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AHA Scientific Sessions 2007
4-7 novembre 2007
Orlando, Florida

6 novembre

Bevande e medicina cardiovascolare
Gli “energy drinks” possono costituire un rischio per gli ipertesi e i cardiopatici


J. Kalus, USA
 

I ricercatori dell’Università dello Stato del Wayne (USA) hanno presentato al Congresso AHA 2007 i risultati di uno studio che documenta un aumento della pressione arteriosa e della frequenza cardiaca in seguito all’assunzione degli “energy drink”.

“Se le variazioni di pressione arteriosa e frequenza cardiaca documentate non hanno raggiunto livelli critici in volontari sani, potrebbero invece risultare clinicamente significative nei pazienti cardiopatici o nei soggetti che assumono spesso tali bevande,” ha sostenuto James Kalus, autore principale dello studio, farmacologo senior manager del Patient Care Services presso l’Henry Ford Hospital di Detroit (USA), in precedenza ricercatore presso l’Università dello Stato del Wayne, che ha aggiunto: “Ai soggetti ipertesi e/o cardiopatici va raccomandato di evitare queste bevande”.

La maggior parte degli “energy drink” contiene elevati livelli di caffeina e taurina; essi non vanno confusi con gli integratori che si utilizzano quando si pratica dello sport, che contengono fondamentalmente zuccheri e sali.

I 15 adulti di giovane età che hanno partecipato allo studio (53% di sesso femminile, età media 26 anni) non hanno assunto bevande contenenti caffeina (o altra fonte di caffeina) da due giorni prima dell’inizio dello studio e poi per tutta la durata dello studio. Per ciascun soggetto, sono state valutate la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca ed è stato eseguito l’elettrocardiogramma in condizioni basali all’inizio dello studio. Successivamente, essi hanno bevuto due lattine di un “energy drink” contenente 80 mg di caffeina e 1 g di taurina. I ricercatori hanno misurato la pressione arteriosa e la frequenza cardiaca e hanno ripetuto l’elettrocardiogramma dopo 30 minuti, un’ora, due, tre e quatto ore. L’assunzione della bevanda in questione è proseguita con le stesse modalità per i 5 giorni successivi. Al settimo giorno, si è proceduto a una nuova misurazione di pressione arteriosa e frequenza cardiaca e a una ulteriore ripetizione dell’ECG, secondo le stesse modalità del primo giorno.

Entro quattro ore dall’assunzione dell’”energy drink”, la pressione arteriosa sistolica massima è risultata aumentata del 7,9% al giorno uno e del 9,6% al giorno 7; la pressione arteriosa diastolica è risultata aumentata del 7% e del 7,8%, al giorno uno e 7, rispettivamente. La frequenza cardiaca è aumentata del 7,8% al giorno 1 e dell’11% al giorno 7.

Kalus ha sottolineato che “le modificazioni rilevate si riferiscono a soggetti sani comodamente seduti a guardare la TV e non sono preoccupanti per una persona normotesa in queste condizioni; l’organismo di un cardiopatico o di un iperteso, tuttavia, potrebbe non riuscire ad ‘ammortizzare’ tali variazioni, con conseguenze non prevedibili”.

Kalus ha ricordato che la caffeina contenuta nella bevanda utilizzata in questo studio è pari al contenuto di una o due tazze di caffè; solitamente, l’effetto di queste dosi di caffeina sulla pressione arteriosa scompare nell’arco di 2 o 3 giorni di assunzione regolare. Altri tipi di “energy drink” contengono livelli di caffeina decisamente superiori.

“Migliaia di giovani assumono queste bevande”, ha detto Kalus: “Alcuni le assumono insieme a bevande alcoliche o facendo sport. Spesso, la pubblicità associa gli ‘energy drink’ allo sport”. Kalus ha anche aggiunto che, al momento attuale, non sappiamo quali siano gli effetti dell’associazione di tali bevande con l’alcol o la loro assunzione in coincidenza della pratica di uno sport. Tuttavia, alcuni Paesi hanno formulato delle raccomandazioni formali contro l’utilizzo degli “energy drink” durante la pratica sportiva. “La pressione arteriosa e la frequenza cardiaca aumentano di per sé quando si pratica una qualunque attività fisica e la ‘spinta’ ulteriore di queste bevande potrebbe creare problemi”, ha detto ancora Kalus.

Finché non saranno condotti studi ulteriori, Kalus ha concluso “che i cardiopatici e gli ipertesi dovrebbero evitare di assumere gli ‘energy drink’, perché queste bevande potrebbero favorire un aumento significativo dei loro valori pressori e potrebbero influire sfavorevolmente sull’efficacia dei farmaci che assumono cronicamente per la propria patologia”.

 
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