PREVENZIONE
ACCOMPLISH: associazione ACE-inibitore/calcioantagonista più efficace per la riduzione degli eventi clinici nei pazienti ipertesi
Sono stati presentati al congresso ACC.08 i dati dello studio Avoiding Cardiovascular Events in Combination Therapy in Patients Living with Systolic Hypertension (ACCOMPLISH), che ha dimostrato che l’associazione dell’ACE-inibitore benazepril con il calcioantagonista amlodipina in un’unica compressa è più efficace rispetto all’associazione ACE-inibitore/diuretico in termini di riduzione degli eventi cardiovascolari maggiori fatali e non fatali in pazienti ipertesi ad alto rischio.
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K. Jamerson,
USA |
L’autore principale dello studio, il Dott. Kenneth Jamerson (University of Michigan, USA), che ne ha presentato i risultati durante la sessione odierna dei “Late-breaking clinical trials”, si è detto “entusiasta dei risultati di uno studio disegnato per sfidare le attuali linee-guida relativamente alla definizione della strategia ottimale per il controllo della pressione arteriosa e per la prevenzione degli eventi cardiovascolari nei pazienti ad alto rischio”.
“Utilizzando l’associazione di un calcioantagonista e di un ACE-inibitore, si ottiene un controllo pressorio ottimale”, ha sostenuto Jamerson, il quale ha aggiunto che “è stato osservato un simile controllo della PA anche con l’associazione ACE-inibitore/diuretico. Nonostante valori simili di pressione arteriosa, l’associazione calcioantagonista/ACE-inibitore ha comportato una riduzione della morbilità e della mortalità cardiovascolari pari al 20%”.
I dati
Le attuali raccomandazioni per il trattamento dell’ipertensione in stadio 1 comprendono l’utilizzo di un diuretico tiazidico per la maggior parte dei pazienti, prendendo poi in considerazione l’aggiunta di un ACE-inibitore, un sartano, un beta-bloccante o un calcioantagonista. Nei pazienti con ipertensione allo stadio 2 (valori di PA >/=160/>/=100 mm Hg), si raccomanda una terapia di associazione, solitamente con un diuretico e un ACE-inibitore.
Nell’ACCOMPLISH, sono stati arruolati 11.400 uomini e donne di età uguale o superiore a 55 anni con una pressione arteriosa sistolica >/=160 mm Hg o già in terapia anti-ipertensiva, con evidenza di una malattia cardiovascolare, di una nefropatia o di un danno di un organo bersaglio.
Oltre il 70% dei pazienti arruolati era già stato trattato con l’associazione di due o più farmaci anti-ipertensivi e solo il 37,5% di loro presentava un buon controllo dei valori pressori di base (PA<140/90 mmHg, target attualmente raccomandato dal Joint National Committee on Prevention, Detection, Evaluation, and Treatment of High Blood Pressure). Il protocollo dello studio prevedeva che i pazienti sospendessero il trattamento in corso e, senza una fase di washout, fossero randomizzati al trattamento di associazione con benazepril più idroclorotiazide o con amlodipina più benazepril.
A 36 mesi, i livelli di pressione arteriosa erano migliorati in maniera significativa, e oltre il 75% dei pazienti in entrambi i gruppi di trattamento presentava valori pressori <140/90 mmHg. Gli autori hanno riportato che il trattamento con benazepril più amlodipina comportava una riduzione della morbilità e mortalità cardiovascolari, definite come morte cardiovascolare, infarto miocardico fatale/non fatale, ictus fatale/non fatale, ricovero per angina instabile e rivascolarizzazione coronarica del 20%, rispetto ai soggetti trattati con l’associazione benazepril/diuretico.
ACCOMPLISH: endpoint primario* e secondario
Endpoint |
Hazard ratio (IC al 95%) |
*Morbilità/mortalità cardiovascolari |
0,80 (0,71-0,90) |
Morbilità/mortalità cardiovascolari (esclusa la rivascolarizzazione coronarica) |
0,79 (0,68-0,92) |
Mortalità cardiovascolare |
1,34 (0,98-1,84) |
IM non fatale |
1,09 (0,92-1,45) |
Ictus non fatale |
1,22 (0,91-1,63) |
Ricovero per angina instabile |
1,36 (0,87-2,13) |
Rivascolarizzazione coronarica |
1,11 (0,95-1,30) |
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Durante la conferenza stampa, Jamerson ha sottolineato che l’età media dei soggetti studiati era di 68 anni e il paziente più anziano aveva 98 anni. Sebbene l’ipotensione possa costituire un rischio negli anziani, associandosi a un aumento di cadute e fratture, tutto questo non si è verificato nello studio ACCOMPLISH.
Il Dott. Michael Weber (SUNY Downstate Medical Center, Brooklyn, USA), che fa parte del comitato esecutivo dello studio ACCOMPLISH, si è detto d’accordo con Jamerson, sostenendo che “questi dati dovranno necessariamente comportare un cambiamento delle linee-guida”.
"Attualmente, esiste la raccomandazione di includere sempre un diuretico quando si prescrive una terapia di associazione per il trattamento dell’ipertensione” ha detto Weber. “Sono sicuro che questa indicazione cambierà. Non al punto da indicare che il farmaco da preferirsi per l’associazione sia un calcioantagonista come l’amlodipina, ma certamente non dovrà più essere obbligatoriamente un diuretico e l’aggiunta di un calcioantagonista costituirà una delle opzioni possibili”.
Le slide dello studio
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