INTERVENTISTICA
Lo studio BRAVE-3: il crollo degli inibitori della GP IIb/IIIa nello STEMI
L’utilizzo dell’inibitore della GP IIb/IIIa abciximab nei pazienti con uno STEMI (infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST) sottoposti a PCI dopo un pretrattamento con una dose di carico di clopidogrel pari a 600 mg non aggiunge nessun beneficio oggettivabile, in base alle conclusioni di un nuovo studio presentato nella giornata di Domenica all’ACC.08/i2 Summit-SCAI.
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J. Mehilli,
Germania |
La Dott.ssa Julinda Mehilli (Deutsches Herzzentrum, Munich, Germania) ha presentato i risultati dello studio BRAVE-3 nella sessione dei “Late-breaking clinical trials” e ha spiegato che si tratta del primo studio che abbia mai valutato l’influenza del clopidogrel ad alta dose sul trattamento con abciximab esclusivamente in pazienti con uno STEMI acuto. “L’IM acuto costituisce una problematica medica maggiore e questo studio ci aiuta a definire la strategia di trattamento ottimale”, ha detto la ricercatrice. Inoltre, ha sottolineato che l’aggiunta del clopidogrel senza abciximab può risultare favorevole anche dal punto di vista del rapporto costo/efficacia e della riduzione delle complicanze emorragiche. “Non è corretto, tuttavia, pensare di non utilizzare mai più gli inibitori della GP IIb/IIIa perché i risultati di questo studio sono stati negativi”, ha aggiunto.

G. Stone, USA |
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Il Dott. Gregg Stone (Columbia University, New York, USA), che ha discusso questo lavoro, si è congratulato con Mehilli e colleghi per “uno studio eseguito in maniera brillante, con implicazioni importanti e innovative”. Ha notato che l’associazione di abciximab ed eparina costituisce ancora il trattamento standard dello STEMI, ma si tratta di una strategia ormai datata, dal momento che sempre più medici utilizzano ora la bivalirudina per il trattamento dello STEMI acuto.
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William Knopf,
USA |
La Mehilli ha ricordato che la la bivalirudina non viene ancora utilizzata in Europa per il trattamento dello STEMI, e il moderatore della conferenza stampa, il Dott. William Knopf (Atlanta Cardiology Group, USA) ha riportato una stima in base alla quale solo il 10%-15% delle procedure di angioplastica primaria negli USA contemplano l’utilizzo della bivalirudina, per cui i risultati dello studio BRAVE-3 restano di grande rilevanza clinica. “Il punto cruciale sembra proprio l’elevata dose di carico del clopidogrel” ha notato Knopf.
Nessuna differenza fra i gruppi per le dimensioni dell’infarto
Lo studio BRAVE-3 è un trial randomizzato, multicentrico, in doppio cieco e controllato con placebo con 800 pazienti con IM acuto giunti all’osservazione medica entro 24 ore dall’insorgenza dei sintomi e sottoposti a PCI. Tutti i partecipanti sono stati trattati con 500 mg di aspirina, 5000 UI di eparina non frazionata (UFH) e un pretrattamento con 600 mg di clopidogrel, e sono stati poi assegnati ad abciximab (bolo e infusione come di consueto) o placebo.
Le caratteristiche di base e angiografiche sono risultate simili fra i due gruppi e non sono state rilevate differenze neppure per quanto riguarda un flusso TIMI 3 dopo la procedura. In entrambi i gruppi, il 44% dei pazienti è stato trattato con uno stent medicato e il 50% in ciascun braccio ha ricevuto uno stent metallico.
L’endpoint primario dello studio era costituito dalle dimensioni dell’infarto del ventricolo sinistro, valutate mediante una SPECT eseguita da 5 a 10 giorni dopo l’arruolamento. Endpoint secondari hanno compreso l’incidenza combinata di morte, reinfarto, rivascolarizzazione urgente e ictus e l’incidenza di emorragie e trombocitopenia grave.
Non sono state riscontrate differenze fra i due gruppi di trattamento per quanto riguarda l’endpoint primario e la maggior parte degli endpoint secondari (l’incidenza combinata di morte, reinfarto, rivascolarizzazione urgente e ictus a 30 giorni è risultata pari al 5% nel gruppo in abciximab e al 3,8% nel gruppo di controllo). È stata invece documentata un’incidenza dell’1,5% di trombocitopenia grave nel gruppo in abciximab e questi pazienti hanno anche presentato un’incidenza leggermente superiore di emorragie minori secondo la definizione TIMI rispetto al gruppo di controllo.
"Per i pazienti con uno STEMI acuto sottoposti a una procedura coronarica percutanea primaria dopo pretrattamento con una dose di carico di clopidogrel di 600 mg, l’aggiunta dell’abciximab non si associa con nessun beneficio oggettivamente misurabile a 30 giorni” ha detto la Mehilli. “Si tratta di dati importanti, che rispondono alla domanda se abbiamo ancora bisogno degli inbitori della GP IIb/IIIa nell’era della dose di carico di clopidogrel, e la risposta è no” ha concluso Mehilli.
Le slide dello studio
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