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67° CONGRESSO NAZIONALE della SOCIETÀ ITALIANA DI CARDIOLOGIA
Roma – Hotel Cavalieri Hilton
16-19 dicembre 2006

17 dicembre

Dalle Ande agli Appennini: la storia dei peptidi natriuretici
L’ANP contribuisce all’ipertrofia ventricolare nell’iperteso


M. Volpe, Roma

 

Il dosaggio ambulatoriale del BNP consente di diagnosticare lo scompenso e la sua gravità

I peptidi natriuretici rappresentano un marker predittivo di mortalità nello scompenso cardiaco, più sensibile della frazione d’eiezione e della classe funzionale. Ciò significa che, attraverso un semplice prelievo, anche il medico di famiglia può effettuare presso il suo studio, al costo di pochi euro, una diagnosi di scompenso e la stratificazione del rischio dei pazienti affetti da questa condizione. Il BPN si è dimostrato infatti non solo il più potente dei fattori predittivi ormonali ma anche di quelli emodinamici, quali la frazione d’eiezione o il diametro delle camere cardiache, nonché della classe funzionale del paziente, che fino ad oggi ha rappresentato la maniera migliore di stratificare il paziente scompensato.

“Il nostro suggerimento è dunque che, nei pazienti scompensati” ha affermato il Prof. Massimo Volpe, Direttore Cattedra e Unità Operativa Complessa di Cardiologia, II Facoltà di Medicina, Università “La Sapienza”, Ospedale Sant’Andrea, Roma, “il dosaggio dei peptidi natriuretici entri a far parte della routine clinica del cardiologo e del medico di famiglia”.

I livelli di peptidi natriuretici vengono ridotti solo da una terapia adeguata dello scompenso. In passato si è tentato di utilizzare delle sostanze in grado di mimare il ruolo compensatorio dei peptidi natriuretici o inibitori della loro degradazione metabolica ma questi prodotti non sono arrivati mai alla commercializzazione perché hanno dato una serie di problemi. Lo stesso mapatrilat, che qualche anno fa sembrava promettente sia nel campo dell’ipertensione che dello scompenso, a seguito della segnalazione di casi di angioedema non è mai arrivato sul mercato.

I peptidi natriuretici hanno una lunga storia che comincia negli anni ’50 del secolo scorso con la scoperta dei granuli endocrini all’interno delle cellule muscolari cardiache; successivamente l’individuazione di un ormone all’interno del cuore da parte di un ricercatore argentino, Adolfo De Bold ha dato il via a tutta la serie di scoperte nell’area dei peptidi natriuretici. “In questo lungo percorso” ha ricordato il Prof. Volpe, “ho avuto la fortuna di seguire i passi iniziali di questo filone di ricerca, ovvero la caratterizzazione fisiopatologica dei peptici natriuretici. Alla fine degli anni ’80 poi, insieme ad altri ricercatori abbiamo identificato il ruolo come marcatore di scompenso cardiaco del peptide natriuretico atriale (ANP), prima e del BNP (brain natriuretic peptide), in seguito.
La tappa più recente della ricerca dei peptidi natriuretici ha come sfondo gli Appennini e, in particolare, il laboratorio che dirigo insieme alla Prof.ssa Speranza Rubattu, nella struttura di Pozzilli (IRCCS Neuromed, Polo Molisano Università di Roma La Sapienza, Isernia). Qui abbiamo potuto dimostrare che una mutazione dell’ANP si associa alla comparsa di ipertrofia ventricolare”.

Questo lavoro, pubblicato di recente su Journal of the American College of Cardiology [Association of Atrial Natriuretic Peptide and Type A Natriuretic Peptide Receptor Gene Polymorphisms With Left Ventricular Mass in Human Essential Hypertension. J Am Coll Cardiol, 2006; 48:499-505] è stato anche oggetto di una breaking news alla SIC. “È questa una scoperta” ha proseguito il Prof. Volpe, “che apre la strada ad nuove aree di ricerca nei campi dell’ipertensione e dello scompenso. L’adattamento morfo-funzionale nello scompenso è anche uno dei fattori condizionanti la prognosi del paziente”.

Lo studio ha ricercato la relazione esistente tra alcuni polimorfismi di ANP, BNP e recettore di tipo A per il peptide natriuretico (NPRA) e struttura ventricolare sinistra nei pazienti ipertesi. Evidenze sperimentali suggerivano infatti un ruolo chiave del peptide natriuretico nella modulazione della massa cardiaca. Per verificare la presenza di questa relazione anche nell’uomo, 203 pazienti ipertesi sono stati sottoposti a studio ecografico mono- e bidimensionale; sono stati inoltre caratterizzati tre polimorfismi del gene ANP e un marker dei geni BNP e NPRA. I pazienti con una variante allellica del promoter del gene ANP sono risultati portatori di un aumento della massa ventricolare sinistra, dello spessore della parete posteriore e del setto ventricolare, rispetto al genotipo wild-type. È stata inoltre riscontrata un’associazione significativa tra le varianti genetiche del NPRA, l’indice di massa ventricolare sinistra e la presenza di ipertrofia settale. Questi risultati dimostrano dunque che il sistema ANP/NPRA contribuisce in maniera significativa al remodeling ventricolare sinistro negli ipertesi.

 
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