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AHA Scientific Sessions 2007
4-7 novembre 2007
Orlando, Florida

5 novembre

Emergenza medica
Il fattore tempo è cruciale per i pazienti con uno STEMI


F. Bachour, USA
 

Ben quattro studi presentati il 5 novembre al Congresso AHA 2007 si sono trovati d’accordo nel sostenere che la riduzione del tempo che intercorre fra l’insorgenza dei sintomi e il trattamento definitivo è un fattore di primaria importanza per la prognosi dei pazienti con STEMI (ST Elevation Myocardial Infarction, infarto miocardico con sopraslivellamento del tratto ST).

I pazienti che presentano uno STEMI rappresentano una “vera emergenza medica”, ha detto Alice Jacobs, MD, docente presso la Boston University School of Medicine e direttrice del Cardiac Catheterization Laboratory and Interventional Cardiology del Boston Medical Center (USA), nel corso di una conferenza stampa.

Il ritardo con cui alcuni pazienti si presentano in ospedale rispetto al momento dell’inizio dei sintomi costituisce “un nuovo fattore di rischio per la qualità del trattamento dello STEMI”, ha sostenuto Henry Ting, MD, della Division of Cardiovascular Diseases and the Mayo Clinic College of Medicine, Rochester (USA).

Ting e colleghi hanno passato in rassegna i dati relativi a 440.398 pazienti del National Registry of Myocardial Infarction. Essi hanno documentato che tempi più lunghi nella presentazione in ospedale del paziente rispetto al momento di insorgenza dei suoi sintomi si associano con una riduzione della probabilità di ricevere la terapia di riperfusione, con un allungamento dei tempi intraospedalieri (dall’ingresso in ospedale alla trombolisi o alla rivascolarizzazione percutanea) e con un aumento della mortalità intraospedaliera.

Una significativa variazione del tempo che trascorre fino al trattamento efficace del paziente sembra anche essere in relazione con la disponibilità o meno di un laboratorio di emodinamica nell’ospedale al quale il paziente si rivolge. Così Alexandros Skarlos, MD, Herzzentrum, Medizinische Klinik B (Germania), ha passato in rassegna i dati relativi a 8303 pazienti del German Acute Coronary Syndrome Registry; la sua analisi ha evidenziato che il tasso di terapia di riperfusione e la somministrazione al paziente delle terapie raccomandate dalle linee-guida erano maggiori per i pazienti con STEMI ricoverati presso ospedali dotati di un laboratorio di emodinamica. Tutto questo si rifletteva in una riduzione della mortalità intraospedaliera e in una riduzione significativa della mortalità a un anno (odds ratio=0,72).

Per accorciare il più possibile i tempi nella gestione dei pazienti con STEMI, è stato valutato un nuovo programma organizzativo presso l’Hennepin County Medical Center, a Minneapolis (USA). Fouad Bachour, MD, che lavora presso questa istituzione, ha spiegato che il programma in questione comprende l’attivazione del laboratorio di emodinamica ancora prima che il paziente giunga in ospedale, da parte degli operatori sanitari che per primi vedono il paziente, grazie a un particolare sistema di interpretazione dell’ECG. Questo programma ha comportato un risparmio di tempo di 23,9 minuti nei giorni feriali e di 35,6 minuti nei giorni festivi e di notte. Tutti i pazienti coinvolti in questo programma sono stati trattati entro i 90 minuti raccomandati dalle linee-guida.

Timothy Henry, MD, direttore della ricerca presso la Minneapolis Heart Institute Foundation, ha presentato i risultati di uno studio che documenta una maggiore mortalità per l’arresto cardiaco che si verifica prima dell’arrivo in ospedale rispetto all’arresto cardiaco intraospedaliero prima della rivascolarizzazione.

“Si tratta di un dato importante in termini di salute pubblica”, ha detto Henry, dal momento che il danno cerebrale anossico è risultato essere il problema fondamentale che ha portato alla morte nell’arresto cardiaco extraospedaliero. E ha concluso: “Dobbiamo essere molto chiari con i nostri pazienti circa l’importanza di non indugiare inutilmente nel caso di sospetti sintomi ischemici, ma di rivolgersi al più presto a un ospedale”.

 
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