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AHA Scientific Sessions 2007
4-7 novembre 2007
Orlando, Florida

6 novembre

Inquinamento e malattie cardiovascolari
I gas di combustione dei carburanti diesel comportano un aumento della coagulabilità del sangue

 

Un gruppo di ricercatori britannici e svedesi ha presentato al Congresso AHA 2007 i risultati di un lavoro che ha messo in correlazione le emissioni delle automobili con carburante diesel con un aumento della coagulabilità del sangue, che potrebbe risultare importante in termini di innesco di eventi cardiovascolari gravi quali infarto miocardico e ictus.

“Studi osservazionali ed epidemiologici precedenti hanno rilevato una maggiore probabilità di eventi vascolari maggiori come infarto miocardico e ictus immediatamente dopo l’esposizione al traffico urbano delle grandi città”, ha detto Andrew Lucking, autore principale dello studio e cardiologo presso l’Università di Edimburgo (Scozia, Regno Unito). “Il nostro studio dimostra che, quando una persona è esposta a livelli relativamente elevati di gas di combustione da carburante diesel in un intervallo breve di tempo, allora il suo sangue presenta una maggiore tendenza a formare coaguli”.

Si tratta di uno studio di cross-over, randomizzato e in doppio cieco, che ha incluso 20 individui sani di sesso maschile, di età compresa fra 21 e 44 anni. Ciascun soggetto è stato esposto ad aria filtrata (utilizzata come controllo) e a un’atmosfera con emissione di carburante diesel diluito, con una concentrazione pari a quella documentata lungo una strada trafficata (300 mcg/m3).

A 2 e 6 ore dall’esposizione, sono stati misurati parametri relativi alla coagulazione del sangue, come il tempo di formazione del coagulo e l’attivazione piastrinica, e i marker di infiammazione.

Rispetto all’aria filtrata, l’inalazione dell’aria contenente il gas del carburante diesel ha comportato un aumento della velocità di formazione del coagulo del 24,2%. Anche l’attivazione piastrinica è risultata aumentata: a due ore dall’esposizione ai gas diesel, gli aggregati piastrine-neutrofili sono risultati aumentati dal 6,5% al 9,2% e gli aggregati piastrine-monociti sono risultati aumentati dal 21% al 25%. A sei ore, è stato documentato ancora un trend verso un aumento dell’aggregazione piastrinica, ma i dati non sono risultati statisticamente significativi.

“Il nostro studio fornisce l’evidenza di importanti alterazioni della coagulazione del sangue, che potrebbero costituire la base fisiopatologica della correlazione fra inquinamento da traffico urbano e incidenza di infarto miocardico e ictus documentata in studi osservazionali ed epidemiologici”, ha commentato Lucking.
“Non è chiaro se i gas di emissione dei veicoli a benzina comportino alterazioni dell’emocoagulazione simili”, ha aggiunto il ricercatore. “Abbiamo preso in considerazione i carburanti diesel perché emettono più particolato e perché sono in progressivo aumento per motivi economici ed energetici”.

 

La collaborazione del gruppo britannico con l’Università di Umea (Svezia), cha ha consentito l’esecuzione di questo studio, è destinata a continuare: in particolare, i ricercatori si propongono di valutare se i filtri antiparticolato attualmente in dotazione di alcuni veicoli diesel e nuovi filtri ancora in fase di studio siano realmente efficaci nel ridurre le emissioni pericolose.

In attesa di questi dati e di eventuali nuove politiche ambientali nei Paesi industrializzati, Lucking ha consigliato a tutti i pazienti affetti da una cardiopatia e/o da una vasculopatia nota di limitare il più possibile la propria esposizione al traffico urbano.

Nel 1997, l’Environmental Protection Agency (EPA) statunitense ha redatto specifiche linee-guida per informare l’opinione pubblica circa le tematiche relative alla qualità dell’aria (National Ambient Air Quality Standards [NAAQS]). Sul sito web dell’EPA, si possono consultare queste linee-guida e i successivi aggiornamenti (www.epa.gov/airnow).

L’American Heart Association concorda pienamente con le raccomandazioni dell’EPA circa la restrizione dell’esposizione all’inquinamento atmosferico per i cardiopatici, per tutti coloro che presentano precisi fattori di rischio cardiovascolari, per i soggetti con pneumopatie, per i diabetici e per gli anziani.

 
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