile.
Lo scopo dello studio attuale era di stabilire se il tè all’ibisco, “in una quantità che può diventare parte costante di un regime dietetico regolare”, sia in grado di ridurre la pressione arteriosa in adulti in stadio di pre-ipertensione o lievemente ipertesi rispetto al placebo.

Si tratta di un trial randomizzato, in doppio cieco e controllato con placebo su 65 uomini e donne in buona salute di età compresa fra 30 e 70 anni e con una PAS compresa fra 120 e 150 mmHg e una (pressione arteriosa diastolica) PAD </=95 mmHg.

I partecipanti non assumevano farmaci antiipertensivi o altri farmaci o supplementi dietetici che potessero interferire con i livelli di pressione arteriosa. L’indice di massa corporea (BMI) non è stato compreso fra i criteri di esclusione ed era fra 18,5 e 34,9.

I partecipanti sono stati randomizzati all’assunzione di tre tazze di tè all’ibisco (una tazza = 225 grammi) al giorno per sei settimane o a una bevanda di placebo corrispondente. Il tè all’ibisco veniva preparato infondendo per sei minuti una cartina di 1,25 grammi di ibisco secco in una tazza contenente 225 g di acqua bollita. La bevanda di placebo corrispondente veniva preparata aggiungendo un concentrato all’aroma di ibisco a una tazza contenente 225 g d’acqua.

La bevanda andava consumata entro 12 ore dal momento della preparazione e poteva essere servita calda o fredda, con o senza latte o zucchero. La bevanda di placebo non conteneva ovviamente le antocianine, che si ritiene costituiscano la componente attiva dell’ibisco, ha sottolineato la McKay.

Gli endpoint erano le variazioni rispetto alla base di PAS, PAD e pressione arteriosa media (PAM).
“Dopo sei settimane, abbiamo documentato che i soggetti che assumevano il té all’ibisco presentavano livelli di pressione arteriosa sistolica significativamente inferiori rispetto agli individui del gruppo in placebo”, ha detto la McKay. Sono state osservate anche riduzioni della PAD e della PAM, ma queste non erano statisticamente significative.

Variazioni della pressione arteriosa a 6 settimane con il tè all’ibisco vs. placebo

Pressione arteriosa

Tè all’ibisco, PA media di base

Tè all’ibisco, variazione

Placebo, PA media di base

Placebo, variazione

PAS (mmHg)

129,4

-7,2

129,8

-1,3

PAD (mmHg)

78,9

-3,1

79,6

-0,5

PAM (mmHg)

95,7

-4,5

96,3

-0,8

Tuttavia, un’analisi per sottogruppi ha documentato che, nei soggetti che presentavano una pressione arteriosa sistolica superiore a 129 mmHg, l’entità della variazione documentata con il tè all’ibisco era all’incirca doppia rispetto a quella osservata nell’intero gruppo e “le differenze con il placebo per quanto riguarda pressione sistolica, diastolica e media, erano tutte statisticamente significative”, ha detto McKay. 

Variazioni della pressione arteriosa a 6 settimane con il té all’ibisco vs. placebo
in soggetti con PA sistolica di base >129 mmHg
Pressione arteriosa Tè all’ibisco, PA media di base Tè all’ibisco, variazione Placebo, PA media di base Placebo, variazione
PAS (mmHg) 133,8 -13,2 135,7 -1,3

Valutando i propri dati in rapporto ai risultati di lavori precedenti, la McKay ha concluso che, in una prospettiva di popolazione, una riduzione di 3 mmHg della pressione arteriosa sistolica può tradursi in una riduzione della mortalità per ictus dell’8%, della mortalità per malattia coronarica del 5% e della mortalità globale del 4% (1).
Alla domanda rivoltale dopo la sua presentazione riguardo i possibili effetti collaterali dell’ibisco, la McKay ha risposto: “Abbiamo dati provenienti dalla Nigeria, dove il consumo pro-capite di bevande a base di ibisco è equivalente all’incirca a 25 tazze al giorno di tè all’ibisco, che ci indicano che non esistono praticamente effetti avversi.”

Bibliografia
Whelton PK, He J, Appel LJ, et al. Primary prevention of hypertension: clinical and public health advisory from the National High Blood Pressure Education Program. JAMA 2002; 288:1882-1888.

 
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