WENBIT: vitamine b in prevenzione secondaria? No, grazie

M. Ebbing,
Norvegia |
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L’impiego di supplementi a base di vitamine B non sembra giustificato nella prevenzione secondaria delle malattie cardiovascolari. A rivelarlo è stato lo studio WENBIT (Western Norway B-vitamin Intervention Trial) presentato al congresso dell’ESC di Vienna.
Lo studio ha arruolato, tra il 1999 e il 2004, 3090 pazienti cardiopatici (prevalentemente con angina stabile e coronaropatie, diagnosticate angiograficamente), di età media 61,8 anni. I pazienti sono stati randomizzati in quattro gruppi (vitamina B6 40 mg/die; acido folico 0,8 mg/die + vitamina B12 0,4 mg/die; acido folico 0,8 mg/die + vitamina B6 40 mg/die e vitamina B12 0,4 mg/die; placebo), in aggiunta alla terapia convenzionale: aspirina (90%), statine (89%), beta-bloccanti(77%).
Dopo un follow-up medio di 38 mesi, i livelli di omocisteinemia sono risultati ridotti del 28% nei gruppi trattati con folati, mentre rimanevano invariati nei pazienti che non assumevano folati. L’abbassamento dei livelli di omocisteina tuttavia non ha comportato un effetto protettivo: 422 dei partecipanti allo studio (13,7%) hanno presentato infatti almeno un evento classificato come endpoint composito primario (decesso, infarto non fatale, angina instabile o ictus tromboembolico non fatale), senza differenze significative fra i quattro gruppi.
“Lo studio WENBIT” ha commentato Marta Ebbing, Haukeland University Hospital di Bergen, Norvegia, “ha confermato i risultati di trial simili condotti negli scorsi anni; tuttavia, sebbene alla luce di questi risultati, l’impiego di vitamine B in prevenzione cardiovascolare secondaria non risulti giustificato, non è ancora giunto il momento di abbandonare le ricerche sull’omocisteina, che rimane un marker di rischio aumentato ma potrebbe non rivestire il ruolo di fattore causale”.
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