GetABI: Lo sfigmomanometro per far diagnosi di arteriopatia periferica
Un test effettuabile in appena 5 minuti, anche da un’infermiera, può aiutare ad individuare i pazienti ad elevato rischio di mortalità. Si tratta della misura dell’indice pressorio caviglia-braccio (Ankle Brachial Index ABI) o indice di Winsor, che consente, con il solo ausilio di uno sfigmomanometro di rilevare la presenza di un’arteriopatia obliterante degli arti inferiori asintomatica, che, secondo i risultati dello studio getABI (german epidemiologica trial on ABI) presentati a Vienna, è altrettanto pericolosa della forma sintomatica.
L’indice di Winsor è il rapporto tra la pressione arteriosa rilevata alle gambe e quella misurata al braccio e al momento “rappresenta il metodo più efficace, pratico e accurato di far diagnosi di arteriopatia periferica (PAD)” ha detto Curt Diehm, affiliated teaching all’Hospital Karlsbad-Langensteinbach, Germania. “Sarebbe auspicabile per questo implementarne l’uso nella pratica clinica, per consentire così di individuare un maggior numero di pazienti affetti da questa condizione”.
Il trial epidemiologico getABI ha arruolato 6880 pazienti di età pari o superiore ai 65 anni, presso 344 ambulatori di medici di famiglia in Germania. Un punteggio ABI </=0,9 (pressione rilevata all’arteria tibiale anteriore o posteriore/pressione rilevata sull’arteria brachiale) consentiva di individuare la presenza di arteriopatia periferica con una sensibilità del 95% e una specificità del 50% (valori superiori a quelli della mammografia per il cancro della mammella e del PSA per il tumore della prostata).
Di tutti i pazienti studiati, il 18% presentava un test ABI patologico, indicativo di PAD che nella maggior parte dei pazienti era asintomatica; la presenza o meno di sintomi per PAD tuttavia si è rilevata ininfluente nel condizionare la prognosi di questi pazienti; infatti la mortalità a 5 anni per tutte le cause è stata del 24% nei pazienti con PAD sintomatica e del 19% per quelli con PAD asintomatica.
Secondo le attuali linee-guida AHA/ACC e il documento TASC II, in presenza di PAD, la terapia antitrombotica andrebbe instaurata solo nei pazienti sintomatici. “Alla luce dei risultati del getABI” ha commentato Diehm, “queste linee-guida andrebbero riviste, visto che lo studio ha dimostrato che in presenza di PAD, sintomatica o meno, i pazienti muoiono in media con10 anni di anticipo e per questo dovrebbero essere sottoposti ad interventi ottimali di prevenzione secondaria”.
Al contrario, nel getABI solo il 56% dei pazienti con PAD erano in terapia con antiaggreganti e solo il 23% con statine. In questi soggetti andrebbe inoltre sempre ricercata la presenza associata di aterosclerosi carotidea, aneurismi dell’aorta e coronaropatie.
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