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AHA Scientific Sessions 2007
4-7 novembre 2007
Orlando, Florida

5 novembre

Late-Breaking Clinical Trials: CORONA
I ricercatori valutano eventuali benefici delle statine nei pazienti con scompenso cardiaco


Å. Hjalmarson,
Sweden
 

Nell’ambito della Sessione del 5 novembre dei Late-breaking clinical trials al Congresso AHA 2007 sono stati presentati i risultati di un importante trial clinico disegnato allo scopo di valutare l’efficacia e la sicurezza dell’aggiunta di 10 mg/die di rosuvastatina alla terapia medica ottimale dei pazienti affetti da uno scompenso cardiaco con disfunzione sistolica del ventricolo sinistro su base ischemica.

Si tratta del primo studio randomizzato di ampie dimensioni a proposito del ruolo delle statine specificatamente per lo scompenso cardiaco: le conclusioni raggiunte dai ricercatori depongono a sfavore dell’utilizzo della rosuvastatina nei pazienti con scompenso cardiaco, in quanto tale farmaco non ha ottenuto effetti significativi in termini di eventi cardiovascolari (l’endpoint primario dello studio era un endpoint composito di morte per cause cardiovascolari [CV], infarto miocardico [IM] non fatale e ictus).

Il lavoro per esteso relativo a questo studio è stato pubblicato online in contemporanea con la presentazione al Congresso AHA sul sito del New England Journal of Medicine, autori Kjekshus J, Apetrei E, Barrios V, et al., titolo: Rosuvastatin in older patients with systolic heart failure (N Engl J Med 2007 ; DOI:10.1056.nejmoa0706201).

Åke Hjalmarson, MD (Salhgrenska University Hospital, Göteborg, Svezia), uno degli autori dello studio svedese Controlled Rosuvastatin Multinational Trial in Heart Failure (CORONA), nella presentare lo studio alla stampa, ha innanzitutto chiarito il razionale del trial CORONA: “Visto che i pazienti con scompenso cardiaco sintomatico sono stati esclusi dagli studi clinici randomizzati e controllati finora eseguiti sulle statine, i rischi e i benefici di questa classe farmacologica nel trattamento dello scompenso cardiaco non erano chiari”. Lo studio CORONA è stato disegnato con l’intento di fare luce sul ruolo del trattamento con statine nei pazienti con scompenso cardiaco da disfunzione sistolica del ventricolo sinistro su base ischemica (Hjalmarson Å. Controlled Rosuvastatin Multinational Trial in Heart Failure (CORONA) — Results of an outcomes trial in patients with ischemic heart disease and heart failure. American Heart Association 2007 Scientific Sessions; Novembre 5, 2007; Orlando, FL. Late-breaking clinical trials 2 ).

Il CORONA è uno studio clinico randomizzato, controllato con placebo e in doppio cieco e ha randomizzato 5.011 donne e uomini di età superiore ai 60 anni con scompenso cardiaco cronico sintomatico da disfunzione ventricolare sinistra su base ischemica. L’età media dei pazienti era di 73 anni, il 24% erano donne, il 37% era in classe funzionale NYHA (New York Heart Association) II e il 62% era in classe NYHA III. La frazione di eiezione (FE) media era pari al 31%.

La colesterolemia totale media è risultata di 200 mg/dl. I soggetti partecipanti allo studio non assumevano farmaci ipolipemizzanti prima dell’arruolamento. Tutti i pazienti avevano una storia di cardiopatia ischemica, il 63% presentava anche ipertensione arteriosa e il 30% diabete.

“I pazienti arruolati ricevevano già una terapia farmacologica adeguata per lo scompenso cardiaco”, ha detto Hjalmarson. In particolare, l’87% dei pazienti assumeva diuretici dell’ansa o tiazidici, il 39% assumeva antagonisti dell’aldosterone, il 91% era in terapia con un ACE-inibitore o un sartano, il 74% assumeva un beta-bloccante e il 33% era in terapia con la digitale. Inoltre, il 51% assumeva aspirina e il 36% anticoagulanti orali.

I pazienti sono stati randomizzati a 10 mg/die di rosuvastatina o a placebo in aggiunta a tutto il resto della terapia. Il follow-up medio è stato di 2,5 anni. Nell’arco di una mediana di follow-up di 33 mesi, non sono state registrate differenze significative fra i gruppi in termini di endpoint primario, mortalità globale, tasso di eventi coronarici (compresi la morte improvvisa, l’IM fatale e non fatale, la rivascolarizzazione percutanea o cardiochirurgica, l’arresto cardiaco rianimato e i ricoveri per angina instabile), variazioni della classe NYHA o tasso di diabete di nuova diagnosi. L’unica differenza clinica osservata riguardava i ricoveri per cause CV. Non è stato rilevato nessun aumento del tasso di eventi avversi nel gruppo in trattamento attivo.

Eventi ischemici nello studio CORONA

Endpoint

Rosuvastatina, n=2514 (%)

Placebo, n=2497 (%)

p

Endpoint primario: morte per cause CV, IM non fatale, ictus non fatale

29,3

27,5

0,12

IM non fatal o fatale, ictus

10,6

9,0

0,05

Endpoint secondari dello studio CORONA

Endpoint

Rosuvastatina, n=2514 (%)

Placebo, n=2497 (%)

p

Ricoveri per tutte le cause

35,6

38,0

0,09

Ricovero per cause cardiovascolari

22,9

25,0

0,04

Numero di ricoveri per causa del ricovero

Cause del ricovero

Placebo, n=2497 (n)

Rosuvastatina, n=2514 (n)

p

Tutte le cause

4074

3694

0,007

Cause cardiovascolari

2564

2193

<0,001

Scompenso cardiaco

1299

1109

0,01

Angina instabile

90

74

0,30

I risultati dello studio CORONA sono in evidente contraddizione con le innumerevoli evidenze di benefici significativi conseguenti all’utilizzo delle statine nella prevenzione secondaria della cardiopatia ischemica.

Nell’editoriale di accompagnamento allo studio pubblicato online, Frederick A. Masoudi, MD (Università del Colorado, Denver, USA) ha presentato diverse spiegazioni possibili per l’apparente contraddizione fra i risultati dello studio CORONA e le raccomandazioni circa la prevenzione secondaria della cardiopatia ischemica basate sulle evidenze scientifiche finora accumulate (N Engl J Med 2007 ; DOI:10.1056.nejme0707221).

"Innanzitutto, le statine come classe farmacologica possono non risultare efficaci nei pazienti con disfunzione sistolica del ventricolo sinistro su base ischemica che già ricevono una terapia medica ottimale basata sull’evidenza per lo scompenso cardiaco”, un gruppo in cui gli eventi ischemici sono globalmente meno frequenti rispetto ai pazienti arruolati nei primi studi clinici di prevenzione secondaria sulle statine. Inoltre, quegli studi di prevenzione secondaria hanno utilizzato principi attivi diversi dalla rosuvastatina, che potrebbe quindi non avere i medesimi effetti clinici positivi delle altre statine testate, nonostante il miglioramento significativo dell’assetto lipidico e dei parametri relativi all’infiammazione documentati nello studio CORONA. Infine, Masoudi ha ricordato anche che, in generale, “le statine possono non migliorare in maniera evidente la prognosi CV in una popolazione di età avanzata” come quella considerata nello studio CORONA, “evidentemente a rischio di significativi eventi patologici concomitanti”.

Lo studio è stato finanziato da AstraZeneca.

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