TRATTAMENTI BIOLOGICI NELLA MALATTIA DI CROHN
Lo studio PRECiSE: terapia con certolizumab nei soggetti affetti da malattia di Crohn
Uno studio a lungo termine relativo a un agente biologico
(abstract)

W.J. Sandborn, USA |
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Il più vasto studio a lungo termine relativo a un agente biologico utilizzato per il trattamento della malattia di Crohn ha dimostrato l’efficacia della molecola anti-TNF “certolizumab pegol” nell’induzione e nel mantenimento di una risposta e della remissione nei pazienti con malattia di Crohn da moderata a severa. Il certolizumab pegol è un frammento Fab PEGilato umanizzato dell’anticorpo monoclonale anti-TNFa. La pegilazione aumenta l’emivita del farmaco a 14 giorni, per cui può essere somministrato a cadenza bi-settimanale.
Studi precedenti avevano dimostrato l’efficacia del certolizumab pegol nell’induzione della risposta o della remissione nei soggetti affetti da malattia di Crohn, studiando tuttavia la molecola per un massimo di quattro settimane. "Questo è stato uno studio d’induzione a lungo termine unico" ha affermato il relatore, Dott. William J. Sandborn (Mayo Clinic, Rochester, Minnesota, USA). "Era previsto un endpoint a breve termine dopo sei settimane e un altro a lungo termine, dopo 26 settimane". Questo studio di fase III ha arruolato pazienti con malattia di Crohn attiva da moderata a severa, definita da un indice CDAI (Crohn's disease activity index) di 220-450 punti. I soggetti dello studio sono stati randomizzati a un trattamento con certolizumab pegol 400 mg per via sottocutanea o con placebo alle settimane 0, 2 e 4, e successivamente ogni quattro settimane fino alla 24a settimana. I pazienti sono anche stati stratificati in base ai loro livelli basali di proteina C-reattiva (PCR <10 mg/l o PCR >/=10 mg/l), e all’assunzione di steroidi o immunosoppressori al momento dell’arruolamento.
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Erano previsti due endpoint co-primari, che dovevano essere simultaneamente soddisfatti. Il primo era la risposta clinica (riduzione del CDAI >/=100 punti) alla settimana 6a nei pazienti con una PCR >/=10 mg/l; il secondo la risposta clinica alle settimane 6a e 26a. Erano endpoint secondari la risposta clinica nella popolazione globale e la remissione, definita da un CDAI </=150. Le variazioni dei livelli di PCR sono state rilevate sia nella popolazione con valori di PCR elevati, sia in quella globale.
Sono stati complessivamente randomizzati 662 pazienti, 329 al trattamento con placebo e 333 con certolizumab pegol. Tre pazienti sono stati esclusi dall’analisi in ITT (intention to treat) in quanto non erano stati sottoposti a una visita conclusiva per la valutazione dell’efficacia, o non avevano assunto una quantità sufficiente del farmaco. Il numero complessivo di pazienti compresi nell’analisi in ITT era di 328 per il gruppo placebo e di 331 in quello del certolizumab pegol; di questi, 156 del gruppo placebo e 146 del gruppo certolizumab avevano valori di PCR >/=10 mg/l.
"I pazienti del gruppo certolizumab pegol con una PCR >/=10 mg/l hanno avuto una risposta significativamente migliore al trattamento, rispetto a quelli che avevano assunto il placebo" ha affermato il Dott. Sandborn. Le risposte alle settimane 4, 6 e alle settimane 6 + 26 sono state significativamente maggiori (p<0,05) per il certolizumab pegol versus placebo nel gruppo con valori elevati di PCR e nella popolazione globale (Figura 1 e Figura 2). La remissione è stata significativamente superiore per il certolizumab, rispetto al placebo, alla 4a settimana nel gruppo con valori elevati di PCR e alle settimane 4a e 26a nella popolazione globale (p<0,05). I livelli mediani di PCR erano significativamente più bassi nel gruppo certolizumab pegol rispetto a quello del placebo alle settimane 6a e 26a (p<0,01; variazioni rispetto al valore basale). I vantaggi del trattamento con certolizumab pegol sono stati consistenti per tutti i sottogruppi.
Figura 1: risposta clinica (100 punti) e remissione nei pazienti con PCR >/= 10 mg/l
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Figura 2: risposta clinica (100 punti) e remissione nella popolazione ITT globale.  |
Il farmaco è risultato complessivamente ben tollerato; gli effetti collaterali gravi sono stati rari, e distribuiti uniformemente tra i gruppi di trattamento.
"L’efficacia del certolizumab pegol nella malattia di Crohn viene chiaramente dimostrata sia a breve sia a lungo termine, e riteniamo che costituisca un’integrazione importante all’armamentario dei farmaci disponibili per questa malattia" ha concluso il Dott. Sandborn.
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