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AHA Scientific Sessions 2007
4-7 novembre 2007
Orlando, Florida

5 novembre

Terapia & dispositivi impiantabili
Cellule staminali e dispositivi impiantabili nello scompenso cardiaco

 

Le terapie biologiche e i dispositivi impiantabili costituiscono strategie terapeutiche promettenti nel trattamento dello scompenso cardiaco. Tuttavia, le indicazioni all’utilizzo di questi approcci innovativi non sono sempre chiare e i limiti di tali strategie restano ancora un problema. Il simposio dal titolo “Advances in the Care of the Hospitalized Cardiac Patient: Fourth Annual Cardiovascular Nursing Symposium” ha trattato queste importanti tematiche il 5 novembre nell’ambito del Congresso AHA 2007.
L’inizio degli studi circa l’utilizzo delle cellule staminali nel trattamento delle malattie cardiache risale a 15 anni fa con la messa a punto di modelli animali. Da quel momento, i ricercatori hanno continuato a cercare “la cellula staminale perfetta”, ha detto Robb MacLellan, docente associato di medicina e fisiologia presso l’Università della California, a Los Angeles, e direttore dell’UCLA Cardiovascular Stem Cell Research Center (USA).

 
W.R. MacLellan,
USA

MacLellan ha spiegato che esistono diversi tipi di cellule staminali. Le cellule adulte progenitrici, che esistono in tutti i tipi di tessuti, sono quelle che vengono utilizzate più di frequente negli studi sulla riparazione del tessuto cardiaco. Sono stati utilizzati innanzitutto mioblasti provenienti da muscolo scheletrico e cellule staminali del midollo osseo.

“Le domande che gli studiosi si sono posti nel corso del tempo erano: Funziona? Quali sono i metodi e i tempi migliori per l’inserimento delle cellule nell’organismo ricevente?”, ha ricordato MacLellan.

Il relatore ha proseguito citando lo studio di maggiori dimensioni finora pubblicato (204 pazienti), che ha documentato un beneficio delle cellule staminali di midollo osseo dopo un infarto miocardico acuto in termini di riduzione degli eventi cardiaci. L’utilizzo di cellule del midollo osseo, tuttavia, richiede l’aspirazione di una grande quantità di midollo. Uno studio recente ha preso in considerazione l’utilizzo di cellule mesenchimali somministrate per via endovenosa. Se di dimostrerà efficace, si tratta di un approccio decisamente vantaggioso per la semplicità della via di inserimento delle cellule.

La questione probabilmente più controversa è se le cellule staminali siano in grado di rigenerare il cuore. In realtà, gli studi eseguiti hanno documentato che meno dell’1% delle cellule staminali si integra nel miocardio e che solo una piccola parte di questa già limitatissima percentuale assomiglia ai miocardiociti. Il beneficio delle cellule staminali, secondo il relatore, potrebbe essere il risultato di altri fattori, quali per esempio proprietà anti-infiammatorie o anti-apoptotiche o, con maggiore probabilità, proprietà angiogenetiche.

MacLellan ha concluso che la terapia con cellule staminali è ancora del tutto sperimentale e che – se un paziente chiede di essere trattato in questo modo – bisogna dirgli che l’unica possibilità di ricevere questo trattamento in maniera sicura è la partecipazione a uno studio clinico controllato.


S. Wingate,
USA
 

Durante questa sessione, si è parlato anche di defibrillatori. “L’utilizzo di questi dispositivi ha certamente comportato dei benefici nei pazienti con scompenso cardiaco, in termini di riduzione della morte improvvisa, ma esistono diverse problematiche aperte riguardo le corrette indicazioni all’impianto”, ha sostenuto Sue Wingate, infermiera professionale presso il Kaiser-Permanente Mid-Atlantic States, Silver Spring (USA).

La Wingate ha ricordato “l’esistenza di linee-guida chiare a riguardo”, notando tuttavia che i diversi sistemi di rimborso di tali dispositivi nei diversi paesi del mondo “influiscono in maniera decisiva sulla percentuale di impianti eseguiti”.

 
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