Clinical Trial
VALIDD: la riduzione della pressione arteriosa
migliora
la disfunzione diastolica
25 marzo (CongressoMedico) –Un nuovo studio ha documentato che la riduzione della pressione arteriosa può migliorare la disfunzione diastolica perfino nei pazienti con ipertensione lieve.
Il trial Valsartan in Diastolic Dysfunction (VALIDD), presentato oggi al congresso 2007 dell’ACC, è il primo studio clinico randomizzato su larga scala disegnato per testare un provvedimento terapeutico per il miglioramento della funzione diastolica, valutata mediante nuove tecnologie Doppler non invasive. L’obiettivo primario dello studio era il confronto fra due regimi antiipertensivi (uno basato su un inibitore del sistema renina-angiotensina e l’altro basato su farmaci diversi) in termini di effetti sulla disfunzione diastolica in pazienti con ipertensione lieve. Se non è stata rilevata alcuna differenza fra questi due gruppi, nei pazienti appartenenti a entrambi i gruppi è stata documentata una riduzione sostanziale della pressione arteriosa, che di per sé è risultata associata con un miglioramento significativo della disfunzione diastolica.
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S. Solomon, USA |
Il ricercatore principale, il Dott. Scott Solomon (Brigham and Women's Hospital, Boston; USA), ha detto: “Il nostro studio ha ottenuto risultati significativi. La disfunzione diastolica costituisce un importante passaggio fisiopatologico fra l’ipertensione e lo scompenso cardiaco e colpisce circa la metà dei pazienti ipertesi. I pazienti portatori di una disfunzione diastolica presentano un aumento del rischio di sviluppare uno scompenso cardiaco, ma non esiste una terapia specifica per questa condizione. Lo studio VALIDD suggerisce che la riduzione della pressione arteriosa è il provvedimento più importante che possiamo prendere per i pazienti ipertesi che presentano una disfunzione diastolica e mostra che dobbiamo essere più aggressivi a questo riguardo perfino nei pazienti con valori pressori solo lievemente aumentati”.
Il Dott. Randall C. Starling (Cleveland Clinic, Ohio; USA), che ha presieduto la sessione di Late-Breaking Clinical Trials in cui sono stati presentati questi risultati, si è detto d’accordo. "Sebbene questo studio non documenti una differenza fra i due regimi farmacologici considerati, contiene comunque un importante messaggio per la salute pubblica” ha commentato.
Introducendo lo studio, Solomon ha notato che, “sebbene molti studi abbiano dimostrato che il trattamento dell’ipertensione possa comportare una regressione dell’ipertrofia ventricolare sinistra (IVS), l’effetto sulla disfunzione diastolica non è noto”. E ha aggiunto: “Esistono una montagna di pubblicazioni sulla funzione sistolica, mentre abbiamo informazioni davvero scarse sulla funzione diastolica, che costituisce comunque un’importante causa di scompenso cardiaco”. La recente messa a punto della tecnologia del Doppler tissutale (Dopper tissue-imaging) ci consente di quantificare la disfunzione diastolica facilmente in modo non invasivo, per cui dovremmo assistere alla comparsa di più studi in questo campo. Dal momento che l’inibizione del sistema renina-angiotensina (SRA) comporta benefici ulteriori oltre alla semplice riduzione della pressione arteriosa, come per esempio un maggior grado di riduzione della IVS e una riduzione della fibrosi miocardica, Solomon e colleghi hanno “testato l’ipotesi che la riduzione della pressione arteriosa con un inibitore del SRA migliori la funzione diastolica in misura maggiore rispetto alla riduzione della pressione arteriosa in assenza di inibizione del SRA”.
Nello studio, 482 pazienti di età superiore a 45 anni con una storia di ipertensione arteriosa e senza scompenso cardiaco, sono stati sottoposti a uno screening per la disfunzione diastolica mediante valutazione con Dopper tissutale delle velocità di rilasciamento del miocardio. I 384 pazienti con evidenza di disfunzione diastolica sulla base di ridotte velocità di rilasciamento lateralmente all’anulus mitralico (<10 cm/s per un’età di 45-55 anni; <9 cm/s in caso di età 55-65 anni; <8 cm/s per un’età >65 anni) sono stati randomizzati a una strategia di riduzione della pressione arteriosa basata sul sartano valsartan alla dose di 320 mg/die contro una strategia di riduzione della pressione arteriosa che non comprendeva nessun farmaco in grado di inibire il SRA per 38 settimane. Oltre al farmaco in studio, ai pazienti sono stati somministrati farmaci anche antiipertensivi standard, come diuretici, beta-bloccanti o calcioantagonisti, se necessario, con lo scopo di raggiungere una pressione arteriosa target di 135/80 mmHg in entrambi i gruppi di trattamento. Sono state messe a confronto le variazioni della disfunzione diastolica (misurate come velocità di rilasciamento diastolico) fra la base e 38 settimane.
I risultati “hanno documentato che i pazienti presentavano di base una pressione arteriosa solo lievemente aumentata” (una media di 144/86 mmHg) e che, dopo il trattamento, “si aveva una riduzione della pressione arteriosa superiore ai 10 mmHg in entrambi i gruppi di trattamento” ha detto Solomon. Che ha aggiunto: “Anche la funzione diastolica risultava migliorata in maniera significativa in entrambi i gruppi, nonostante che il miglioramento osservato nel gruppo in valsartan fosse di entità simile a quello osservato nel gruppo assegnato alla terapia antiipertensiva alternativa”.
La funzione diastolica come velocità del rilasciamento diastolico
Tempo e differenza |
Velocità del rilasciamento diastolico (cm/s), gruppo in valsartan |
Velocità del rilasciamento diastolico (cm/s), gruppo senza inibitori del SRA |
Di base |
7,5 |
7,5 |
Dopo 38 settimane di trattamento |
8,1 |
8,0 |
Variazione |
0,6 |
0,44 |
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Solomon ha poi sottolineato che, nonostante tutti i pazienti inclusi nello studio fossero ipertesi, sono risultate molto basse le incidenze di IVS (inferiore al 40%) e di modificazioni strutturali cardiache. “Pensavamo di osservare una maggiore prevalenza di IVS e di fibrosi miocardica e, se fosse stato così, avremmo potuto osservare un effetto più pronunciato nel gruppo in valsartan.”
“In questo studio abbiamo osservato l’effetto di un beneficio emodinamico, ma avremmo potuto osservare una differenza fra i due gruppi se la patologia presentata dalla popolazione in studio non fosse stata così benigna”, ha ipotizzato. “Abbiamo dimostrato che la riduzione della pressione arteriosa ha effetti positivi sulla funzione diastolica, ma la domanda se l’inibizione del SRA comporti un beneficio ulteriore resta senza risposta e andranno pianificati per questo studi ulteriori” ha aggiunto.
Solomon e colleghi stanno mettendo in cantiere un altro studio in pazienti con ipertensione più grave. Questo nuovo studio, noto come EXCEED, testerà un concetto leggermente differente rispetto al VALIDD, e cioè se una riduzione più aggressiva della pressione arteriosa migliori la disfunzione diastolica in misura superiore rispetto a una riduzione meno aggressiva. Entrambi i gruppi saranno trattati con l’associazione di valsartan e amlodipina, ma a dosaggi differenti tali da configurare una strategia più aggressiva e una meno aggressiva.
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