La prolusione del Presidente AHA
Vanno eliminate le discriminazioni nella sanità

D. Jones,
presidente AHA |
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In occasione del suo intervento di apertura delle Scientific Sessions 2007, il presidente dell’AHA Daniel Jones ha affermato che negli ultimi anni sono stati compiuti progressi decisivi nel trattamento delle patologie cardiovascolari, ma alcuni americani non hanno usufruito degli effetti positivi di questi cambiamenti, a causa di diseguaglianze dovute al sistema sanitario statunitense.
“Se è vero che negli Stati Uniti il bicchiere della sanità è mezzo pieno, vorrei che noi tutti dedicassimo qualche istante a riflettere sul mezzo bicchiere che è vuoto”, ha detto Jones nella prolusione al congresso 2007 tenutasi oggi. “Per rendere più esplicita questa metafora, direi che il bicchiere è evidentemente pieno per alcuni di noi – la maggior parte in questa assemblea – ma è quasi del tutto vuoto per molte delle persone che ci passano accanto ogni giorno”.
Jones ha identificato quattro tematiche su cui l ’American Heart Association dovrebbe impegnarsi in prima linea al fine di costruire una vita più sana per tutti: mettere in risalto con elevata priorità il tema della riduzione delle diseguaglianze in ambito sanitario, favorire progetti di ricerca su queste tematiche, chiedere con fermezza un impegno reale in questa direzione alle autorità competenti e ribadire l’importanza dell’implementazione di strategie preventive su tutta la popolazione.
Per esemplificare i concetti teorici fin qui espressi, il presidente AHA ha tracciato brevemente la storia di due pazienti – un uomo bianco anziano residente vicino a una grande città e una donna nera residente nel sud agrario. L’uomo ha beneficiato dei progressi della medicina per quasi 30 anni, dal momento che gli è stata diagnosticata un’ipertensione arteriosa all’età di 45 anni. La donna ha ricevuto la diagnosi di ipertensione arteriosa e diabete all’età di 24 anni e ha presentato un ictus a 38 anni; per l’invalidità conseguente a tale evento, si è dovuta trasferire presso una lungodegenza e la sua famiglia è andata in rovina a causa dei debiti legati alle spese mediche.
“Dobbiamo trovare il modo di ovviare a queste gravi diseguaglianze riguardo la prognosi delle malattie cardiovascolari in rapporto ad area geografica, razza, sesso e condizione economica”, ha sostenuto Jones. Che ha indicato negli organismi governativi deputati alla gestione della sanità e in organizzazioni di volontari gli strumenti per ridurre tali disparità in via del tutto prioritaria. “La strategia recentemente adottata dall’American Heart Association di valutare e misurare in termini oggettivi i nostri progressi verso l’eliminazione delle disparità nella gestione delle malattie cardiovascolari” – ha detto – “ci aiuterà ad andare avanti nel cammino verso l’obiettivo che ci siamo prefissi”.
“L’impegno a favorire la ricerca su queste tematiche ci aiuterà nella comprensione delle cause e dei meccanismi che sono alla base di queste diseguaglianze e ci suggerirà quindi le modalità più idonee per combatterli”, ha detto Jones, che ha quindi sottolineato come tutto ciò richieda investimenti continui in ricerca clinica e di popolazione, ma anche in ricerca di base.
Per quanto riguarda il terzo punto citato, vale a dire chiedere con fermezza un impegno reale in questa direzione alle autorità competenti, per Jones l’AHA deve essere leader nel richiedere un impegno concreto, nel senso di favorire la ricerca relativa alla riduzione delle disparità nell’ambito delle patologie cardiovascolari.
Anche il tema della prevenzione ha ovviamente la sua importanza al fine di ridurre le diseguaglianze in ambito sanitario. “Dobbiamo prevenire l’obesità sin dall’infanzia, dal momento che le evidenze scientifiche attuali suggeriscono che la prevenzione è la nostra unica vera arma per il trattamento dell’epidemia di obesità che si sta verificando nel mondo Occidentale”, ha detto Jones. “Alcuni studi hanno dimostrato che programmi ad hoc possono ridurre le disparità in patologie come l’ipertensione”, ha aggiunto.
“Sebbene le disparità in ambito sanitario costituiscano un problema, già il semplice riconoscimento dell’esistenza di questo problema costituisce un passo avanti ed è cruciale per creare le condizioni e le opportunità per superarlo”, ha detto Jones, che ha poi concluso: “Chiedo a ciascuno di voi di fare propria questa sfida scientifica e morale e di cogliere l’opportunità unica di impegnarsi in prima persona per eliminare le diseguaglianze nella gestione dei pazienti affetti da malattie cardiovascolari”.
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