DIABETE E CABG
Studio VICTORY: il rosiglitazone non previene
la progressione dell’aterosclerosi post-CABG nel diabete di tipo 2
I pazienti diabetici costituiscono una popolazione notoriamente ad alto rischio di eventi cardiovascolari, compresa la restenosi dopo un’angioplastica e la progressione dell’aterosclerosi a livello dei graft impiantati con l’intervento di bypass aortocoronarico. L’utilizzo di condotti arteriosi e il trattamento con farmaci antiaggreganti e ipolipemizzanti nel post-intervento si sono dimostrati provvedimenti efficaci nel migliorare gli eventi clinici dei soggetti diabetici rivascolarizzati chirurgicamente. Resta tuttavia da stabilire il ruolo degli ipoglicemizzanti orali in questo contesto.
Lo studio VICTORY , presentato nella sessione odierna dell’ACC.08 dal Dott. Olivier F. Bertrand e colleghi (Université Laval, Canada), ha messo a confronto l’inibitore del recettore PPAR-γ rosiglitazone con il placebo in soggetti diabetici 1-10 anni dopo l’intervento di bypass aortocoronarico (coronary artery bypass grafting [CABG]), al fine di valutare se questo agente fosse più efficace rispetto al placebo in termini di prevenzione dell’aterosclerosi a livello dei graft venosi e delle arterie coronarie native.
I dati
Pazienti affetti da diabete di tipo 2 con pregresso CABG sono stati randomizzati a rosiglitazone (n=98) o a placebo (n=95) dopo l’esecuzione di una coronarografia con IVUS basale. Di base, l’utilizzo di farmaci concomitanti è risultato, per il gruppo in rosiglitazone rispetto al gruppo in placebo, 100% vs 100% per gli antiaggreganti, 70% vs 67% per i beta-bloccanti, 87% vs 92% per ACE-inibitori/sartani e 94% vs 96% per i sartani, rispettivamente. Per definizione, i pazienti non ricevevano insulina. L’ipoglicemizzante prevalente era la metformina, che è stata utilizzata nel 77% dei pazienti assegnati al rosiglitazone e nel 73% dei pazienti assegnati al placebo. L’emoglobina glicosilata al momento dell’arruolamento era pari al 6,9% in entrambi i gruppi.
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L’endpoint primario, costituito dal volume della placca a livello dei graft venosi, è risultato aumentato del 2,8% nel gruppo in rosiglitazone rispetto allo 0,9% nel gruppo in placebo (p=0,22). Il peso corporeo è risultato aumentato di 3 kg nel gruppo in rosiglitazone (p=0,02). La glicemia a digiuno era di 116 mg/dl nel gruppo in rosiglitazone e di 134 mg/dl nel gruppo in placebo (p<0,0001) e il colesterolo HDL era pari a 45 mg/dl e 42 mg/dl (p=0,0032), rispettivamente. Non si sono verificati decessi in nessuno dei due gruppi; si sono verificati 0 vs 1 infarti del miocardio; 1 vs 1 ictus e 0 vs 2 attacchi ischemici transitori, per il rosiglitazone rispetto al placebo, rispettivamente.
“Nei pazienti affetti da diabete di tipo 2 post-CABG in terapia farmacologica ottimale” ha detto Bertrand, “l’utilizzo del rosiglitazone non modifica il volume della placca a livello dei graft”: è stato documentato un trend verso un peggioramento di questo parametro con il trattamento attivo, “ma questo dato non è risultato statisticamente significativo”. Tuttavia, questo tipo di trattamento “ha migliorato la glicemia a digiuno e il colesterolo HDL” hanno ancora ribadito I ricercatori, “ma ha comportato un aumento del peso corporeo”. In questo studio relativamente piccolo, l’incidenza di eventi cardiaci avversi maggiori sembra simile fra i due gruppi.
Come sottolineato dagli autori, è “estremamente difficile documentare un beneficio aggiuntivo con un nuovo trattamento in pazienti già trattati in maniera ottimale”, e sarebbero necessari numeri estremamente grandi di partecipanti; questa è una regola generale costante negli studi clinici randomizzati ed è “certamente applicabile anche allo studio VICTORY, in cui una elevatissima percentuale di pazienti assumeva antiaggreganti, beta-bloccanti, ACE-inibitori/sartani e statine”.
Al momento, non si può comunque concludere che il rosiglitazone comporti alcun vantaggio nei pazienti diabetici sottoposti a un intervento di CABG, sia in termini di eventi clinici, che di endpoint surrogati come il volume della placca aterosclerotica.
Le slide dello studio
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