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Digestive Disease Week 2006
Los Angeles, California, 20-25 maggio 2006

24 maggio

NAFLD
Uno studio correla obesità e insufficienza epatica (abstract)
Il legame fra diabete, obesità e sviluppo della NAFLD è noto; poco si conosce, invece, del possibile legame tra questi fattori e l’insufficienza epatica acuta

 

Alcuni ricercatori hanno rilevato che l’obesità può porre i pazienti affetti da insufficienza epatica acuta a maggior rischio di mortalità e di altre complicanze maggiori, secondo un nuovo studio presentato in data odierna alla Digestive Disease Week 2006. Il legame tra diabete e obesità, nello sviluppo della NAFLD (non-alcoholic fatty liver disease), è ben noto; poco si conosce, invece, del possibile legame tra questi fattori e l’insufficienza epatica acuta (IEA). I ricercatori del Massachusetts General Hospital e del National Institutes of Health-funded Acute Liver Failure Study Group hanno valutato tale legame, rilevando come sebbene l’obesità non sia più frequente nei soggetti affetti da IEA, i pazienti obesi o affetti da obesità patologica abbiano degli outcome significativamente peggiori in caso di IEA. L’IEA è una condizione clinica grave, nella quale una grossa quota del fegato sviluppa rapidamente un danno tale da impedire un corretto funzionamento della ghiandola, ponendo i pazienti a rischio di complicanze gravi e di morte.

Gli autori dello studio hanno valutato 572 pazienti affetti da IEA documentandone il BMI (l’indice di massa corporea), la prevalenza di diabete e gli outcome. Il numero dei pazienti obesi dello studio era in accordo con la prevalenza dell’obesità nella popolazione statunitense generale; il valore medio di BMI, tuttavia, era più elevato (28,8 versus 26,6) nei soggetti affetti da IEA che hanno avuto la necessità di un trapianto epatico o che sono deceduti. Inoltre, i pazienti obesi affetti da IEA avevano quasi il doppio della probabilità della necessità di trapianto o di morire, rispetto ai pazienti non obesi. Infine, i pazienti affetti da obesità avevano una probabilità di morire dopo trapianto epatico di oltre tre volte superiore, rispetto ai pazienti non obesi. Dal momento che molti di questi soggetti sono affetti da NAFLD, condizione che si è dimostrata in grado di compromettere la rigenerazione epatica, essi potrebbero avere delle capacità rigenerative o di recupero dall’IEA inferiori, rispetto ai controlli non obesi.

"Anche se l’obesità non costituisce un fattore di rischio per l’insorgenza dell’IEA, i pazienti affetti da insufficienza epatica acuta obesi hanno un rischio elevato di sviluppare complicanze maggiori e di morire”, ha affermato la Dott.ssa Anna Rutherford, autrice principale dello studio, del Massachusetts General Hospital. "I medici dovrebbero incoraggiare i pazienti a mantenere un peso normale, per migliorarne la salute e gli outcome".

 
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