NUOVE TERAPIE PER L’EPATITE C
Un nuovo inibitore delle proteasi per l’epatite C (abstract)
Un nuovo inibitore delle proteasi, usato in associazione con interferone pegilato e ribavirina determina una rapida riduzione dei livelli di HCV-RNA

S. Targan, USA |
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Un nuovo inibitore delle proteasi, usato in associazione con interferone pegilato (pegIFN) e ribavirina (RBV), ha determinato una rapida riduzione dei livelli di HCV-RNA. Uno studio “late-breaking”, presentato nel corso della Digestive Disease Week 2006, ha valutato la risposta antivirale e la sicurezza d’impiego del VX-950 in associazione a pegIFN e RBV nel trattamento dell’epatite C.
Il VX-950 è un inibitore delle proteasi appartenente a una nuova classe denominata STAT-C (Specifically Targeted Antiviral Therapies for HCV), che ha dimostrato una buona tollerabilità e un’azione al contempo rapida e potente in uno studio di 14 giorni in monoterapia, e in associazione a pegIFN in un altro studio di due settimane. Gli obiettivi di questo nuovo trial erano di valutare l’efficacia antivirale, il profilo di sicurezza e la farmacocinetica dell’associazione tra VX-950, pegIFN e RBV.
"In trattamento con gli standard di cura, i pazienti portatori del genotipo 1 dell’HCV ottengono una risposta virale prolungata in circa il 50% dei casi, che significa che per lo meno un altro 50% non ha una risposta” ha affermato l’autore principale dello studio, il Dott. Eric Lawitz (Alamo Medical Research, Texas, USA). "L’era dei nuovi farmaci è rivolta ai pazienti che non ottengono una risposta virale prolungata con le terapie standard. Il VX-950 è il primo inibitore delle proteasi a raggiungere questo punto dello sviluppo”. Lo studio è il primo ad associare RBV al VX-950 e al pegIFN. È anche la prima volta che un trattamento con VX-950 è stato esteso a 28 giorni, e che il farmaco è stato impiegato negli Stati Uniti.
Lo studio aveva arruolato 12 soggetti non trattati in precedenza (6 uomini e 6 donne), con un’infezione dal genotipo 1 dell’HCV e un’elevata carica virale basale di 6,5 logs all’inizio dello studio. Tutti i pazienti sono stati trattati con 750 mg di VX-950 ogni 8 ore, 1000–1200 mg di RBV al giorno e 180 microgrammi (mcg) settimanali di pegIFN. Al termine dello studio è stato proseguito un trattamento standard con pegIFN e RBV in tutti i soggetti. I dati relativi all’efficacia e alla sicurezza presentati si basavano su un’analisi ad interim di “end-of-dosing”, e su alcuni dati clinici di follow-up aggiuntivi. L’analisi farmacocinetica è ancora in corso.
Tutti i soggetti hanno mostrato una drammatica riduzione dell’HCV RNA nel corso del trattamento (Figura). La carica virale minima rilevabile era di 10 copie virali (IU) per ml; due soggetti hanno mostrato livelli virali indosabili dopo 8 giorni di trattamento, 3 livelli indosabili a distanza di 15 giorni, 9 dopo 21 giorni e 12 dopo 28 giorni. Il follow-up post-studio mostra come 11 soggetti abbiano ancora livelli virali indeterminabili a distanza di 12 settimane dalla ripresa del trattamento standard.
Figura. Tutti i soggetti hanno ottenuto una drammatica riduzione
dei livelli di HCV RNA nel corso del trattamento
L’associazione VX-950, pegIFN e RBV è stata ben tollerata; non si sono verificati eventi avversi gravi, ne’ sospensioni dovute ad effetti collaterali o riduzioni posologiche del pegIFN o della RBV durante i 28 giorni dello studio. Gli effetti collaterali più comuni sono riportati in Tabella.
Tabella. Gli effetti collaterali più comuni legati all’associazione farmacologica
Fattore |
n. soggetti |
% soggetti |
Sindrome influenzale
Astenia
Cefalea
Nausea
Anemia
Prurito
Depressione
Insonnia
Rash pruriginoso |
6
5
5
5
3
3
2
2
2 |
50%
41%
41%
41%
25%
25%
17%
17%
17% |
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"Questi dati confermano i rapidi e drammatici effetti antivirali del VX-950" ha affermato il Dott. Lawitz. "L’ottenimento di livelli indosabili di HCV RNA in tutti i soggetti nei 28 giorni di terapia rappresenta un risultato senza precedenti, con un farmaco sperimentale. Sebbene questi siano i primi passi del trattamento antivirale, i dati ottenuti potrebbero essere un’anticipazione del futuro. Un giorno potremmo avere tassi di risposta virale maggiori con una durata di terapia inferiore".
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