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EASD 2007
43rd Annual Meeting of EASD
Amsterdam (The Netherlands), 17-21 settembre 2007

3 settembre

Europa: un buon esempio di aderenza alle linee-guida


H. Bueno, Spagna
 

Nell’ambito delle malattie cardiovascolari, il più importante tra i killer prevenibili è il fumo di tabacco, seguito da dislipidemie, diabete, ipertensione, obesità e sedentarietà. “Poche sono le persone che muoiono per un restringimento progressivo delle arterie dovuto all’aterosclerosi” ha ricordato Hector Bueno, direttore della Cardiologia Clinica dell’Ospedale universitario Gregorio Marañón di Madrid, “la maggior parte muore per lo sviluppo improvviso di una trombosi”. In presenza dei fattori di rischio ricordati sopra infatti le piastrine si attivano e formano trombi che possono dar luogo alle sindromi coronariche acute (ACS).

Nelle nuove linee-guida dell’ESC sulla diagnosi e il trattamento delle NSTE-ACS viene riservata un’enfasi particolare all’instaurazione tempestiva della terapia antiaggregante non appena venga posta diagnosi di NSTE-ACS. Uno degli agenti antitrombotici rivelatisi più efficaci in questo contesto è il clopidogrel, che trova indicazione anche come pretrattamento preangiografia, garantendo migliori risultati e un miglior outcome in caso di PCI.

A riprova dei benefici apportati da questo trattamento, l’impiego di clopidogrel (insieme a quello di aspirina, enoxaparina/fondaparinux/bivalirudina e inibitori del GP IIb/IIIa) è considerato un indicatore di buona performance a livello dei singoli ospedali nel monitoraggio degli standard di cura nei pazienti con NSTE-ACS. E da questo punto di vista i dati sono confortanti.

 
A. Gitt, Germania

“Nel contesto del programma EuroHeart Survey” ha ricordato Anselm Gitt, vicedirettore dell’Istituto di Ricerca sull’Infarto Miocardico dell’Università di Heidelberg, Germania, e direttore dell’Euro Heart Survey Programme dell’ESC, “dall’indagine ACS I del 2000 all’ACS II del 2004 nei pazienti con STEMI è stato registrato un sensibile aumento del numero di angiografie, PCI e posizionamento di stent al quale ha fatto riscontro una netta riduzione delle procedure di rivascolarizzazione chirurgica”. Tra le due indagini, l’impiego di clopidogrel è passato dal 36,1 al 69,8% nei pazienti STEMI e dal 27,6 al 67,4% nelle sindromi coronariche acute senza elevazione del tratto ST.

E ha concluso: “Nello stesso intervallo temporale (2000-2004) nei 34 ospedali che hanno preso parte ad entrambi le indagini, la mortalità intraospedaliera è passata dal 5,6 al 4,4% e quella a 30 giorni dal 6,8 al 5,6%”. Un buon esempio di come l’aderenza alle linee-guida produca buoni frutti.

 
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