ARITIMIE
Lo studio TRENDS: il monitoraggio ECG a lungo termine
e il rischio di ictus
La fibrillazione atriale (FA), parossistica, permanente o cronica, si associa con un aumento del rischio di ictus, così come il flutter atriale o la tachicardia atriale (TA). Questi pazienti vengono trattati con aspirina o con dicumarolici, in base al rischio tromboembolico che presentano: esistono infatti diverse modalità per la stratificazione del rischio tromboembolico di questi pazienti, la più conosciuta delle quali è nota con l’acronimo CHADS2.
Tuttavia, non è chiaro quale sia il rischio tromboembolico correlato a episodi molto brevi di FA/TA, che è possibile rilevare grazie a innovativi dispositivi di monitoraggio del ritmo cardiaco a lungo termine.
Lo studio TRENDS , presentato all’ACC.08 dalla Dott.ssa Taya V. Glotzer (Electrophysiology Associates of Northern New Jersey, USA,), è uno studio osservazionale, prospettico e multicentrico che ha valutato la relazione fra il burden di FA/TA documentato da questi device e il rischio di eventi tromboembolici.
I dati
116 centri clinici hanno arruolato oltre 3000 pazienti, di cui 2813 hanno soddisfatto i criteri di inclusione. Per 2486 di questi pazienti sono stati disponibili i dati relativi a 30 giorni di monitoraggio ECG: l’analisi è stata eseguita su questi pazienti. Sono stati considerati criteri di inclusione l’impianto di un dispositivo di monitoraggio del ritmo cardiaco idoneo a porre la diagnosi di FA/TA e la presenza di >/=1 fattore di rischio per l’ictus (scompenso cardiaco, ipertensione arteriosa, età >/=65 anni, diabete, ictus pregresso). Il burden di FA/TA è stato definito come la durata totale maggiore di FA/TA in ore in uno qualunque dei 30 giorni. Gli episodi tromboembolici sono stati diagnosticati da neurologi.
L’età media dei pazienti era 71 anni e il punteggio CHADS2 medio era 2,2; il 21% dei pazienti era in terapia con dicumarolici e il 62% assumeva aspirina. Durante un follow-up medio di 1,4 anni, si sono verificati 40 episodi tromboembolici (TE). Il tasso di TE per un burden di FA/TA medio (5,5 ore) è risultato dell’1,1% per anno. Rispetto a questo dato di riferimento, gli hazard ratio nei gruppi del burden inferiore e superiore all’analisi multivariata aggiustata per i fattori di rischio per l’ictus e per l’utilizzo di warfarin/aspirina, sono risultati pari a 0,98 per il gruppo a basso burden e di 2,18 per il gruppo a burden elevato.
Questi dati indicano che un burden di FA/TA >/=5,5 ore in una giornata raddoppia il rischio di TE indipendentemente dai fattori di rischio noti e dall’assunzione di una terapia di profilassi antitrombotica. Saranno necessari studi ulteriori per stabilire con maggiore precisione quale sia la soglia di durata che rende necessari provvedimenti di intervento ulteriori, ma questi dati sono già sufficienti per sensibilizzare il mondo scientifico e i clinici circa l’importanza della terapia di profilassi antitrombotica anche nei pazienti in cui queste aritmie sono asintomatiche e costituiscono una scoperta occasionale. Siamo invitati a utilizzare sempre più i dispositivi di monitoraggio ECG a lungo termine che la tecnologia ci sta mettendo a disposizione in misura crescente e anche con modalità non invasive per individuare i pazienti che presentano queste tachiaritmie senza sintomi e che sono comunque a rischio di un evento tromboembolico e sono quindi candidati alla terapia anticoagulante.
Le slide dello studio
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