INTERVENTISTICA
Studio CONTRAST: quale mezzo di contrasto è meno nefrotossico?
I pazienti coronaropatici presentano spesso una disfunzione renale, oppure sono diabetici, il che li espone comunque al rischio di una nefropatia diabetica; d’altro canto, i pazienti affetti da insufficienza renale presentano un aumento ben documentato dell’incidenza di cardiopatia ischemica. Di conseguenza, la questione della nefrotossicità del mezzo di contrasto che si utilizza per la coronarografia e per le procedure coronariche interventistiche (PCI) è costantemente alla ribalta delle cronache di congressi e delle riviste scientifiche ad alto impact factor.
Nella pratica clinica, i cardiologi interventisti devono affrontare quotidianamente lo spettro della CIN (contrast induced nephropathy), la nefropatia indotta dal mezzo di contrasto, che comporta un aumento significativo di morbilità e mortalità e costituisce una causa frequenza di induzione di una insufficienza renale irreversibile, spesso “end stage”, cioè con condanna definitiva alla dialisi.
I dati
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R. Wessely,
Germania
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Lo studio COntrast Media and NephroToxicity Following Coronary Revascularization by AngioplaSTy (CONTRAST), presentato oggi all’ACC.08 dal Dott. Rainer Wessely (Deutsches Herzzentrum, Munich, Germania), è un trial prospettico, randomizzato e in doppio cieco che ha arruolato 324 pazienti con una disfunzione renale (VFG calcolata con MDRD </=60 ml/min e/o creatininemia >/=1,5 mg/dl) sottoposti a PCI. I partecipanti sono stati randomizzati al mezzo di contrasto iso-osmolare iodixanolo o al mezzo di contrasto a bassa osmolarità iomeprolo. L’endpoint primario dello studio era l’aumento massimo della creatininemia durante il ricovero per la PCI. Circa il 38% dei pazienti era diabetico e il 78% di loro presentava lesioni complesse (B2/C) all’angiografia.
L’aumento massimo della creatininemia (mg/dl) è risultato 0,19+/-0,40 nel gruppo assegnato a iodixanolo rispetto a 0,21+/-0,34 nel gruppo assegnato a iomeprolo (p=0,53). Non sono state rilevate differenze per quanto riguarda la durata media del ricovero (6,3 vs. 6,5 giorni, p=0,59) o l’incidenza di CIN (definita come aumento della creatininemia >/=0,5 mg/dl o >/=25% del valore iniziale): 22,2% rispetto a 27,7% fra iodixanolo e iomeprolo, rispettivamente. Il follow-up clinico a 90 giorni ha documentato l’assenza di differenze fra i due gruppi per quanto riguarda la mortalità e gli eventi avversi cardiaci maggiori. L’analisi per sottogruppi ha documentato anche l’assenza di vantaggi per un mezzo di contrasto rispetto all’altro nei pazienti diabetici.
Lo studio CONTRAST, il trial clinico di maggiori dimensioni finora realizzato per valutare l’incidenza della CIN in pazienti con disfunzione renale sottoposti a PCI, ha documentato che non sussistono differenze in termini di nefrotossicità fra mezzi di contrasto a diversa osmolarità.
Non ci resta dunque che continuare a convivere con lo spettro della CIN, cercando di esorcizzarlo e allontanarlo il più possibile da noi e dai nostri pazienti grazie ai provvedimenti che si sono dimostrati efficaci in questo senso, primo fra tutti un’adeguata idratazione, seguita poi dall’utilizzo dell’acetilcisteina e/o dei bicarbonati.
Le slide dello studio
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