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AHA Scientific Sessions 2007
4-7 novembre 2007
Orlando, Florida

5 novembre

Analisi
Come cambia il trattamento dei traumi nelle zone di guerra


J.B. Holcomb,
USA
 

La necessità aguzza l’ingegno: questa frase sembra ben riassumere il contenuto di due presentazioni tenute nella giornata del 5 novembre al Congresso AHA 2007 circa il trattamento dei traumi nelle zone di guerra dell’Iraq e nelle aree rurali della Cambogia.

Durante la sessione “Novel Approaches to Field Resuscitation of Trauma”, svoltasi nell’ambito del Resuscitation Science Symposium, un chirurgo ha tenuto una relazione su come l’utilizzo appropriato del laccio emostatico e della rianimazione con plasma fresco congelato abbiano comportato un netto miglioramento dei tassi di sopravvivenza e abbiano provocato un importante cambiamento delle abitudini dei medici nel trattamento dei pazienti traumatizzati. Un secondo relatore ha presentato dati che documentano come l’addestramento di dentisti, tecnici, infermieri e personale paramedico in generale nel trattamento dei pazienti traumatizzati comporti una riduzione della mortalità nelle nazioni più povere.

Il Col. John B. Holcomb, del US Army Institute of Surgical Research, di Fort Sam Houston, in Texas (USA), ha presentato la relazione dal titolo: “La somministrazione precoce di fattori della coagulazione nel trauma – L’utilizzo di plasma fresco congelato vs sangue intero.”

“Chi ha detto che il laccio emostatico non serve a nulla?”, ha detto Holcomb. “Quello che si pensa comunemente del laccio emostatico è completamente sbagliato; si tratta di un ottimo strumento. La prognosi dei pazienti traumatizzati è nettamente migliore se si applicano i lacci emostatici fino al momento dell’arrivo in ospedale”.
Questi dispositivi sono risultati utili nel ridurre l’incidenza di shock e alcuni lacci commerciali disegnati in maniera specifica per questi pazienti si sono dimostrati tanto efficaci da essere ora parte della dotazione di routine dei veicoli militari di stanza in Iraq, in base a quanto riferito dal colonnello medico.

Per bloccare le emorragie conseguenti ai traumi di guerra, Holcomb ha sostenuto anche la grande efficacia di nuovi dispositivi per l’emostasi e del plasma fresco congelato. “L’utilizzo del plasma fresco congelato nella rianimazione dei pazienti con shock emorragico”, ha detto, “è decisamente efficace”, riportando che la mortalità nei due gruppi considerati è risultata, rispettivamente, del 65% (utilizzo di sangue intero) e del 19% (utilizzo di plasma fresco congelato).

 
M. Gilbert,
Norway

Il secondo relatore, Mads Gilbert, MD, dell’University Regional Hospital di Rito (Norvegia), ha presentato: “Gli effetti dell’esecuzione di piccoli interventi chirurgici di base da parte di personale minimamente addestrato.”

Gilbert ha collaborato allo sviluppo del progetto “Village University”, un programma per non medici in zone particolarmente povere. Questo programma ha preso il via in Cambogia. “Le linee-guida scientifiche non hanno senso nelle nazioni più povere”, ha detto, ricordando che 3,5 bilioni di persone vivono con meno di 10 dollari per anno. I pazienti traumatizzati in queste nazioni spesso si trovano a diverse ore di cammino da centri medici e ospedali.

“Quello che uccide di più nel trauma, è la fase preospedaliera. La soluzione è addestrare in maniera sistematica la gente a riaprire le vie aeree, a sostenere la funzione respiratoria, a fermare le emorragie e a mettere la vittima nella posizione giusta”, ha precisato Gilbert, aggiungendo che il progetto “Village University” ha addestrato circa 10.000 persone del luogo che continuano a risiedere in aree isolate dove non sono reperibili medici.

Fra le materie di insegnamento della “Village University” ci sono alcuni interventi chirurgici salvavita di base, il trattamento del dolore, l’utilizzo degli antibiotici e le metodiche per il lavoro di gruppo, in modo che gli allievi siano poi in grado di diventare a loro volta insegnanti.

“L’effetto principale di questo programma è stato una riduzione della mortalità”, ha detto Gilbert, mostrando i suoi dati che documentano una riduzione della mortalità per traumi pari al 24% e all’8,8%, rispettivamente in Kurdistan e Cambogia, nell’arco di 5 anni.

 
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