Donne & malattie cardiovascolari
Le ultime novità sulle cardiopatie nelle donne

G.F. Tomaselli,
USA |
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In una conferenza stampa svoltasi durante il Congresso AHA 2007, i ricercatori hanno discusso di quattro diversi studi focalizzati tutti sulle patologie cardiovascolari nelle donne: il primo studio presentato ha messo in relazione l’assunzione di contraccettivi orali (CO) e l’aterosclerosi carotidea e femorale; il secondo ha sottolineato la maggiore suscettibilità delle donne al danno da fumo, in particolare come fattore di rischio per l’infarto miocardico; il terzo studio ha evidenziato un maggior rischio di complicanze in associazione con i defibrillatori nelle donne e l’ultimo ha fornito nuovi dati circa la terapia ormonale sostitutiva (TOS) nella fase post-menopausale.
Il primo studio è stato presentato da un gruppo belga. Ernst Rietzschel, MD, del Dipartimento Cardiovascolare e di Salute Pubblica dell’Università di Ghent (Belgio) ha premesso che i CO contengono dosaggi di estrogeni nettamente superiori rispetto alla TOS, vengono utilizzati da un numero decisamente superiore di donne e per periodi di tempo di gran lunga maggiori, ma – nonostante tutto questo – “non esistono studi che ne abbiano valutato la sicurezza a lungo termine”.
Rietzschel e colleghi hanno valutato i dati relativi a 2524 donne (di età compresa fra 35 e 55 anni) di una comunità belga. L’analisi delle loro caratteristiche basali ha indicato che si trattava di una popolazione a basso rischio di malattie cardiovascolari. Quasi l’81% delle donne aveva assunto CO per almeno un anno e la mediana dell’esposizione era di 13 anni.
I risultati di un’ecografia delle arterie carotidi e femorali hanno documentato che queste donne presentavano un aumento del 20-30% della prevalenza di placche per 10 anni di esposizione ai CO.
“I contraccettivi orali potrebbero non essere la terapia innocua che noi pensiamo. Ritengo che non dobbiamo essere spaventati da questi dati, ma è necessario vigilare”, ha detto Gordon F. Tomaselli, presidente della Commissione per il Programma Scientifico del Congresso AHA 2007.
Sia Rietzschel che Tomaselli hanno sottolineato che l’assunzione dei CO è una scelta individuale e che i medici devono informare le donne circa i rischi potenziali di questi farmaci.
Il fumo è uno dei cinque fattori di rischio cardiovascolare tradizionali che sono stati valutati nel secondo degli studi presentati, realizzato su 7197 pazienti del registro di PCI primarie del Cardiovascular Patient Outcomes Research Team. I ricercatori hanno messo a confronto le donne e gli uomini per quanto riguarda il rapporto fra l’età al momento dell’infarto miocardico e gli altri fattori di rischio per le malattie cardiovascolari.
“Nelle donne, la correlazione più stretta da noi rilevata è stata quella fra il fumo e l’età al momento dell’infarto”, ha detto William Herzog, MD, del Johns Hopkins Medical Institutions (USA), uno degli autori dello studio.
Le donne che non fumavano avevano in media nove anni di più al momento dell’infarto rispetto alle donne con un’anamnesi positiva per il fumo (71 anni rispetto a 62 anni). Lo stesso trend è stato documentato negli uomini, ma con una differenza decisamente più limitata (3,8 anni).
Il terzo studio presentato ha posto l’attenzione sui dati di circa 600.000 individui portatori di defibrillatore tratti dal National Cardiovascular Data Registry. Le donne, che rappresentavano il 27% di questa coorte, hanno presentato un rischio di eventi avversi del 30% superiore rispetto agli uomini; il rischio di una complicanza maggiore è risultato aumentato di oltre il 60%.
“Questi dati non costituiscono un’indicazione a soprassedere all’impianto di un defibrillatore nelle donne, ma andranno studiate e approfondite le ragioni di questo aumento dell’incidenza di eventi avversi”, ha detto Pamela N. Peterson, MD, docente associata presso il Denver Health Medical Center e l’Università del Colorado presso il Denver and Health Sciences Center (USA).
Infine, sono stati presentati i dati dello studio Women’s Ischemia Syndrome Evaluation (WISE), ulteriore tassello nel puzzle sempre più complesso e con evidenze spesso contraddittorie circa la terapia ormonale sostitutiva nella fase post-menopausale.
I dati, relativi a 520 donne con menopausa non chirurgica, hanno documentato un tasso di sopravvivenza senza eventi cardiovascolari maggiori superiore nelle donne che assumevano la TOS rispetto alle donne che non facevano uso di tali farmaci.
George Sopko, MD, del National Heart, Lung, and Blood Institute di Bethesda (USA), uno degli autori del WISE, ha notato che una possibile ragione di questi dati potrebbe essere che le donne di questo studio presentavano “uno stato ormonale continuo, senza interruzioni”. Sopko ha spiegato che la TOS veniva prescritta di routine, con la conseguenza che intercorreva un periodo di tempo estremamente breve, o addirittura non c’era interruzione, fra la cessazione della normale produzione di estrogeni e l’inizio della TOS.
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