FINESSE: pci facilitata solo in casi estremi

S. Ellis, USA |
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Conclusioni opposte a quelle dei ricercatori di CARESS vengono da quelli dello studio FINESSE. “L’angioplastica facilitata potrebbe ancora avere un ruolo in casi estremi” ha commentato Stephen Ellis, Cleveland (Usa), “dove si prefigurino lunghi ritardi; ma la pratica di offrire a pioggia la terapia trombolitica prima di una PCI, sembra morta e sepolta.”
Lo studio Assent-4, pubblicato su Lancet nel 2006, ha dimostrato che i pazienti randomizzati a tenecteplase seguito da PCI primaria presentavano una mortalità intraospedaliera significativamente superiore a quella del gruppo di controllo sottoposto a sola PCI.
Lo studio FINESSE ha randomizzato in tre gruppi 2453 pazienti con infarto STE, candidati a PCI primaria e arruolati in 20 paesi. I primi due gruppi ricevevano due regimi di trattamento diversi (reteplase a basso dosaggio e abciximab, o abciximab da solo), seguiti a distanza di tempo dalla PCI; il terzo gruppo veniva sottoposto a PCI e a somministrazione di abciximab immediatamente prima della procedura nel laboratorio di emodinamica.
A distanza di 90 giorni non sono state registrate differenze significative nell’endpoint primario (mortalità, reospedalizzazione per scompenso cardiaco, shock cardiogeno e FV rianimata) nei tre gruppi dello studio. Le percentuali più elevate di sanguinamento sono state riscontrate nel gruppo di PCI facilitata con abciximab/reteplase. “Nonostante questi risultati deludenti” ha commentato Ellis, “ non è possibile escludere a priori la possibilità di effettuare PCI facilitate con nuove combinazioni di farmaci”.
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