Microinfusori impiantabili
Verso il pancreas artificiale
Dal 1995, il registro francese EVADIAC (Evaluation du traitement du Diabète par Implants Artificiels [Valutazione del trattamento del diabete con impianti artificiali]) raccoglie i dati relativi all’efficacia e alla sicurezza dei microinfusori insulinici. Sono quindi dei dati a lungo termine, con un follow-up fino a 10 anni, quelli che sono stati presentati per la prima volta dalla Dott.ssa Pauline Schaepelynck-Belicar.
Tra il 1995 e il 2005 sono stati impiantati microinfusori insulinici in 181 soggetti affetti prevalentemente da diabete di tipo 1 (74 uomini e 107 donne). Erano per lo più pazienti con una prognosi sfavorevole, soprattutto per la gravità delle complicanze micro- e macrovascolari.
Le due principali indicazioni all’impianto erano l’instabilità glicemica con il trattamento utilizzato (microinfusori esterni nell’82,9% dei casi) e le ipoglicemie, severe o molto frequenti (rispettivamente nel 35,8% e 34,7% dei casi); un compenso glicemico mediocre ha rappresentato un’indicazione nel 18,4% dei casi.
Risultati incoraggianti
Complessivamente, la durata media del trattamento mediante microinfusore impiantabile era di 4,7+/-2,7 anni; la maggior parte dei soggetti del registro utilizzava ancora tali device. Durante il follow-up, 17 microinfusori hanno dovuto essere asportati definitivamente per motivi meccanici (blocco, n=5 ; scaricamento prematuro delle batterie, n=4) o legati al paziente (complicanze a livello della tasca d’impianto, n=5; incistamento iterativo del catetere, n=3).
Il passaggio a un microinfusore impiantabile ha consentito l‘ottenimento di un miglioramento rapido e durevole del compenso glicemico nella maggior parte dei casi. Nell’arco di un anno, l’HbA1C media si è ridotta significativamente da 7,9 a 7,6%. L’analisi dei 56 pazienti con un follow-up a 5 anni indica una riduzione dell’HbA1C da 8,1 a 7,5%.
Le valutazioni cliniche annuali indicano che questo miglioramento del compenso glicemico non si associa ad alcuna variazione del peso corporeo, ne’ a modificazioni dello stato delle complicanze. Questi incoraggianti risultati dovrebbero far dimenticare i rischi legati ai primi microinfusori impiantabili, fornendo un nuovo slancio a questa modalità terapeutica.
Figura 1 |
Figura 2 |
Figura 3 |
Microinfusori esterni e monitoraggio glicemico continuo
Dietro questo complicato argomento si profila l’ultima tappa della ricerca verso il pancreas artificiale. Consiste in un sistema interno di erogazione dell’insulina in relazione con il fabbisogno dell’organismo, rilevato attraverso il monitoraggio interno continuo della glicemia.

V. Fuster, USA |
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Il Dott. William Tamborlane, a Copenhagen, ha tracciato lo stato dell’arte delle diverse ricerche. Sebbene in questi ultimi anni siano stati realizzati enormi progressi tecnici, restano ancora due grossi scogli nei bambini e negli adolescenti: quello legato alle iperglicemie post-prandiali marcate, specie dopo la prima colazione, e quello delle ipoglicemie notturne asintomatiche (Boland E e coll. Diabetes Care 2001;24:1858-62).
Per cercare di limitare il problema delle «escursioni» post-prandiali della glicemia, l’équipe del Dott. Tamborlane ha concepito lo studio pilota presentato all’EASD 2006, che ha coinvolto 17 adolescenti con un diabete di tipo 1. Nove di questi ragazzi hanno ricevuto un sistema integrato classico comprendente un ricevitore esterno, dal quale i dati vengono trasmessi in radiofrequenza a un computer che li analizza, stabilisce attraverso un algoritmo la dose insulinica necessaria e trasmette tale informazione (mediante radiofrequenza) al microinfusore insulinico esterno (gruppo completamente automatizzato).
Gli altri 8 adolescenti hanno ricevuto un sistema identico, ma erano i pazienti a dover stimare il loro fabbisogno insulinico in funzione del contenuto di zuccheri di ciascuno pasto; il 35-50 % circa dell’insulina calcolata come necessaria veniva somministrata 15 minuti prima dei pasti, il resto distribuito secondo le istruzioni del sistema (gruppo ibrido semiautomatico). Questo stratagemma ha permesso di ridurre notevolmente le escursioni iperglicemiche post-prandiali, senza alterare il compenso glicemico notturno. I risultati di questo studio pilota suggeriscono che “la ricerca del Graal”, vale a dire la realizzazione di un’ansa chiusa per la regolazione glicemica attraverso la connessione di sensori intravascolari con un microinfusore insulinico impiantabile, forse, non è più un’utopia così lontana.
Un passo diverso verso il “pancreas artificiale” attraverso
un software innovativo
Nella sessione dedicata ai microinfusori è stato presentato un nuovo sistema che si avvicina ulteriormente all’anello chiuso. Si tratta di un software in grado di rendere “intelligente” il microinfusore. Finora il microinfusore era programmato come velocità basali e come boli in base a quanto suggerito dal medico e sulla base di algoritmi di variazione concordati con il paziente.
Il dispositivo, presentato a Copenhagen dalla Roche, va più in là: è un programma particolare che, inserito in un comune palmare, legge i valori glicemici rilevati dal glucometro, e in base ad essi “consiglia” la terapia da seguire.
Il paziente può così gestire meglio, e con maggiore consapevolezza, il suo infusore. Attraverso il palmare, il paziente può avere sempre disponibile un quadro completo del proprio andamento glicemico e prendere quindi le decisioni più opportune. Il software permette anche di registrare altre informazioni relative alla situazione clinica quali pressione arteriosa, presenza di corpi chetonici e valore di emoglobina glicosilata, così da avere un quadro completo.
Sono inoltre stati resi noti i risultati di uno studio effettuato negli USA (Università del Colorado) su 123 pazienti seguiti per sei mesi: l'uso del dispositivo, ha detto Satish Garg, del Barbara Davis Center della città di Aurora, "ha migliorato il controllo glicemico in tutti i pazienti, senza modificare significativamente i dosaggi di insulina". Il nuovo dispositivo potrebbe essere un passo avanti verso il miglioramento della qualità di vita.
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