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AHA Scientific Sessions 2007
4-7 novembre 2007
Orlando, Florida

7 novembre

Scompenso cardiaco
L’esercizio fisico favorisce la riparazione delle alterazioni della muscolatura scheletrica dei pazienti affetti da scompenso cardiaco


A. Linke,
Germany
 

Un gruppo tedesco ha presentato al Congresso AHA 2007 dati relativi ai meccanismi attraverso cui l’esercizio fisico migliora il tono muscolare e la tolleranza allo sforzo nei pazienti affetti da scompenso cardiaco.

“Nei pazienti affetti da scompenso cardiaco, è noto che l’esercizio fisico migliora lo stato di salute, innesca un circolo virtuoso, aumentando la stessa capacità di esercizio, e può invertire quelle modificazioni dannose del tessuto muscolare scheletrico che comunemente si osservano in questi soggetti”, ha sostenuto Axel Linke, MD, docente associato di medicina presso l’Università di Leipzig (Germania), coautore di due studi sull’argomento presentati entrambi alle Scientific Sessions il 7 novembre.

In uno studio (abstract 3797), i ricercatori hanno valutato se l’esercizio fisico sia in grado di attivare le cellule progenitrici del tessuto muscolare scheletrico; di base, i pazienti affetti da scompenso cardiaco presentano una riduzione del 50% del numero di tali cellule rispetto a controlli sani di età e sesso corrispondenti.

Una popolazione di 50 individui, di sesso maschile, di età media 56 anni e affetti da scompenso cardiaco da moderato a grave, è stata sottoposta a una biopsia del muscolo vasto laterale di base e poi dopo 6 mesi di esercizio (25 pazienti sono rimasti inattivi come gruppo di controllo e 25 pazienti hanno partecipato a un programma di attività fisica aerobia individualizzata e supervisionata da medici). In dettaglio, il programma di esercizio fisico consisteva nell’allenamento con una cyclette per almeno 30 minuti al giorno (di solito in due tempi) a circa la metà della capacità massima di esercizio individuale.

Alla fine dei 6 mesi, i livelli di cellule progenitrici erano rimasti invariati nel gruppo inattivo, mentre erano cambiati significativamente nel gruppo sottoposto al programma di esercizio:

  • il numero totale di cellule progenitrici (identificato dal marcatore proteico c-kit+ sulla superficie cellulare) è risultato aumentato del 109%;
  • le cellule progenitrici in via di differenziazione in miociti maturi (identificati dal marcatore proteico c-kit/MEF2+) sono risultate aumentate del 166%;
  • le cellule progenitrici con evidenza di attività mitotica per dar luogo a nuove cellule in grado di riparare il danno muscolare (identificati dal marcatore proteico c-kit/Ki67+) sono risultate aumentate di 6 volte.

“In seguito all’attività fisica, il numero delle cellule progenitrici ritorna quasi alla normalità, le cellule incominciano di nuovo a dividersi e a differenziarsi in miociti maturi: è proprio ciò di cui hanno bisogno i pazienti con scompenso cardiaco per riparare il danno legato alla patologia di cui sono portatori”, ha detto Linke.
Non meraviglia, quindi, che i pazienti assegnati al programma di esercizio sono stati meglio e hanno presentato un incremento della capacità di esercizio del 20% a 6 mesi.

Non è chiaro se l’esercizio fisico sia in grado di indurre cambiamenti simili anche a livello del muscolo cardiaco, hanno dichiarato i ricercatori. “Esistono delle cellule c-kit+ anche nel miocardio, ma non sappiamo se presentano caratteristiche simile a quelle della muscolatura scheletrica”, ha concluso Linke.
Nel secondo studio (abstract 3796), i ricercatori hanno preso in considerazione le cellule prodotte dal midollo osseo e successivamente circolanti con lo scopo di riparate i danni dell’endotelio delle pareti vasali nel processo di vasculogenesi.
Nello scompenso cardiaco, anche i vasi periferici soffrono, con incapacità a dilatarsi normalmente in risposta a stimoli fisiologici e con una riduzione del numero di piccoli vasi in periferia.

I ricercatori hanno randomizzato 37 individui di sesso maschile di età media 65 anni e con scompenso cardiaco grave a 12 settimane di esercizio o inattività fisica. Gli autori hanno eseguito un prelievo di sangue periferico e una biopsia del quadricipite di base e dopo il programma di esercizio. Non sono state rilevate differenze fra i dati di base e quelli dopo 12 settimane nel gruppo di controllo, mentre – nei pazienti sottoposti al programma di esercizio fisico – sono stati documentati le seguenti variazioni:

  • le cellule progenitrici circolanti (identificate dal marcatore CD34+) sono aumentate del 47%;
  • le cellule progenitrici circolanti che iniziavano a maturare in cellule endoteliali (identificate dal marcatore CD34/KDR+) sono aumentate del 199%;
  • l’attività funzionale delle cellule progenitrici circolanti (misurata dalla capacità di migrazione) è aumentata del 149%;
  • la densità dei capillari a livello del muscolo scheletrico è aumentata del 17%.

“I nostri dati confermano che i pazienti con scompenso cardiaco da grave a moderato traggono beneficio da un programma di attività fisica”, ha detto Linke, che ha aggiunto: “Abbiamo dimostrato che il meccanismo che sta alla base di questo fenomeno è correlato alla rigenerazione del tessuto muscolare e alla formazione di nuovi vasi sanguigni”.

 
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