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American College of Cardiology
56th Annual Scientific Session
New Orleans (Louisiana), 24-27 marzo 2007

27 marzo

CLINICAL TRIAL
Studio MERLIN: la ranolazina non ha un ruolo nelle SCA, ma è ora probabile l’indicazione di prima scelta nell’angina stabile

 

27 marzo (CongressoMedico) - Sulla base ai risultati dello studio MERLIN TIMI-36, presentato oggi all’ACC 2007, il nuovo farmaco antianginoso ranolazina non ha nessun ruolo nei pazienti con una sindrome coronarica acuta (SCA). Tuttavia, lo studio ha fornito dati rassicuranti circa il profilo di sicurezza della ranolazina nei pazienti con angina stabile.

La ranolazina è stata approvata nel 2006 negli USA per il trattamento del dolore anginoso, ma – dal momento che provoca un allungamento dell’intervallo QT – sono stati sollevati dubbi circa un suo possibile effetto proaritmico. Per questo, la ranolazina è stata considerata di seconda scelta, con indicazione nei pazienti che continuano a presentare angina nonostante il trattamento con un’altra classe di farmaci antianginosi. A seguito dei rassicuranti dati di sicurezza provenienti da questo studio, ci si aspetta che la ranolazina conquisti l’indicazione come farmaco di prima scelta nel trattamento dell’angina stabile.

 


D. Morrow, USA

Il ricercatore principale dello studio, il Dott. David Morrow (Brigham and Women's Hospital, Boston; USA) ha spiegato che lo studio MERLIN è stato condotto per valutare tre punti: “se la ranolazina abbia un ruolo nelle SCA, se questo agente abbia effetti di modifica della patologia di base nei pazienti stabili, e quale sia il suo profilo di sicurezza a lungo termine”. Sebbene i primi due obiettivi non siano stati raggiunti, lo studio − ha detto Morrow − “ha risposto con successo ai dubbi circa la sicurezza della ranolazina, mostrando l’assenza di trend sfavorevoli in termini di morte o aritmie e suggerendo che, se un effetto c’è, è piuttosto in senso antiaritmico”.

Lo studio ha arruolato 6560 pazienti con una SCA senza sopraslivellamento ST trattati tutti con la terapia standard e randomizzati a ranolazina vs placebo. La ranolazina veniva somministrata in infusione, con una dose di 200 mg nell’arco di un’ora, seguita da un’infusione di 80 mg/h fino a 96 ore. Si passava quindi al trattamento per via orale (1 g per due volte al giorno) per circa 12 mesi. “I risultati” ha detto Morrow, “hanno documentato l’assenza di differenze fra i due gruppi per quanto riguarda l’endpoint primario costituito da morte per cause cardiovascolari, infarto miocardico e recidiva di ischemia”. A un’analisi ulteriore, è stato rilevato che il farmaco non aveva effetti sulla morte per cause cardiovascolari e sull’ infarto miocardico: “in pratica non possiede proprietà di modifica della malattia, ma l’effetto antianginoso è stato confermato, con una riduzione significativa delle recidive di ischemia”. 

MERLIN: principali risultati di efficacia

Endpoint

Placebo (n=3281)

Ranolazina (n=3279)

Rapporto di rischio

p

Morte CV/recidiva di ischemia*

23,5

21,8

0,92

0,11

Morte CV/IM

10,5

10,4

0,99

0,87

Recidiva di ischemia

16,1

13,9

0,87

0,030


*Endpoint primario

I risultati relativi alla sicurezza hanno documentato l’assenza di differenze fra i due gruppi in termini di decesso per tutte le cause e di morte improvvisa cardiaca. Inoltre, è stata documentata una riduzione clinicamente significativa delle aritmie all’Holter cardiaco.

MERLIN: principali risultati di sicurezza

Endpoint

Placebo (n=3273)

Ranolazina (n=3268)

Rapporto di rischio

p

Morte - tutte le cause (n. di pazienti)

175

172

0,99

0,91

Morte improvvisa cardiaca (n. di pazienti)

65

56

0,87

0,43

Aritmie sintomatiche documentate (n. di pazienti)

102

99

0,97

0,84

Aritmie clinicamente significative all’Holter* (% di pazienti)

83,1

73,1

0,89

<0,001


* tachicardia ventricolare >3 battiti, tachicardia sopraventricolare >120 bpm, fibrillazione atriale di nuova comparsa, bradicardia <45 bpm, blocco cardiaco completo o pausa >2,5 s

Morrow ha così commentato: "Questi risultati sostengono la sicurezza della ranolazina in una popolazione molto più ampia rispetto ai gruppi di pazienti studiati in precedenza. Sono stati sollevati dei dubbi circa un eventuale effetto proaritmico, ma i nostri risultati suggeriscono in realtà l’opposto ,vale a dire che potrebbe avere un effetto antiaritmico. Ciò è stato suggerito anche da studi sperimentali e richiede una valutazione ulteriore in studi clinici futuri”. 


S. Yusuf, Canada

 

Il Dott. Salim Yusuf (McMaster University, Hamilton; Canada), che ha presieduto la sessione nella quale è stato presentato lo studio MERLIN, si è detto d’accordo sul fatto che i risultati dello studio supportano l’utilizzo della ranolazina nella malattia coronarica stabile. Continuando la propria campagna contro l’utilizzo dell’angioplastica nei pazienti con una coronaropatia stabile, ha concluso: “Effettivamente la ranolazina sembra efficace quanto le PCI per questa indicazione”.

 
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