Late-Breaking Clinical Trials: rethinq
“Ripensare” l’efficacia della resincronizzazione cardiaca nei pazienti con scompenso cardiaco

J.F. Beshai,
USA |
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Al Congresso AHA 2007, una delle presentazioni della Sessione del 6 novembre dei Late-breaking clinical trials (studio RethinQ) ha riportato che la terapia di resincronizzazione cardiaca (cardiac resynchronization therapy [CRT]) non comporta un miglioramento significativo della capacità funzionale nei pazienti affetti da scompenso cardiaco che non presentano un ritardo della conduzione intraventricolare all’ECG (QRS stretto, cioè < 130 msec).
Nello studio Resynchronization Therapy in Normal QRS trial (RethinQ), i ricercatori hanno sottoposto a impianto di un defibrillatore biventricolare 172 pazienti con scompenso cardiaco in classe funzionale NYHA III/IV, frazione di eiezione uguale o inferiore al 35%, QRS <130 msec ed evidenza ecocardiografia di dissincronia; i pazienti sono stati quindi randomizzati alla stimolazione biventricolare (85) oppure a nessuna stimolazione. L’età media dei pazienti era di 58 anni.
John F. Beshai, autore principale dello studio e direttore del Pacemaker and Defibrillator Service afferente alla Divisione di Cardiologia dell’Università di Chicago (USA), ha ricordato che i pazienti arruolati rispondevano a tutti i criteri attualmente riconosciuti dalle linee-guida per l’impianto di un dispositivo biventricolare, con l’unica eccezione della durata del QRS (le linee-guida considerano indicato l’impianto per QRS >120 msec). Lo scopo dello studio, infatti, era proprio quello di valutare se anche i pazienti con un QRS stretto, ma evidenza di una dissincronia elettromeccanica all’ecocardiogramma, potessero beneficiare della terapia di resincronizzazione cardiaca.
L’endpoint primario valutato nello studio era il VO2 max dei pazienti, cioè il consumo miocardico di ossigeno di picco al test da sforzo cardiopolmonare. Non sono state rilevate differenze in termini di VO2 fra il gruppo in trattamento attivo e il gruppo di controllo. Sebbene la classe NYHA sia risultata migliorata nel gruppo trattato con la stimolazione biventricolare, altri importanti parametri clinici considerati, come il punteggio relativo alla qualità della vita (questionario Quality of Life, QoL) e la distanza percorsa dal paziente in 6 minuti (six minute walking test), non hanno presentato differenze statisticamente significative fra i due gruppi.
“Saranno necessarie ulteriori ricerche per comprendere quali siano i parametri migliori da utilizzare per identificare i pazienti che potranno maggiormente beneficiare della terapia di resincronizzazione cardiaca”, ha concluso l’autore.
Lo studio è stato finanziato da St. Jude Medical and Epic HF, Atlas +HF CRT-D systems.
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