Euro-hf II: diabete, nemico numero uno anche per lo scomenso cardiaco
Il 30-40% dei pazienti con scompenso cardiaco acuto o cronico è diabetico e spesso anche iperteso. Un dato preoccupante visto che i pazienti con scompenso cardiaco e diabete presentano un’aumentata mortalità rispetto alla popolazione non diabetica.
Nello studio Euro-HF II il diabete è risultato un fattore di rischio indipendente per la mortalità ad un anno anche nei pazienti con scompenso cardiaco acuto. In particolare, l’analisi dei dati di follow-up di EH-HF II ha documentato per la prima volta un incremento della mortalità a breve e lungo termine nei pazienti diabetici con scompenso cardiaco acuto. La presenza di diabete influenza anche la scelta delle misure terapeutiche ottimali per lo scompenso cardiaco.
Allo stato attuale ACE-inibitori e sartani si impongono come terapie di prima scelta in questa categoria di pazienti, visto che non provocano aumenti della glicemia e riducono la comparsa di diabete neo-incidente rispetto ai diuretici e ad alcuni beta-bloccanti. Questi farmaci esercitano inoltre un importante effetto protettivo a livello renale nei pazienti con diabete.
A complicare la situazione c’è il fatto che l’effetto positivo dei trattamenti antidiabetici sulla prognosi dello scompenso cardiaco è molto meno evidente (se non in qualche caso addirittura controverso, come nel caso dell’insulina nello scompenso cardiaco severo e del rosiglitazone) che nella prevenzione delle malattie cardiovascolari.
Vedi anche qui: Euro-HF II.
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