Un sondaggio sul trattamento delle dislipidemie
nei pazienti ad alto rischio: quando le sole statine
non bastano

J. Zamorano,
Spagna |
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Le malattie cardiovascolari rappresentano il killer numero uno in Europa sia per gli uomini che per le donne: ogni anno causano ben 1,9 milioni di decessi e generano costi per 169 miliardi di Euro, pari al 12% della spesa sanitaria complessiva europea. Ed è anche facile prevedere un loro sensibile aumento nei prossimi anni, visto l’invecchiamento della popolazione e il continuo aumento di prevalenza delle malattie cardio-vascolari, del diabete e dell’obesità.
“Sono cifre inaccettabili” ha commentato José Zamorano, professore associato di Medicina all’Università Complutense di Madrid, “che devono portare ad una maggior attenzione agli interventi di prevenzione”.
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M. Farnier,
Francia |
Nel caso del colesterolo i medici hanno oggi a disposizione dei farmaci molto efficaci, come le statine. “Tuttavia” ha ricordato Michel Farnier, del Dipartimento di Endocrinologia e Malattie del Metabolismo, Point Medical Clinic, Dijon, Francia, “non è sempre possibile portare a target per i valori di LDL i pazienti a più elevato rischio cardiovascolare, con l’impiego delle sole statine. Per aiutare questi pazienti a raggiungere gli obiettivi di LDL fissati dalle nuove linee guida, può essere utile ricorrere alle associazioni di statina e di ezetimibe, un inibitore dell’assorbimento intestinale del colesterolo”.
E una recente indagine condotta tra 750 specialisti cardiologi e diabetologi, contattati in cinque nazioni europee (Italia, Francia, Germania, UK, Spagna) dalla TNS per conto della Merck-Schering Plough Cholesterol Partnership, ha rivelato che - secondo il 78% dei cardiologi intervistati - nella pratica clinica c’è scarsa aderenza alle nuove linee-guida per la prevenzione delle malattie cardiovascolari nei pazienti ad alto rischio (diabetici e soggetti con CHD conclamata).
Il 94% dei medici intervistati ritiene che l’associazione statina-ezetimibe sia più efficace della sola statina per arrivare ai valori desiderati di LDL. “Le statine” ha commentato Farnier, “rappresentano un buon trattamento per molti pazienti ma da quest’indagine emerge una mancanza di fiducia nella loro efficacia nei pazienti ad alto rischio. Eppure raggiungere l’obiettivo ESC /EASD di LDL </=70 mg/dl è d’importanza vitale nei pazienti con diabete o coronaropatia”.
Secondo gli intervistati alcuni tra i limiti della terapia con statine sono rappresentati dalle difficoltà di titolazione (62%) e di rimborso da parte delle autorità sanitarie locali (50%). Oltre la metà degli intervistati ritiene inoltre che di fronte ad un paziente non a target per i valori di LDL, raddoppiare il dosaggio della statina comporti un beneficio ulteriore in termini di riduzione delle LDL di appena il 6%. La maggior parte dei cardiologi (79%) e dei diabetologi (71%) appare infine riluttante nel prescrivere statine ad elevato dosaggio, per il timore degli effetti collaterali.
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